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4 agosto 2014

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PELMO D'ORO 2014. I premiati della 17^ edizione

Premio

17^  EDIZIONE DEL PREMIO PELMO D’ORO A FALCADE. I PREMIATI

Sabato 2 agosto alle ore 10, Falcade ha ospitato, presso la Struttura Polifunzionale “Sala Dolomiti”,  la cerimonia della XVII edizione del “Pelmo d’oro”, finalizzato al riconoscimento dei particolari meriti acquisiti da persone fisiche, enti pubblici e privati nell’ambito dell’alpinismo e della solidarietà alpina, della tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse montane, della conoscenza e promozione della cultura, della storia, e delle tradizioni delle genti di montagna.

I premiati, Nicola Tondini, Soro Dorotei, Carlo Mondini e Aldo Villabruna sono stati presentati dal giornalista Giuseppe Casagrande e introdotti da brevi filmati curati da Italo Zandonella Callegher.

Presenti in sala il Presidente Generale del CAI Umberto Martini, il Presidente del Gruppo Regionale CAI Veneto Francesco Carrer, il Presidente della Sezione CAI Agordo Antonello Cibien, il Presidente del Collegio Regionale Guide Alpine Veneto Lio De Nes, e Il Delegato Seconda Zona Delegazione Dolomiti Bellunesi Fabio Bistrot Rufus.

Quest’anno è stato assegnato anche il premio dedicato a Giuliano De Marchi, già componente della Giuria, consegnato ad Angelo Costa  La Menzione speciale alla memoria è andata a Vittorino Cazzetta.

PREMIO “PELMO D’ORO” 2014

La Giuria, composta da Vittorio Capocelli, Commissario straordinario della Provincia di Belluno; Roberto De Martin past Presidente del Club Alpino Italiano e del Club Arc Alpin; Alessandro Masucci, Accademico del CAI e co-fondatore di Mountain Wilderness; Italo Zandonella Callegher, Accademico e Socio Onorario del CAI; Cesare Lasen membro del Comitato Scientifico e della Fondazione Dolomiti Unesco; Loris Santomaso già direttore-responsabile della rivista Le Dolomiti Bellunesi; Paolo Conz Guida Alpina, istruttore regionale e tecnico del Soccorso alpino; Giuseppe Casagrande, Guida Alpina ad honorem e promotore della cultura di montagna, ha così attribuito i riconoscimenti dell’anno 2014 per la valorizzazione alpina e alpinistica delle Dolomiti Bellunesi:
Premio “Pelmo d’oro” 2014 per l’alpinismo in attività a
Nicola Tondini
Istruttore delle Guide Alpine, riporta alla ribalta dell’interesse internazionale le grandi pareti dell’alpinismo dolomitico sia proponendo l’apertura di nuove vie sia attuando la ripetizione invernale di numerosi itinerari di elevatissimo impegno fisico e psicologico.

Premio “Pelmo d’oro” 2014 per la carriera alpinistica a
Soro Dorotei
Guida alpina, protagonista di una straordinaria quarantennale avventura alpinistica nelle Dolomiti e nel mondo. Più di 1000 ascensioni, 130 vie nuove, esperto himalaysta. Sei volte su un Ottomila: Broad Peak, K2, Nanga Parbat, Annapurna, Manaslu, Lhotse. Testimone di un alpinismo lezione di vita.

Premio “Pelmo d’oro” 2014 per la cultura alpina a
Carlo Mondini e Aldo Villabruna
Carlo Mondini e Aldo Villabruna, da oltre trent’anni punto di riferimento ineludibile per un esteso appassionato nucleo di studiosi e praticanti, con le loro intuizioni hanno spalancato le porte della preistoria e protostoria di montagna nella provincia di Belluno.

Comune di Falcade
Menzione Speciale alla memoria Pelmo d’oro 2014 a
Vittorino Cazzetta
Autodidatta, ha esplorato e amato le Dolomiti della val Fiorentina effettuando sensazionali ritrovamenti in campo archeologico e paleontologico che hanno aperto nuovi inaspettati spazi di conoscenza alla scienza ufficiale.

Premio Speciale 2014 “Giuliano De Marchi” ad
Angelo Costola
Istituisce nel 1986 la seconda Centrale operativa del Suem 118 in Italia e avvia nel 1988 un moderno servizio di elisoccorso che coniuga professionalità medico-infermieristica ed esperienza del Soccorso Alpino nelle emergenze e nelle situazioni più delicate di intervento in alta montagna.
NICOLA TONDINI
Verona, 1973
Premio Pelmo d’oro 2014 per l’alpinismo in attività
Istruttore delle Guide Alpine, riporta alla ribalta dell’interesse internazionale le grandi pareti dell’alpinismo dolomitico sia proponendo l’apertura di nuove vie sia attuando la ripetizione invernale di numerosi itinerari di elevatissimo impegno fisico e psicologico.
Ingegnere, guida alpina dal 1999, istruttore dal 2001, direttore del centro di arrampicata veronese King Rock, il più grande d’Italia. Sono guida alpina – dice di sé – per la passione che ho sempre avuto per la montagna, i suoi spazi e i suoi colori. Mi piace trasmettere questa passione insegnando ad arrampicare, a muoversi sui ghiacciai, ad affrontare la montagna in tutte le stagioni. Mi piace l’idea di contribuire a realizzare piccoli e grandi sogni di ciascuno. Mi diverto ad accompagnare il principiante sul facile come l’arrampicatore forte sulla via di alta difficoltà. Da quando ho iniziato a fare alpinismo mi sono presto dedicato alla ricerca di nuove vie da aprire e di nuove cascate da scoprire e adesso ho sempre più voglia di condividere quelle emozioni con chi si lega alla mia corda. L’avventura è dentro di noi: si tratta di scegliere il palcoscenico dove viverla.
Al “laboratorio” delle alte difficoltà avviato e sperimentato con Nicola Sartori sul Monte Cimo in Val d’Adige, Nicola Tondini affianca subito un cammino di conoscenza sulle amate Dolomiti ripercorrendo più volte le grandi vie di Comici, Cassin, degli Scoiattoli, le “direttissime” sulle strapiombanti pareti delle Tre Cime o le complesse lunghe vie sulla nord-ovest della Civetta e sulla sud della Marmolada. «La ripetizione in libera o in inverno degli itinerari che hanno fatto la storia dell’alpinismo moderno (da Attraverso il pesce in Marmolada a Moulin Rouge sulla Croda di Vael a Capitan Sky-hook in Civetta) mi hanno dato la consapevolezza di poter portare l’arrampicata libera ai più alti livelli utilizzando il più possibile quello che la roccia offre per proteggersi».
Un percorso iniziato con Alberico Mangano sulle pareti dello Sciliar e continuato con diversi compagni di cordata che hanno permesso di realizzare 16 vie nuove di assoluto riferimento nel panorama alpinistico italiano tra Sella, Marmolada, Odle, Sass dla Crusc, Civetta. Tra queste, le più recenti: Sass dla Crusc La perla preziosa, IX (7c, 7a+ obbl.), 350 m; Quo vadis, liberata nel 2011 con Ingo Irsara, X- (8a+, 7b+ obbl.), 400 m; Nord-ovest Civetta Colonne d’Ercole, IX (7c, 7a+ obbl.), 1.200 m.
Tra le dieci vie aperte in val d’Adige, sul monte Cimo, sopra il paese di Brentino Belluno, le più impegnative: Testa o croce, X (8b, 7c obbl.), Via di testa, X+ (8b+, 7c obbl.). Sulle Dolomiti – Civetta, parete nord-ovest – le due più recenti ripetizioni: Capitan Sky-hook (IX-, 750 m), prima invernale e terza ripetizione assoluta in 28 ore consecutive; Kein Rest Von Sehnsucht (VIII+, 1.200 m), prima invernale e quinta ripetizione assoluta in tre giorni, inverno 2012.
Il 7 e 8 settembre 2012 con Alessandro Baù (Pelmo d’oro 2012) e Alessandro Beber la prima liberazione integrale in due giorni (25 ore di arrampicata effettiva) della nuova via Colonne d’Ercole alla Punta Tissi , parete nord-ovest della Civetta, itinerario che ha richiesto in totale sette giornate, con due bivacchi in parete, tra il 2009 e il 2012: 29 lunghezze (sedici tra il VII e il IX grado), solo chiodi normali sui tiri e nelle soste. Premio Silla Ghedina 2013 per la migliore via alpinistica scalata nell’anno.

SORO DOROTEI
Belluno, 1951
Premio Pelmo d’oro 2014 per la carriera alpinistica Guida alpina, protagonista di una straordinaria quarantennale avventura alpinistica nelle Dolomiti e nel mondo. Più di 1000 ascensioni, 130 vie nuove, esperto himalaysta. Sei volte su un Ottomila: Broad Peak, K2, Nanga Parbat, Annapurna, Manaslu, Lhotse. Testimone di un alpinismo lezione di vita.
È stato istruttore di alpinismo, addetto alla formazione professionale delle guide alpine e istruttore federale di arrampicata sportiva. Gestisce il rifugio Tomè al Passo Duran. Alpinista polivalente dalle straordinarie capacità, sia su roccia che su ghiaccio. La sua carriera si è svolta ininterrottamente, sempre su alti livelli, per un arco di tempo ultra trentennale, prima specialmente in ambito dolomitico, poi anche sulle grandi montagne himalayane. Ha portato a termine più di mille ascensioni, 130 delle quali sono vie nuove. Si segnalano l’ultima direttissima aperta sulla parete nord del Pelmo (1985), le vie sul pilastro nord e sulla parete nord della Rocchetta Alta del Bosconero (1981), e quella sulla parete est della Civetta (1982). Ancora la parete nord- ovest della terza sorella del Sorapìss, la nord-ovest della Cima della Gardesana (Gruppo del San Sebastiano), le due vie sulla parete ovest dello Spiz di Mezzo (Spiz di Mezzodì).
Specialista dell’alpinismo invernale: tra questo genere di imprese spiccano la prima ascensione invernale della via “Pilastro Fiume” sulla nord del Pelmo (1983); la seconda invernale della via Ratti-Vitali alla Cima su Alto (Civetta); la prima sulla “Via delle Guide” alla sud della Torre di Valgrande (1981- Civetta); la prima della parete nord al Pelmetto per la via Reiner, e infine la prima ascensione invernale della via Comici sulla parete nord-ovest alla sorella di Mezzo del Sorapìss. Nel 1981 effettua la prima ascensione solitaria della via degli Scoiattoli (Spigolo Strobel) al pilastro nord della Rocchetta Alta del Bosconero.
Nel 1982 introduce il 7° grado nel gruppo della Moiazza (Pala delle Masenàde, via Sergio Arban, con Fulcio Miari). Durante questa prima parte degli anni ’80 lo accompagnano soprattutto Renato Panciera, Alessandro Masucci e Paolo Sperandio. L’attività himalayana di Soro comincia nel 1983, con la spedizione diretta da Francesco Santón al K2 per lo sperone nord (versante cinese). In questa occasione raggiunge per la prima volta la quota di 8000 metri. Nel 1986 (5 luglio) arriva in vetta allo stesso K2 per lo “sperone Abruzzi” (con la spedizione “Quota 8000” insieme al francese Benoît Chamoux). Pochi giorni prima (20 giugno) con la stessa spedizione era già salito in cima ad un gigante himalayano, il Broad Peak, con Giacometti e Moretti. Del 1987 (7 luglio) è la salita del Nanga Parbat per la parete Diamir (spedizione “Quota 8000”, con Gianni Calcagno e Tullio Vidoni).
Il 10 maggio 1988 conclude la prima ripetizione della via inglese di Bonington e C. sulla parete sud dell’Annapurna, insieme a Benoît Chamoux (spedizione l’”Esprit d’Équipe”). Il 10 maggio 1989 è in vetta al Manaslu insieme a J. Raconcaj (spedizione l’”Esprit d’Équipe”). Dello stesso anno è un tentativo di salita per l’Hornbein Couloir sul versante nord dell’Everest. Soro sale fino alla quota di 8300 metri. Nel 1997, con la spedizione E.A.S.T. (Extreme Altitude Survival Test) si ferma sulla cresta terminale del Lhotse, a pochi metri dalla cima, a causa della tormenta.
Benoît Chamoux e Soro Dorotei hanno praticato in Himalaya un tipo di salita “rapida”, che prevede la partenza dal campo base in assetto leggero, con salita e discesa in tempi molto brevi.
CARLO MONDINI
Ancona, 1946
ALDO VILLABRUNA
Feltre (BL), 1950
Premio Pelmo d’oro 2014 per la cultura alpina

Carlo Mondini e Aldo Villabruna, da oltre trent’anni punto di riferimento ineludibile per un esteso appassionato nucleo di studiosi e praticanti, con le loro intuizioni hanno spalancato le porte della preistoria e protostoria di montagna nella provincia di Belluno.
La pionieristica attività di ricerca di Mondini e Villabruna, entrambi membri aggregati dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, risale ai primi anni Ottanta del secolo scorso. Le loro scoperte si sono succedute senza soste: il Paleolitico medio di monte Avena, il Paleolitico superiore della val Rosna, il Mesolitico delle Dolomiti e delle Prealpi, il Neolitico della Val Belluna. l’Eneolitico della valle dell’Ardo.
La loro attività, sempre condotta in sinergia con l’Università di Ferrara e la Soprintendenza del Veneto, si è indirizzata anche verso la divulgazione dei ritrovamenti con pubblicazioni in varie sedi tra le quali Frammenti, Le Dolomiti Bellunesi, Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore. Anconetano, insegnante in pensione, Carlo Mondini è stato ispettore onorario della Soprintendenza archeologica del Veneto per la provincia di Belluno negli anni 1991-94 e 2003-2006. Presidente per diversi anni del Museo civico di Belluno. Ha individuato attraverso ricerche di superficie e ha segnalato, in collaborazione con Villabruna e Piergiorgio Cesco Frare, i principali insediamenti preistorici del Bellunese che hanno permesso la ricostruzione cronologica della storia più antica della provincia. Ha collaborato con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e con il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Ferrara (settore Paletnologico) con i quali ha svolto, insieme all’amico Aldo, ricerche e campagne di scavo nel territorio bellunese: sito Aurignaziano di Monte Avena, sito epigravettiano di Valcismòn (Ripari Villabruna), siti epigravettiani e mesolitici del Cansiglio, sito tardoneolitico e dell’età del rame del Col del Busòn, sito mesolitico di Pian de la Lora.
Feltrino, già tecnico di ingegneria clinica all’ospedale di Belluno dopo anni di lavoro in Iran e Uruguay, da sempre appassionato e studioso di preistoria, Aldo Villabruna nel 1972 incontra Carlo Mondini con il quale condivide l’interesse per il territorio bellunese dove, sino ad allora, non era stata documentata presenza preistorica. Cofondatore dell’Associazione Amici del Museo di Belluno, membro aggregato dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, insieme all’amico Carlo individua quasi tutti gli insediamenti (o le frequentazioni) preistoriche del bellunese segnalando, documentando e collaborando nella ricerca e nelle campagne di scavo con Soprintendenza Archeologica del Veneto, Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Ferrara e Museo Civico di Belluno. Il sito Epigravettiano Val Rosna nella Valle del Cismon, il più importante d’Italia, verrà intitolato Ripari Villabruna proprio per ricordare lo scopritore. Apprezzato docente di “archeologia sperimentale” nelle scuole elementari, medie e superiori. Nel 2003 gli viene conferito dalla Fondazione Rotary International l’onorificenza Paul Harris Fellow per “il significativo apporto nel promuovere una miglior comprensione reciproca e amichevoli relazioni tra i popoli di tutto il mondo”.

VITTORINO CAZZETTA
Selva di Cadore (BL), 1947 Piz del Corvo, 1996
Premio Pelmo d’oro 2014 Menzione speciale alla memoria
Autodidatta, ha esplorato e amato le Dolomiti della val Fiorentina effettuando sensazionali ritrovamenti in campo archeologico e paleontologico che hanno aperto nuovi inaspettati spazi di conoscenza alla scienza ufficiale.
A Vittorino Cazzetta, appassionato autodidatta, scopritore e custode della memoria di Val Fiorentina, è intitolato l’importante museo civico di Selva di Cadore che propone, tra l’altro, il calco della roccia caduta dal Pelmetto sulla quale sono state riconosciute per la prima volta in Italia orme di dinosauri, lo scheletro straordinariamente integro del cacciatore di Mondevàl de Sora risalente a 7.500 anni fa, reperti del tardo neolitico e del neolitico provenienti dal sito di Mandrìz. Come dire le tappe fondamentali del continuo lavoro di ricerca di Cazzetta, morto tragicamente (agosto 1996) in una cavità del Piz del Corvo durante una delle sue solitarie perlustrazioni.
Ha detto di lui il professor Antonio Guerreschi, docente di Paletnologia a Ferrara, guida delle attività di scavo a Mondevàl: «Metteva tutto se stesso in quello che faceva, escludendo il resto del mondo. Ha fatto grandi scoperte, ne ha riconosciuto l’importanza, ha avuto il coraggio e la grandezza di privarsene affidandone ad altri la gestione».
Uomo di poche parole e pochissime frequentazioni, asciutto, robusto, Vittorino raramente consentiva che qualcuno lo accompagnasse nelle sue esplorazioni. Aveva individuato tra Cernèra, Lastòni di Formìn e Pelmo diversi piccoli ripari che potevano consentire anche il pernottamento, dove conservava qualche provvista d’emergenza.
Zaino militare d’annata, macchina fotografica, obiettivi, martello, amore totale per le montagne di casa. E, dentro, il fuoco della passione che lo incoraggiava a scontrarsi con chiusure e scetticismi, abbattendo pregiudizi, difendendo cocciuto le sue convinzioni anche quando i “sapienti” non intendevano dargli udienza. Rivoluzionando, infine, convinzioni scientifiche consolidate, secondo le quali le impronte di dinosauri non avrebbero potuto esserci dove invece sono state trovate e gli uomini del Neolitico non avrebbero dovuto spingersi su montagne dove invece sono arrivati. Personaggio dalle singolari contraddizioni fino all’ultimo atto della sua vita. Professione pasticciere (ma ben più volentieri operaio e agricoltore), servizio militare in Marina (lui che viveva di montagna), morto probabilmente per un atto di devozione (da spirito laico quale invece si dimostrava): affiggere un’immagine sacra nel luogo dove molti anni prima era già caduto cavandosela fortunosamente.
Vittorino Cazzetta era uno che “amava la valle natìa, la sua storia e la sua preistoria, parlava poco e cercava di sapere molto”. È sepolto nel cimitero di Santa Fosca. Gli sono debitori la Val Fiorentina, l’Agordino, il Veneto, la Scienza cosiddetta ufficiale.

ANGELO COSTOLA
Lorenzago di Cadore (BL), 1949
Pelmo d’oro 2014 Premio speciale Giuliano De Marchi
Istituisce nel 1986 la seconda Centrale operativa del Suem 118 in Italia e avvia nel 1988 un moderno servizio di elisoccorso che coniuga professionalità medico-infermieristica ed esperienza del Soccorso Alpino nelle emergenze e nelle situazioni più delicate di intervento in alta montagna.
È il 1964, cinquant’anni fa, quando in cronaca si registrano i primi interventi di elisoccorso nella montagna bellunese: sulla Cima Ovest di Lavaredo un elicottero AB G3 del Quarto Corpo d’Armata con il concorso della Stazione Cnsas di Auronzo e Cortina; a Belluno sulla Schiara (Gusèla del Vescovà) e successivamente a Feltre sul Sass de Mur un elicottero privato Aluette I con il concorso delle Stazioni del Soccorso di Belluno e Feltre.
Seriamente infortunato sulla Gusèla è Gabriele Franceschini, nota guida alpina feltrina (Pelmo d’oro alla carriera 2004), a lungo accompagnatore di fiducia di re Leopoldo del Belgio e Dino Buzzati: brutta frattura esposta ad una gamba. Quel giorno è in corso accanto al rifugio Settimo Alpini un affollato raduno per l’inaugurazione del sentiero attrezzato Gianangelo Sperti, circostanza che consente l’immediata attivazione dei soccorsi. C’è chi sale in fretta la parete, raggiunge il ferito e incomincia la lunga calata sul fronte opposto verso la Val Cordevole e chi intanto si rivolge all’aeroporto di Belluno che da settimane è campo base di automezzi e velivoli impegnati nelle riprese del film Von Ryan Express (regista Mark Robson, con Frank Sinatra e Raffaella Carrà).
«Stiamo scendendo, siamo ancora poco sotto alla Gusèla – ricorda Loris De Moliner, uno dei soccorritori di allora – quando sentiamo arrivare l’elicottero. Seduto accanto al pilota francese c’è Piero Rossi che fa da interprete e ci dà indicazioni. Portiamo Franceschini sopra un salto di roccia dove il pilota si appoggia con un pattino, Gianni Gianeselli (Pelmo d’oro 2009) e un altro, non ricordo chi, si aggrappano all’altro pattino per tenere fermo l’elicottero finché riusciamo a scaraventare Franceschini dentro il portellone spalancato». Altri tempi, altri metodi.
Passano anni, il Soccorso Alpino avvia e intensifica collaborazione e attività formativa con Aeronautica militare ed Esercito. Nel 1982 Soccorso Alpino ed Elidolomititi, neonata ditta bellunese di volo aereo (cofondatore l’alpinista Natalino Menegus, Menzione Pelmo d’oro 2003; pilota Renzo Rossi), iniziano una serie di sperimentazioni tecnico-operative. Nel 1984 primo intervento di soccorso con l’utilizzo del gancio baricentrico in Moiazza. Nel 1986 si costituisce ad Auronzo, su sollecitazione e direzione del dottor Angelo Costola, dirigente dell’ospedale di Pieve di Cadore, il primo Suem 118 della Regione Veneto, mentre procedono incontri e trattative con il delegato Cnsas Angelo Devich (Menzione Pelmo d’oro 2004) e la Regione con l’obiettivo di realizzare a Pieve di Cadore una centrale Suem dotata dei più moderni mezzi di soccorso. Costola riesce ad imporre l’elicottero quale strumento di soccorso sanitario primario e finalmente, l’1 giugno 1988, è la data di avvio in forma sperimentale del servizio di elisoccorso. Da allora ventisei anni di interventi spesso risolutivi in un territorio vasto, morfologicamente tormentato, con popolazione rarefatta ma soggetta a pesanti variazioni stagionali legate al turismo.
L’obiettivo che il dottor Angelo Costola (consigliere comunale a Lorenzago di Cadore 1970-1990 e 1997- 1999, consigliere provinciale 1999-2004, assessore provinciale a Sanità, Protezione civile, Politiche sociali 2004-2009) si era prefisso nel 1977 ritornando in montagna – “dare ai miei pazienti le stesse prestazioni che avrebbero potuto avere nell’ospedale di Padova dove prima lavoravo, realizzare una organizzazione di soccorso e trasporto dei malati che facesse accedere i nostri cittadini con pari opportunità a servizi e strutture” – ora è, quantomeno, più vicino.
Organizzazione Premio Pelmo d’oro: Provincia di Belluno – tel. +39 0437 959144 mail@infodolomiti.it www.infodolomiti.it – Comune di Falcade – tel. +39 0437 599735 falcade@agordino.bl.it
www.comune.falcade.bl.it

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