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26 novembre 2015

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LO SFOGO DI SIMONE MORO CON MOUNTAINBLOG: "La montagna è una forma di libertà. Invece di criticare, fate alpinismo!"

playalpinismo

Simone Moro si toglie qualche sassolino dalla scarpa dopo “Monte Bianco” nell’intervista con il nostro Andrea Bonetti a margine della presentazione di PlayAlpinismo della Gazzetta dello Sport.

Milano, 23 novembre 2015. Nella sala Dino Buzzati del Corriere della Sera, in via Solferino, viene presentato PlayAlpinismo (qui il sito), il canale on demand della Gazzetta dello Sport dedicato al cinema di alpinismo (qui trovate tutte le informazioni in merito). Fra gli ospiti d’onore, l’alpinista Simone Moro è intervenuto con la verve che gli è consueta per presentare i progetti ai quali si sta dedicando e si è tolto qualche sassolino dalla scarpa nell’intervista con il nostro Andrea Bonetti:

 

Simone, il linguaggio del cinema di alpinismo sembra essersi evoluto in questi ultimi anni. Meno film, più clip e tanta azione. Eppure resta forte il bisogno di raccontare.

Il primo grande cambiamento innanzitutto è che comincia a non essere più un tabù raccontarsi. Per troppi anni l’alpinismo ha convissuto, purtroppo, con il fatto che se qualcuno parlava non veniva apprezzato; veniva accusato di svendere un mondo che è solo di valori. Questo mondo è sì “di valori”, ma non solo di valori; deve anche e soprattutto ispirarti, quindi è fondamentale sapersi raccontare. Oggi sono cambiati sia gli alpinisti che la tecnologia e parlare di montagna non è più visto come una bestemmia, né risulta complicato.

Bene allora che nasca una piattaforma come PlayAlpinismo, no?

Questo canale è il paese dei balocchi per chi vuole soddisfare la propria voglia di contenuti. Speriamo che a questo canale arrivino anche persone che provengono da altri ambiti ma sono affascinati dalla montagna e dall’alpinismo.

Nel 2015 però, fra Everest (il film) e Monte Bianco (il reality) si è parlato molto al pubblico generalista…

Bisogna andare incontro ad un pubblico nuovo parlando un linguaggio al quale le persone sono abituate. Questo non avviene solo in “Monte Bianco”; anche il Papa, ad esempio, ha cambiato il proprio modo di esprimersi. I valori restano saldi e non negoziabili ma il linguaggio si evolve. In Monte Bianco, ad esempio, si fanno prove alpinistiche, mica si va a giocare a pallone. Io stesso ho detto che abbiamo messo un parametro, la velocità, che è in funzione del linguaggio televisivo e ho sottolineato che non fa parte dell’andare in montagna.

Certo che essere in un ambiente visivamente così spettacolare aiuta non poco in questo senso.

Noi abbiamo la grande fortuna che non dobbiamo inventare il prodotto: il prodotto è l’alpinismo, la montagna. Abbiamo provato, in modo perfettibile ma anche coraggioso, ad aprire l’audience a questo prodotto e in Italia siamo stati i primi a muoverci per coniugare le discipline alpinistiche con l’intrattenimento. Che poi ci sia la formula del Vip, della chiappa fuori e via dicendo… Parliamoci chiaro: ai campi base ci sono le chiappe fuori, ai campi base ci sono i rompicoglioni che fingono di avere i crampi; in ogni corso roccia della domenica ci sono gare su chi riesce o meno a fare un grado. Le cose ridicole avvengono ovunque; bisogna epurare il fatto che la montagna sia il paradiso terrestre e solo dopo un lungo periodo di purgatorio solo pochi eletti ci possono entrare.

Allora che cos’è la montagna?

La montagna è una forma di libertà; e la libertà sta anche nel fatto che, se uno non apprezza un prodotto, può tranquillamente cambiare canale. Per esprimere una critica, generalmente, c’è bisogno di tempo. Ecco, io non ho un momento libero. Utilizzate questo tempo per fare alpinismo, invece di rompere i coglioni a Tizio e Caio, e poi raccontatelo invece di denigrare quelli che provano a farlo in maniera circoscritta al prodotto televisivo.

Il web, d’altronde, è il luogo delle critiche per eccellenza. Eppure sembra essere una grande opportunità per raccontare l’alpinismo con nuovi linguaggi.

Se con web intendiamo forum, quelli sì sono pieni di gente che critica. Ma se per web intendiamo il linguaggio in continua evoluzione, allora siamo certi che questo può dare una grossa mano a raccontare la montagna e l’alpinismo in forme innovative e, passatemi il termine, anche visionarie. Una piattaforma come PlayAlpinismo è ottima in questo senso.

Dal prossimo 6 dicembre, data di partenza per la spedizione con Tamara Lunger sul Nanga Parbat (qui tutte le informazioni), cosa ti aspetti?

Mi aspetto tantissimo freddo, ma anche una bellissima vita perché finalmente posso pensare ad una cosa sola: alla montagna e al riuscire a salirla. Io, anche a “Monte Bianco”, anche stando seduto sull’elicottero, resto Simone Moro e non è che per questo degenero. Faccio solo qualcosa in più, non qualcosa in meno o “in alternativa a”; mentre alcuni romperanno i coglioni sulle ultime puntate di Monte Bianco con le gambe al calduccio, io sarò a 50 gradi sotto zero per fare alpinismo sul Nanga Parbat. Ognuno, in fondo, è libero di utilizzare il proprio tempo come meglio crede.

 

Andrea Bonetti – MountainBlog.it

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