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26 Ottobre 2010

Alpinismo e Spedizioni · action · Alpinismo e Spedizioni · Daniele Nardi · SALEWA · Alpinismo e Spedizioni · Vertical

LA DIRETTISSIMA ALLO JAGERHORN

Daniele Nardi, l’atleta di Sezze Romano, in provincia di Latina, nel corso del weekend è stato protagonista di un’altra affascinante e impegnativa impresa sulla parete nord-est del Gruppo del Monte Rosa. Il rischio di un principio di congelamento delle dita di un compagno di cordata, ha consigliato l’intervento del Soccorso Alpino, ma ciò nulla ha tolto alla bellezza dell’impresa.

«Voglia di alpinismo, di fatica, rischi ma soprattutto emozioni. Retorica per chi è stanco di sentire parlare e leggere di avventure in montagna, parole ben nitide e comprensibili per chi vive ancora di questi sogni di verticalità». Il racconto dell’ultima impresa di Daniele Nardi ha inizio con le parole del suo compagno di avventura, Giovanni Pagnoncelli. Parole piene di passione per la montagna e lo sport. L’idea di affrontare una nuova via che verticalmente scende dalla vetta dello Jagerhorn è venuta proprio a Giovanni durante una giornata di piccozze e ramponi sul Ghiacciaio di Belvedere.

L’entusiasmo di Giovanni coinvolge subito Daniele Nardi e Ferdinando Rollando, Guida Alpina della Valle d’Aosta, e il terzetto decide di affrontare la via il 22 ottobre, in una finestra di quarantotto ore tra i venti tempestosi prima e l’arrivo successivo di una perturbazione.
Partenza da Macugnaga e arrivo al bivacco Belloni dove il gruppetto passa la notte. Al primo bagliore mattutino Daniele, Giovanni e Ferdinando sono pronti ad attaccare la via, l’altimetro segna qualche metro oltre i tremila, quasi mille metri li separano dal punto di arrivo.
Difficoltà complessiva TD+, 950 m. di dislivello, 60° su neve, 70/80° con tratti a 90° su ghiaccio, diversi tiri di misto fino al 5, una ventina di tiri di corda, un chiodo lasciato dopo il terzo grande risalto di ghiaccio, 12 ore.

Dettagli tecnici dell’analisi al rientro dalla salita, dati che raccontano una parete complessa e affascinante. La via risale l’evidente colatoio che dalla vetta scende sul Ghiacciaio del Piccolo Fillar. È l’unica via logica di salita della Parete NE, principale parete dello Jägerhorn, delimitata dal crestone dello Jägerrucken (E), salito nel 1867 e dalla cresta NE salita nel 1965.
Si attacca dal Ghiacciaio del Piccolo Fillar e si attraversa nel mezzo la parete con tre grandi risalti di ghiaccio, intervallati da diversi saltini e tratti di collegamento di nevai ripidi. Il secondo risalto è stato salito in uscita su misto difficile, per la poca consistenza del ghiaccio, sempre ottimo negli altri tratti verticali. La parte terminale, meno ripida, si è svolta su tiri di misto e neve inconsistente. L’uscita all’intaglio fra le due punte, per gli ultimi 100 m, si è svolta sullo Jägerrucken.

Le condizioni di forte freddo e di vento in cresta rischiano di causare un principio di congelamento alle dita dei piedi di Ferdinando Rollando. Il giorno seguente il gruppo decide di chiedere l’intervento dell’elicottero del 118 per evitare il peggioramento delle condizioni delle dita. A causa della precaria situazione meteorologica il Soccorso Alpino decide di evacuare tutta la cordata. I medici hanno poi accertato che il problema ai piedi di Ferdinando non era un principio di congelamento, ma un danno (facilmente curabile) dei nervi delle dita.

«Se qualcuno avesse già salito questa linea ci auguriamo che l’abbia chiamata “Direttissima“» concludono così il loro avvincente racconto i tre ragazzi. Un ringraziamento speciale al Soccorso alpino di Macugnaga, l’ospedale di Borgosesia e il CTO di Torino.

Per maggiori informazioni: www.salewa.it

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