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3 dicembre 2015

Cult · in evidenza · Interviste · action · Alessandro D'Emilia · Armin Holzer · Interviste · slackline

ARMIN HOLZER E ALESSANDRO D’EMILIA: "La slackline ci ha restituito la libertà di vivere la montagna"

Abbiamo intervistato Armin Holzer e Alessandro D’Emilia, gli highliner che hanno incantato il pubblico del TEDxTrento raccontando come abbiano (ri)scoperto la montagna attraverso la slackline. Una bellissima testimonianza di sport, vita e amicizia.

Sabato 28 novembre a Trento si è tenuto TEDxTrento, l’evento basato su un format internazionale che si struttura attraverso interventi di 13 minuti sul palco da parte degli speaker. Tema di questo TED era “il coraggio di osare” e, fra i protagonisti, Armin Holzer (che avevamo già intervistato) e Alessandro d’Emilia hanno tenuto un talk dal titolo “Sospesi nel vento” nel quale hanno illustrato la loro passione per la slackline. Il nostro Andrea Bonetti li ha intervistati.

 

Ragazzi, voi siete nati e cresciuti in montagna eppure dite di averla (ri)scoperta attraverso la slackline. Armin, in che senso?

Siamo stati molto fortunati nel poter spendere la nostra gioventù in montagna. Aver tutta questa natura, queste montagne questo ambiente sano davanti per imparare mille attività, mille modi di vivere la montagna. Anche grazie ai miei genitori che non mi hanno mai fermato, che non mi hanno mai detto “no tu non puoi fare questo”, anzi mi hanno sempre motivato. Tante volte mio padre per farmi un regalo mi ha preso un paio di guanti nuovi, o qualcosa che mi serviva per fare il mio sport, ed ero la persona più felice. La montagna però è molto bella ma ti può anche togliere tanto: ti può togliere la vita, di puoi far male, e per noi è successo così.

A te cosa ha tolto?

Mi sono fatto molto male all’anca, al femore e al ginocchio, e il dottore mi ha detto “riuscirai di nuovo a fare un po’ di sport ma non riuscirai sicuramente a fare tutto quello che facevi prima, scalare sciare e così”; per me si è rotto tutto il mondo. Sono stato male per mesi, non riuscivo ad alzarmi, ero depresso, non volevo più vivere. Nella fase di riabilitazione poi ho scoperto la slackline, questa fettuccia che mi faceva di nuovo sorridere. All’inizio non riuscivo più a camminare e a far niente, e prima di togliere le stampelle e a camminare su un terreno fisso ero riuscito a muovermi sulla slackline. Cercavo una libertà ritrovata. Mi ha fatto di nuovo correre, camminare e questa cosa l’ho portata avanti e ha cambiato tutta la mia vita, portandomi fin qui a parlare al TEDxTrento.

Alessandro, generalmente gli sport in montagna sono action, velocità, performance, prestazione. In questo caso invece sembra che sia la lentezza, la capacità di assaporare l’ambiente, che sta alla base della slackline. E’ davvero così?

Sicuramente la slack non è competitiva, o comunque lo può essere sotto diversi punti di vista, e quindi quello che anche noi ridendo ogni tanto ci diciamo è che noi non vogliamo essere gli highliner più forti ma magari vorremmo diventare quelli più “vecchi”, portando cioè questa passione in vita il più possibile. Non mollare mai, e andare sempre oltre, ma comunque non troppo e sapere rispettare i limiti, e dei posti in cui sei. Personalmente su questo aspetto la slack mi ha insegnato tanto perché ero abituato magari ad andare ad arrampicare, svegliarsi presto e tornare magari prima del temporale, mentre con la slack ti porti uno zaino più grande, qualche strato in più,e puoi stare anche fuori a dormire. Anche mentalmente ti porta ad organizzarti meglio, a prevedere magari cosa potrebbe succedere e quindi a vivere la montagna non in velocità ma seguendone tutte le sue sfumature, colori, tramonti, momenti in compagnia degli amici.

La compagnia, in effetti, sembra essere la caratteristica degli slackliner…

Sì. Voglio aggiungere una cosa visto che Armin prima ha accennato ai genitori. Il loro apporto è sicuramente importante, ma io posso dire che una parte importante è sicuramente quella dell’avere un amico come lui. Per me questo è stato quasi più fondamentale, perché i genitori ti aiutano, ti spingono, ma alla fine le cose le vai a fare non con i tuoi genitori no? Le idee vanno sviluppate con chi ti fidi e portate avanti, credere in quei progetti che nessuno aveva mai provato a fare prima. Tra gli amici deve esserci una chimica, un’alchimia fondamentale.

A proposito, come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti praticamente attraverso la slack e attraverso essa la nostra amicizia è aumentata sempre di più.

Ale, un consiglio a chi vede la slack, se ne innamora e vuole iniziare a praticarla domani mattina?

Fidati che, almeno a me ha cambiato la vita verso tante cose che proprio non mi sarei mai aspettato. Probabilmente sarebbe successo anche a fare altro, però è arrivata la slack quindi non è solo il saper quello che vogliamo magari o quello che non vogliamo, ma il saper riconoscere anche quando arriva. E’ un po’ ritrovare come dicevi te prima, una libertà che magari ti eri tolto e la stai riscoprendo, però devi esserne consapevole.

Tu cosa dici Armin?

Abbiamo suggerito all’inizio dell’intervista che la slack sembra più uno sport che ti fa rilassare: in realtà è solo una sensazione, anche se noi iniziammo a fare questa slack non perché volevamo inseguire performance, fare dei record o essere più bravi, ma abbiamo iniziato questa slack come terapia.

Terapia? In che senso?

Perché è un’arte di muoversi che mi porta a riflettere anche quando sono lassù in montagna. In questi posti che per alcune persone vengono considerati decisamente estremi, riesco a rilassarmi e a riflettere, e nella società in cui viviamo dove ci sono le guerre in giro e tutto, ci sembra che dalla prima guerra mondiale o anche da prima le persone non abbiano imparato niente, e devo dire che quando siamo lassù riusciamo proprio a staccare.

Citando Walter Bonatti, insomma, “più in alto sali, più lontano vedi”…

Per noi è proprio così.

 

Andrea Bonetti – MountainBlog.it

 

Riguardate la video intervista che Mountain Blog aveva fatto ad Armin:

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