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24 ottobre 2007

Eventi · Insight

MOUNTAIN BLOG IN RADIO OSPITE DI RTSI Si parlerà di comunicazione della montagna: dite anche voi la vostra!

Come già accennato, in occasione della presentazione di Mountain Blog ad Alpi365 presso lo stand del CAI era presente anche la Radiotelevisione svizzera in lingua italiana (RTSI): proprio da quell’incontro nasce ora l’invito da parte della Rete2 di RTSI a parlare del progetto Mountain Blog nella trasmissione radio “Osservatorio Alpi” condotta da Giovanna Riva e Daniela Fornaciarini.

Sarò ospite della trasmissione insieme a Fabio Pedrina, svizzero, presidente dell’associazione Iniziativa delle Alpi, e il tema generale dell’appuntamento radiofonico riguarderà la comunicazione della montagna, un tema sul quale ci confrontiamo indirettamente ma molto spesso – in quanto argomento trasversale a tutti gli altri – sulle pagine di Mountain Blog: per questo motivo invito tutti voi lettori e partecipanti assidui alla vita di Mountain Blog a comunicarmi il vostro pensiero e le vostre idee sul tema “comunicazione della montagna” attraverso i commenti a questo post:  che cosa si fà o si può fare per comunicare la montagna? quale contributo può dare la comunicazione alla risoluzione dei problemi di sviluppo delle regione montane?.. quale relazione tra comunicazione e alpinismo? ecc. Per quanto possibile mi farò portavoce dei vostri contributi, cercando di mettere a frutto il potenziale partecipativo del blog! La trasmissione verrà registrata il prossimo martedì 30 ottobre ad ore 10.20, c’è quindi tempo fino ad allora per inviare i commenti. La messa in onda è fissata invece per domenica 4 novembre ad orario che vi comunicheremo con precisione, ascoltabile dalle frequenze di Rete2 RTSI ma anche via web. Cercheremo in ogni caso di mettere a disposizione anche il podcast (file audio) su Mountain Blog.

Per il momento… buona comunicazione della montagna a tutti: aspetto i vostri commenti!

Andrea Bianchi.

  • Comunicare la montagna in forma corretta non sempre purtroppo avviene. Vi è quindi la necessità di parlarne in termini veri
    e soprattutto positivi. Spesso ciò non accade e i media rincorrono la notizia sensazionale proponendoci storie e avvenimenti che
    colpiscono quasi sempre negativamente. Il CAI già ha cominciato a farlo, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali come il Presidente Generale e i tecnici titolati che in più occasioni hanno partecipato a trasmissioni radio e tv, anche di grande ascolto. Mi pare di capire
    che questo incontro col la televisione svizzera va in questa direzione. Tanti sono gli argomenti da proporre e discutere; tra i molti
    parlare ad esempio della cultura legata ai territori di montagna ricchi di tradizioni, di sapere e di saggezza contadina, degli usi e
    de i costumi dei vari angoli di quelle vallate alpine che hanno fatto la storia del nostro Paese.

  • Comunicare la montagna in forma corretta non sempre purtroppo avviene. Vi è quindi la necessità di parlarne in termini veri
    e soprattutto positivi. Spesso ciò non accade e i media rincorrono la notizia sensazionale proponendoci storie e avvenimenti che
    colpiscono quasi sempre negativamente. Il CAI già ha cominciato a farlo, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali come il Presidente Generale e i tecnici titolati che in più occasioni hanno partecipato a trasmissioni radio e tv, anche di grande ascolto. Mi pare di capire
    che questo incontro col la televisione svizzera va in questa direzione. Tanti sono gli argomenti da proporre e discutere; tra i molti
    parlare ad esempio della cultura legata ai territori di montagna ricchi di tradizioni, di sapere e di saggezza contadina, degli usi e
    de i costumi dei vari angoli di quelle vallate alpine che hanno fatto la storia del nostro Paese.

  • Comunicare la montagna in forma corretta non sempre purtroppo avviene. Vi è quindi la necessità di parlarne in termini veri
    e soprattutto positivi. Spesso ciò non accade e i media rincorrono la notizia sensazionale proponendoci storie e avvenimenti che
    colpiscono quasi sempre negativamente. Il CAI già ha cominciato a farlo, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali come il Presidente Generale e i tecnici titolati che in più occasioni hanno partecipato a trasmissioni radio e tv, anche di grande ascolto. Mi pare di capire
    che questo incontro col la televisione svizzera va in questa direzione. Tanti sono gli argomenti da proporre e discutere; tra i molti
    parlare ad esempio della cultura legata ai territori di montagna ricchi di tradizioni, di sapere e di saggezza contadina, degli usi e
    de i costumi dei vari angoli di quelle vallate alpine che hanno fatto la storia del nostro Paese.

  • Comunicare la montagna in forma corretta non sempre purtroppo avviene. Vi è quindi la necessità di parlarne in termini veri
    e soprattutto positivi. Spesso ciò non accade e i media rincorrono la notizia sensazionale proponendoci storie e avvenimenti che
    colpiscono quasi sempre negativamente. Il CAI già ha cominciato a farlo, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali come il Presidente Generale e i tecnici titolati che in più occasioni hanno partecipato a trasmissioni radio e tv, anche di grande ascolto. Mi pare di capire
    che questo incontro col la televisione svizzera va in questa direzione. Tanti sono gli argomenti da proporre e discutere; tra i molti
    parlare ad esempio della cultura legata ai territori di montagna ricchi di tradizioni, di sapere e di saggezza contadina, degli usi e
    de i costumi dei vari angoli di quelle vallate alpine che hanno fatto la storia del nostro Paese.

  • Carisiimo Repetto, mi ha fatto molto piacere leggerti, anche se mi hai tagliato fuori perchè anche io cercherei di parlare della cultura montana e del pechè le persone sono spinte a frequentare le montagne. complimenti per questa iniziativa

  • Piergiorgio, Remo, grazie per aver aggiunto i primi contributi (dopo quello artistico di Vettori!). Prendo spunto proprio dai vostri commenti per rilanciare ponendovi in merito una domanda: bene parlare della cultura montana, ma questa è indicata da più parti come parte di un sistema – quello delle identità tradizionali alpine – in crisi di fronte all’avanzare della globalizzazione. (Salsa ha appena pubblicato un libro in merito…) La domanda è (in realtà è plurima): quale “cultura montana” è in grado di rispondere alle sfide dell’oggi? e di dare un futuro sostenibile alla montagna? quella dei nostri nonni o una cultura che è in divenire? e se è in divenire, che forma sta prendendo? è una forma che qualcuno sta comunicando? L’invito al dibattito è per tutti, anche per gli amici che da giorni si stanno confrontando in maniera costruttiva sul tema dei fuoristrada, toccando temi importanti come quello dei diversi punti di vista di chi in montagna ci vive e chi invece vive la dimensione montana “da fuori”…
    Grazie per le idee che vorrete suggerire!

  • Io la montagna la conosco dalle scalate, e la visione che l’alpinista ha della montagna è una visione verticale. Quindi, distorta. Però particolare, questo sì. Da tre anni parlo di montagna a tanta gente, e lo faccio senza dare messaggi certi. Lo faccio con la musica, con filmati particolari, senza mai affermare: questo è un modo giusto di andare in montagna.
    Ci sono troppe sensibilità e visioni e forse, dico forse, è l’intolleranza verso le altrui posizioni il maggior pericolo verso la montagna. Non ammettere che la propria visione possa essere distorta.
    Voglio anche aggiungere che parlare di alpinismo legandolo alla letteratura, alla musica classica e moderna, alla pittura, alla gente piace e interessa. Ed è un modo per far pensare sulla montagna e non guardarla solo come paesaggio, sia pure da preservare.

  • Ciao Fabio, mi rifaccio a questa tua frase: “Voglio anche aggiungere che parlare di alpinismo legandolo alla letteratura, alla musica classica e moderna, alla pittura, alla gente piace e interessa.”
    Credi che questo dipenda dal fatto che la dimensione emozionale permette al messaggio, alla comunicazione, di arrivare meglio? In altre parole, se voglio dire qualcosa lo dico meglio con le emozioni?..

  • Sì, penso di sì. Andare in montagna ha molto a che fare con l’emozione, e l’emozione trascende da numeri, calcoli, prestazioni e agonismo. Queste sono cose che entrano nel sangue degli alpinisti, ma non in quello della gente comune, che da tempo ha perso il contatto con l’alpinismo dei numeri. La massa non capirà mai più la difficoltà di una salita di roccia o di un 7000 in stile alpino, sono prestazioni già difficili da comprendere fino in fondo per i praticanti. La gente è affascinata dalla foto spettacolare, di chi sale e di cosa si sale, ma solo se accompagnata da un’emozione. Perchè la gente, io dico, ha FAME di vere emozioni, disperse nell’attuale cultura che mischia l’emozione con il prodotto. La gente è stanca di PRODOTTO, vuole tornare a capire il senso delle cose. La montagna è prodotto ( leggi, andare a sciare, avere una seconda casa, e così via ) così come viene comunicata al 99%, ma se chi la frequenta è capace di raccontarla come emozione, allora verrà anche VISTA come emozione.