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18 Marzo 2013

Senza categoria · British Columbia · Canada · freeride · Marco Tomasello · Mount Baker · Nord America · Revelstoke · Whistler

CANADA Freeride trip

Dopo la positiva esperienza dell’anno scorso, quest’inverno scelgo ancora la famosa “powder” della British Columbia come meta del mio freeride trip. Questa volta il gruppo è 100% siculo, a farmi compagnia ci sono Beppe e mia sorella (entrambi maestri di sci) e Luigi (accanito scimmiato Etneo).

Dopo i soliti infiniti controlli alla dogana ecco la solita domanda che mi sento ripetere ogni volta che vado a sciare in Nord America: Why you came skiing in Canada?? E quando mi azzardo a rispondere che sono un drogato di polvere sono già prontiad ammanettarmi salvo poi rettificare che mi piace la polvere che cade dal cielo e non quella che si respira!

Da Vancouver iniziamo il nostro viaggio verso la nostra prima meta: Whistler.

Qui ci attendono nel loro bellissimo chalet Janet e Joris,in apparenza una tranquilla coppia di ultrasessantenni ma una volta che si mettono gli ai piedi diventano dei pazzi furiosi, incarnano in Pieno lo spirito degli “ski bum” una vita dedicata allo sci e alla montagna!

Dopo un primo giorno di riscaldamento (per modo di dire visto che dopo appena una pista iniziamo a scarpinare verso il ghiacciaio di Blackcomb alla ricerca di qualche first track dato che i fuoripista vicino agli impianti sono tutti tracciati) ci “regaliamo” una giornata di heliski nelle vicine montagne di Raimbow Mountains, anche se la neve non è sempre super polverosa il paesaggio è veramente mozzafiato:ghiacciai immensi e discese in mezzo a pini e cedri giganti, peccato che mia sorella a fine escursione abbia un incontro ravvicinato con uno di questi pini che la costringerà a rinunciare a sciare per il resto della vacanza.

Salutiamo i nostri amici Canadesi e ci diamo appuntamento a Revelstoke nei giorni successivi, la nostra prossima meta è una delle mie stazioni preferite: Mount Baker.

In questo piccolo paesello composto da un pub dove si suona un giorno si e l’altro si musica country, uno ski shop, un surf shop, una parrucchiera che lavora dentro una roulotte, una stupenda panetteria e un ottimo ristorante italiano le parole d’ordine sono: Peace, Love e Powder, un vero concentrato di Hippy e freerider incalliti!

Ad ospitarci questa volta ci sono Jeanni e Tom una coppia di cari amici di origine italiana e genitori di Maria e Lukas due tra i più forti snowboarder al mondo.

Il giorno dopo abbiamo appuntamento con Smoky, un pazzo furioso che ci traina con la sua motoslitta con una serigrafia piena di teschi per un bel pezzo dentro il bosco risparmiandoci un po di fatica per la nostra lunga scialpinistica che ci porterà quasi in cima al vulcano (estinto) di Mount Baker, dopo 4h di salita siamo ricompensati da una vista meravigliosa che spazia fino all’oceano. La discesa non è da meno, un bel ripido canalone e tante prime tracce da fare in una neve super polverosa.

Dopo una serata di balli scatenati a suon di musica country al pub di Glacier salutiamo Jeanni e Tom e partiamo alla volta di Revelstoke.

Il paese ospita una delle comunità italiane più grosse del Britsh Columbia venute qui negli anni 50 per costruire la ferrovia, anche qui l’aria che si respira è molto Peace e Powder ma negli ultimi anni ha forse perso un po’ del suo “soul spirit” anche a causa della costruzione di nuovi impianti e infrastrutture.
Dopo esserci ritrovati con Janet e Joris la sera andiamo a bere una birra al “Idiot Village” un pub
molto originale frequentato dai freerider locali dove ci aspetta John Falkner, un mio vecchio amico e una leggenda del telemark.

L’indomani andiamo alla scoperta del comprensorio, in coda agli impianti conosciamo Emanuele un altro girovago malato di polvere che ha trovato lavoro nella stazione. Dopo qualche run di riscaldamento sci in spalla iniziamo la salita verso il Mcdaddy la mitica cima di Revelstoke dove una settimana prima si era svolta la prima tappa del Freeride World Tour.La polvere non è tanta ma ci buttiamo dentro un bel canalino ripido che ci dà una bella scarica di adrenalina.

Il giorno successivo decidiamo di allontanarci dal comprensorio e partiamo per una bella scialpinistica nelle vicine cime delle 4 fingers,si parte in mezzo alla nebbia ma appena prima di arrivare in cima la nebbia lascia il posto a un mare di nuvole da

dove emerge fuori il mount MacDaddy e in lontananza le Rocky Mountain, anche qui riusciamo a trovare delle prime tracce da fare peccato che nella seconda metà del canale ci rituffiamo in una nebbia fittissima che ci porta di nuovo ad un incontro ravvicinato con i famosi pini Canadesi, ancora una volta constatiamo che gli alberi in Canada non si muovono!

L’ultimo giorno di sci in Canada è il Big Day!
Partiamo di buon ora da Revelstoke con il furgone stile A-team di Janet e Joris in direzione Roger Pass, uno dei più grossi parchi naturali del British Columbia niente impianti e infrastrutture ma solo una serie infinite di ripide cime e boschi a perdita d’occhio che fanno di questo luogo un paradiso per il freeride backcountry.
Dopo aver pagato il permesso ed esserci registrati al centro informazioni iniziamo la nostra lunga scialpinistica.

Le gambe cominciano ad essere stanche ma l’immensità di questo luogo mi mette addosso una carica d’energia che mi permette di tirare ancora per una giornata.

Iniziamo in leggera salita in mezzo al bosco ma dopo qualche centinaio di metri di dislivello la salita s’impenna vertiginosamente e con fatica riusciamo a girare i nostri sci super fat .

Io Peppe e Luigi imprecando e con un gran fiatone riusciamo finalmente a superare questo bosco verticale dopo appena un minuto arrivano Janet e Joris con un gran sorriso stampato in faccia e senza un minimo segno di fatica ci chiedono: ”Are you tyred??!”

Arriviamo in cima stremati ma basta volgere lo sguardo oltre le punte degli sci verso questa linea infinite di montagne ripide e selvagge per rinfrancarsi dalla fatica. In cima abbraccio i miei mitici compagni di viaggio Beppe e Luigi e mi rammarico solo che non ci sia mia sorella con noi,non avrà goduto dei nostri stessi paesaggi e delle nostre sciate in polvere ma è riuscita lo stesso a comprendere in pieno la vera filosofia del freerider nordamericano qualcosa che va aldilà del semplice concetto di sciare in fresca ma che diventa più una filosofia di vita.

Ora solo un lungo e immacolato canalone mi divide dal mio ritorno in Francia e dai miei turisti inglesi che ancora per centinaia di volte mi chiederanno stupiti “Can you ski in Sicily??”.

Un grosso ringraziamento a Janet e Joris che ci hanno ospitati e guidati a Whistler, a Tom e Jeanni che ci hanno ospitati, guidati e nutriti a Mount Baker, ai miei compagni di viaggio Beppe,Luigi e Valentina e Nordica, Eider e Millet per il supporto tecnico

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