Una violenta piena ha colpito il distretto nepalese di Rasuwa e l’area tibetana di Gyirong. Distrutti villaggi, strade, ponti e infrastrutture; almeno 384 persone risultano ancora disperse.
AGGIORNAMENTI delle h 23.00 italiane:
– il conto delle vittime è salito a 157 – quasi 600 o dispersi;
– la causa sembra essere il crollo improvviso di una lingua di ghiacciaio di almeno 10 milioni di metri cubi di ghiaccio.
Una violenta piena improvvisa ha colpito nella mattinata di oggi, mercoledì 26 agosto le aree himalayane al confine tra Nepal e Tibet, provocando vittime, centinaia di dispersi e ingenti danni a villaggi, strade, ponti e infrastrutture.
L’area più colpita è il distretto nepalese di Rasuwa, lungo il sistema del Lhende Khola-Bhote Koshi, nei pressi del confine con la Cina. Particolarmente gravi le conseguenze a Timure, Syabrubesi e nei centri vicini al valico di Rasuwagadhi, dove la piena ha devastato insediamenti, aree commerciali e infrastrutture di collegamento.
Sul versante tibetano, l’evento ha interessato l’area di Gyirong, importante punto di collegamento terrestre tra Tibet e Nepal. Frane e colate di detriti hanno interrotto strade, comunicazioni e collegamenti elettrici.
Una possibile origine glaciale e geomorfologica
La dinamica dell’evento è ancora in fase di ricostruzione. Le prime informazioni indicano che una massa di roccia e detriti potrebbe avere ostruito il Lhende Khola, provocando una rapida immissione d’acqua e detriti nel sistema fluviale che attraversa il confine tra Tibet e Nepal. Le autorità nepalesi stanno ancora verificando l’esatta origine dell’evento.
Tra le ipotesi considerate figura quella di una valanga o di una frana in territorio tibetano, capace di creare temporaneamente un’ostruzione e di provocare successivamente un’ondata di piena. È stata inoltre segnalata la possibilità che un terremoto di magnitudo 4,4 abbia contribuito all’innesco della frana o della valanga. Si tratta tuttavia di una relazione ancora in fase di accertamento e non va presentata come causa definitiva della catastrofe.
Danni gravissimi alle infrastrutture
La piena ha provocato danni estesi lungo il corridoio montano tra Rasuwa e il confine cinese. Le aree di Timure e Syabrubesi risultano tra le più gravemente colpite. Sono stati danneggiati o distrutti edifici, mercati, ponti, strade, posti di polizia, strutture doganali e infrastrutture energetiche. Anche il collegamento con il valico di Rasuwagadhi è stato pesantemente compromesso, con conseguenze importanti per una delle principali vie terrestri di collegamento tra Nepal e Tibet. Numerosi impianti idroelettrici presenti lungo il corso del Bhote Koshi e nelle vallate circostanti risultano inoltre coinvolti. La reale entità dei danni alle infrastrutture energetiche è ancora in fase di valutazione.
Vittime e dispersi: il bilancio continua a evolvere
Il bilancio resta provvisorio. Gli ultimi aggiornamenti disponibili indicano 95 vittime confermate. Le operazioni di ricerca e soccorso sono tuttavia ancora in corso e le autorità avvertono che il numero potrebbe aumentare. Particolarmente preoccupante è il numero delle persone non ancora rintracciate. Il Nepal Tourism Board ha comunicato che 384 viaggiatori risultano al momento fuori contatto, tra cui 291 cittadini stranieri e 93 nepalesi. La lista è preliminare ed è ancora oggetto di verifica. Tra le persone non rintracciate figurano turisti e pellegrini diretti verso aree dell’Himalaya e verso il Tibet, oltre a lavoratori e personale impegnato nelle infrastrutture della regione.
Soccorsi difficili e rischio di nuove piene
Le autorità nepalesi hanno mobilitato Nepal Police, Armed Police Force e Nepal Army per le operazioni di ricerca, soccorso ed evacuazione. Le operazioni sono rese particolarmente difficili dalla distruzione delle strade e dei ponti, dalle comunicazioni interrotte e dalle condizioni meteorologiche. In alcune delle aree maggiormente colpite gli elicotteri hanno incontrato difficoltà a operare a causa dell’elevato livello delle acque. Il rischio, inoltre, non è ancora necessariamente terminato. Le autorità hanno segnalato la possibile presenza di un’ostruzione a monte del Lhende Khola e il conseguente pericolo di una nuova ondata di piena. Gli abitanti delle aree lungo il Bhote Koshi e i corsi d’acqua a valle sono stati invitati a spostarsi verso zone più sicure e a mantenere alta l’attenzione.
Un evento che riguarda anche il mondo outdoor
La catastrofe interessa una delle aree himalayane più importanti per trekking, alpinismo e turismo d’alta quota. Il distretto di Rasuwa comprende infatti l’accesso al Langtang e a numerose aree montane frequentate da escursionisti e viaggiatori internazionali. Il corridoio verso Rasuwagadhi rappresenta inoltre un importante collegamento terrestre tra Nepal e Tibet.
L’evento mostra ancora una volta quanto rapidamente una dinamica sviluppatasi in ambiente montano possa trasformarsi in una piena distruttiva a valle. Frane, valanghe, instabilità dei versanti e possibili fenomeni legati alla dinamica glaciale possono produrre effetti a cascata lungo intere vallate himalayane, mettendo a rischio comunità locali, viaggiatori e infrastrutture.
Per il mondo outdoor, la tragedia rappresenta anche un nuovo richiamo alla necessità di monitorare con attenzione le condizioni ambientali e l’accessibilità delle vallate himalayane dopo eventi estremi.
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