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1 Settembre 2014

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MENTRE GLI STRANIERI SCOPRONO LE DOLOMITI …

Sasso delle Undici. Sulla destra si intuisce il Passo del Comedòn, dove passa l'Alta Via n°2. Foto: Vittorino Mason

Sasso delle Undici. Sulla destra si intuisce il Passo del Comedòn, dove passa l’Alta Via n°2. Foto: Vittorino Mason

MENTRE I SUD COREANI SCOPRONO LE DOLOMITI, GLI ITALIANI SNOBBANO LE ALTE VIE. CONTRIBUTO DI VITTORINO MASON

Di questi tempi incontrare gente in montagna, che non siano nei rifugi, lungo le vie ferrate o in certe “autostrade” molto reclamizzate, diventa quasi un avvenimento. Ci si stupisce quando, specie in certi luoghi, lungo sentieri o in cime poco frequentate e fuori moda, capita di incontrare qualcuno. Se poi, come è accaduto al sottoscritto domenica 24 agosto, ci si imbatte in tre coreani, venuti apposta dalla Corea del Sud per percorrere l’Alta Via n° 2, lo stupore si fa meraviglia e gioia.

Due dei tre escursionisti coreani. Foto: Vittorino Mason

Due dei tre escursionisti coreani. Foto: Vittorino Mason

Considero il territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi una sorta di luogo di elezione, oltre che di esplorazione e meditazione. In 25 anni di frequentazioni i miei passi non avevano mai incrociato quelli di tre sud-coreani.
“Siamo venuti apposta per l’Alta Via n° 2, perché amiamo le montagne, ma in particolare le Dolomiti” mi ha confidato uno dei tre. Nella foto che gli ho scattato al Bivacco Feltre (Gruppo Alpi Feltrine), loro provenivano dal Rifugio Boz diretti al Passo Cereda, manca all’appello una donna. “Va bene così, basta anche due” ha detto sempre quello che parlava qualche parola di italiano e che ha ritenuto bene escludere la signora dallo scatto.

Fin qua la sorpresa iniziale, ma poi, quando io e il mio compagno, diretti alla cresta est del Sasso delle Undici, poco prima di giungere al Passo del Comedòn abbiamo incontrato una coppia londinese che, proveniente dal Passo Cereda, scendeva verso il Boz per terminare poi l’Alta Via, le uniche parole che mi sono uscite di bocca, sono state “Today is an incredibile day”.

Ho spiegato il perché ai due: ero meravigliato che lungo un’Alta Via ci fossero solo stranierei e niente italiani. Particolare non da poco, confermato anche dalla coppia. “In dodici giorni di Alta Via, da Brixen a qui, abbiamo incontrato pochi italiani e molti tedeschi” ha detto lei che nella foto si nota con una sorta di ginocchiera con la bandiera inglese.

La coppia londinese che scende dal Passo del Comedòn. Foto: Vittorino Mason

La coppia londinese che scende dal Passo del Comedòn. Foto: Vittorino Mason

Al piacere e alla sorpresa di avere incontrato nel lasso di pochi metri, tre coreani che iniziavano l’Alta Via n° 2 e una coppia londinese che la terminava, si sono sovrapposte poi, lungo la via per giungere sul Sasso delle Undici, alcune considerazioni e riflessioni: gli italiani snobbano le Alte Vie, ma perché? Eppure fino a qualche anno fa erano una meta ambita di cui andare orgogliosi.

Con la crisi in atto le presenze in montagna sono diminuite, e così anche gli iscritti al Club alpino Italiano. Quest’anno poi c’è stato il brutto tempo che ha influito molto. Ma il modo di frequentare la montagna è assai cambiato negli ultimi anni. In pratica si divide in una elite fatta da professionisti della montagna (guide, istruttori e pochi fuoriclasse che vivono grazie agli sponsor), nell’alpinista medio ma completo, quello che pratica un alpinismo classico o di ricerca ed esplorazione (in forte diminuzione), nell’escursionista esperto (che vanta ancora un buon numero di presenze) e nel “turista” da rifugio, quello che raggiunge la meta grazie ad una funivia o con poca fatica e che lì vuole ritrovare quello che ha a casa (questo sì, in forte espansione).

Fa specie quindi la disaffezione degli italiani verso le Alte Vie, ma ancora di più la perdita di questa filosofia: dell’andare per giorni e giorni, zaino in spalla, di rifugio in rifugio, nei colori del giorno, attraverso le montagne, nella bellezza del paesaggio e con sé stessi.
Forse costa troppo andare per rifugi? Non credo. Costa più fatica camminare con venti chili sulle spalle e oggi ben pochi sono disposti a sudare per cercare esperienza, avventura ed armonia in mezzo alle montagne, quando possono farlo in modo virtuale rimanendo seduti davanti a un computer.

Ma il camminare non è mai per finta e ogni passo, specie se in salita, si fa rivelazione per ogni uomo che ha ancor forza e coraggio di cercare. Se tre coreani sono venuti da così lontano per camminare nelle montagne bellunesi, vuol dire che c’è un patrimonio, una terra ancora così bella e ricca, capace di dare senso alla vita degli uomini; ma forse, come spesso accade, le cose, i luoghi o le persone che sono vicini, sempre alla portata di mano, ci risultano spesso, se non indifferenti, poco attraenti e meritevoli delle nostre attenzioni.

Vittorino Mason

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