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30 novembre 2015

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HERVE' BARMASSE A MOUNTAINBLOG: "Reality e film hollywoodiani? La montagna è fatta di storie"

Hervé Barmasse, intervistato da MountainBlog a margine della presentazione di PlayAlpinismo, parla del cinema di alpinismo, dei grandi film e dei nuovi linguaggi come il reality show Monte Bianco. Gli sarà piaciuto? Scopritelo nell’intervista di Andrea Bonetti.

barmasse

A margine della presentazione di PlayAlpinismo, la piattaforma on demand della Gazzetta dello Sport dedicata al cinema di alpinismo che viene inaugurata oggi, il nostro Andrea Bonetti ha fatto una chiacchierata con Hervé Barmasse sui linguaggi visivi dedicati alla montagna. Film tradizionali, clip, blockbuster hollywoodiani e addirittura reality. Come sta cambiando l’alpinismo sui grandi e piccoli schermi? Ecco la nostra intervista.

 

Hervé, come è cambiato il linguaggio del cinema di alpinismo negli ultimi anni?

Il linguaggio visivo è cambiato prendendo spunto dal grande cinema internazionale. Nel corso degli ultimi anni, se analizziamo i filmati si è passati dal gesto atletico, dalla paura e dal rischio al raccontare vicende umane. Red Bull stessa, ultimamente, punta a raccontare una storia tornando per certi versi alle origini della narrazione alpinistica. Le persone amano le storie vere, quelle nelle quali possono immedesimarsi e ritrovarsi attraverso ciò che vedono.

Il cinema di alpinismo, in fondo, non è solo scalare montagne…

Esatto. I grandi festival di montagna ci raccontano, e premiano, storie che vanno al di là della grande impresa; si parla del volo in montagna, della pesca in montagna, di chi la montagna la abita. Il mondo della montagna va oltre l’impresa sportiva o la scalata: può essere anche una storia di cultura della montagna, con protagonista un allevatore che la vive come ambiente nel quale è nato e con il quale si rapporta quotidianamente.

Però è chiara la tendenza di aprirsi al grande pubblico e, di conseguenza, di esporsi alle critiche.

Sì. Se pensiamo ad un film come Everest (2015) in quel caso si racconta, nella tradizione di Hollywood, una storia vera che viene riportata magari non con tutte le sfumature ma comunque con un linguaggio comprensibile. Non rappresenta magari i fatti in maniera estremamente rigorosa ma la storia c’è ed è quella che, alla fine, funziona. Riguardo al reality Monte Bianco, invece, io non sono così convinto sia stato fatto un passo in avanti ma al contrario si è andati indietro: poteva essere una bella occasione per mostrare un certo tipo di montagna, invece ne è stata fatta vedere un’altra.

Eppure i produttori hanno detto che la mission di Monte Bianco è promuovere la montagna al “pubblico dei reality”, quelli di Pechino Express o dell’Isola dei Famosi per intenderci.

Certamente i reality possono essere belli o brutti a seconda dei gusti delle persone che li guardano. Ci si concentra molto sulle critiche che vengono mosse però non si sottolinea come le persone che vengono criticate rispondano, a volte magari in maniera anche un po’ sgarbata. Il reality Monte Bianco non credo vada giudicato e non va nemmeno visto come una profanazione di un “luogo sacro”. Non è che in montagna tu non puoi fare delle cose mentre su un’isola sì. Secondo me si poteva fare di meglio ma è semplicemente il mio parere; se uno lo ritiene una grande figata, io lo rispetto. Ognuno ha il proprio metro di misura per ritrovarsi in una montagna in cui crede o in cui non crede.

 

Andrea Bonetti – MountainBlog.it

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