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21 marzo 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Alex Txikon: “Vincere il K2 in inverno è possibile”. Nella sua squadra ideale anche Moro e Urubko

Alex Txikon. Fonte: facebook

Il basco ha le idee chiare: la seconda montagna più alta del pianeta si salirà a marzo e solo scalando in velocità. Txikon, ha già in mente la squadra…

Dopo quasi tre mesi ai piedi del K2 (8.611 metri), la seconda montagna più alta del pianeta, Alex Txikon ritorna in patria. La prossima domenica, voli pemettendo, dovrebbe  atterrare a Loiu.

Il basco torna senza la vetta, ma con molta più esperienza. Ora sa bene come e quando realizzare il prossimo tentativo sulla ‘montagna delle montagne’.

Il quotidiano El Correo, ha pubblicato un’intervista ad Alex Txikon realizzata da Fernando J. Pérez, che vi proponiamo in alcune parti:

Il K2 si può salire in inverno?
Sì, si può, arrivando all’inizio di febbraio. In una sola rotazione si deve salire fino al C3, montare gli igloo lì, a 7.400 metri; lanciare l’attacco dal CB al C3 e dal C3 al vertice. Il K2 si salirà a marzo e solo scalando molto, molto velocemente!

Sembra che tu abba già chiaro cosa fare per scalare il K2…
È vero! Ho le idee chiare! Molto chiare!

Questo approccio implica scalare da Campo 3, praticamente metà montagna, e in inverno …
Domenica avremmo potuto salire in 4 o 5 ore a ottomila metri ma non siamo venuti a cercare un record. Siamo venuti per salire sul K2. L’ho detto anni fa: il K2 bisogna studiarlo a fondo, analizzandolo bene. E poi prendere le opportune decisioni...

E sarai tu a conquistarlo?
Certo che mi piacerebbe tornare. E penso che potremmo vincerlo. Ne sono sicuro. Forse mi piacerebbe capitanare una spedizione dal campo base. Essere il Krizstof Wielizcki di  una squadra internazionale, un vero team con possibilità di successo

Ma limitandoti a dirigere dal campo base o saresti parte del team di scalatori?
Mi piacerebbe guidare la squadra e anche scalare, con una squadra creata da zero, senza ego o ambizioni  individuali, ma  allo stesso tempo dando spazio alla creatività individuale di ogni alpinista. Guidare il team come un capo-pensante, organizzando la spedizione. Tutto dovrebbe essere  calcolato al millimetro. Ad esempio, con walkie e stazioni meteorologiche di ultima generazione. Ottimizzare la costruzione degli igloo, che è stata la grande scoperta di questa spedizione. Ci sono molti aspetti da considerare, tutti chiave, per raggiungere il vertice. In questo bisogna  lavorare sodo. Ma soprattutto nella costruzione di una vera squadra, dove tutti si sentano uguali.

Sembra che le idee siano già molto avanti. Hai nomi per quella squadra?
Louis Rouseau, Ali Sadpara, Pasang Sherpa, Walung Sherpa, Denis Urubko, Simone Moro … Un forte team internazionale

Hai scalato su circa mezza dozzina di ottomila in inverno. È questo il più difficile di tutti?
Climatologicamente, è simile al resto degli ottomila del Karakorum. Il Nanga è più grande e c’è più distanza tra i campi. Al K2, dal campo avanzato a C3 ci sono 8 ore. Al Nanga ciò non è possibile. Sono 10 o 11  le ore. E dal C3 al vertice ci sono dalle 12 alle 14 ore di scalata. Al Nanga ci sono più ore. La chiave sta nella velocità. Al K2 progredisci molto facilmente. Tecnicamente non lo vedo più difficile degli altri, se sei ben equipaggiato, ovviamente. Anche se  per essere veloce devi essere forte, ovviamente.

Ma la sensazione  è che il K2 non abbia dato una sola possibilità.
Il K2 non si è arreso. È vero. Tutto febbraio è stato molto ventoso e non ha dato alcuna opportunità. Questo è chiaro. Forse hai ragione, ma dobbiamo anche ricordare che il Nanga è stato provato più di 30 volte e al K2 eravamo al ​​sesto tentativo. È una montagna che deve essere analizzata bene. E questo richiede tempo…

Altro problema di quest’anno sono state le previsioni meteo. Spesso errate, soprattutto per quanto riguarda i venti.
Sì. È uno degli aspetti da migliorare in futuro. Il vento è sempre stato peggiore di quello previsto. Domenica, ad esempio, ci hanno segnalato 30 km/h in cima mentre  le raffiche erano di oltre 100 km/h. Ma qui abbiamo imparato molto. Abbiamo portato una stazione meteorologica, che abbiamo installato al CB. Sarebbe necessario montarne un’altra a C3 per avere informazioni in tempo reale su cosa succede sulla montagna. Questi dati, abbinati al quelli che ricevono dai satelliti, consentirebbero ai meteorologi di fornire indicazioni molto più accurate.

Qual è stata la cosa peggiore al K2?
La concorrenza sleale. L’abbiamo vissuta quest’anno… . La concomitanza di più di una spedizione non è cosa positiva. Almeno non lo è stato per noi.

Il rapporto con la spedizione russa non è stato buono?
E’ stato un aspetto molto negativo della spedizione. I russi sono arrivati prima e hanno scalato  approfittando di vecchie corde o di quelle che sono state sistemate in primavera. Quando le abbiamo viste,  non abbiamo ritenuto sicuro  utilizzarle. Quest’inverno è stata attrezzata solo una nuova linea di corde fisse tra i 5.200 metri e i 7.100 metri. Abbiamo attrezzato 3.000 metri di corda in 72 tiri. Questo è il motivo per cui siamo stati accusati di creare una seconda linea parallela di corde fisse e di essere in competizione. Niente è più lontano dalla realtà. Abbiamo solo garantito la nostra sicurezza e l’unica nuova linea è stata la nostra. Quando abbiamo usato la loro linea in momenti specifici, dovevamo fare manovre a temperature molto basse con corde completamente consumate. In questo modo, si perdeva un sacco di tempo e si rischiava di congelare. Ad ogni modo, è un argomento in cui non voglio entrare ora. Ne parleremo quando sarà il momento, ma ho documentato 45 soste e, in tutte, vedrete quello che vedrete. Abbiamo filmato tutto e parleremo a tempo debito perché è stato molto serio ciò che è successo.

Come è stata vissuta al K2 la scomparsa di Daniele Nardi e Tom Ballard?
E’ stata vissuta con molta angoscia, come l’anno scorso per Tomek Mackiewicz.

I problemi burocratici hanno ritardato di quasi una settimana il  trasferimento dal K2 al Nanga. Se non ci fosse voluto così tanto tempo potevano essere salvati?
E ‘sempre difficile partecipare ad un salvataggio. La situazione tra India e Pakistan è quella che è e non si può chiedere l’impossibile. Quando sono stati in grado di volare, i piloti pakistani hanno fatto un lavoro eccezionale.

Dalla tua esperienza, cosa pensi sia potuto accadere?
Si è parlato molto, ma è come cercare un ago in un pagliaio. Dopo tre lunghi giorni di costante lotta, siamo stati in grado di individuarli, purtroppo senza vita. Dopo la loro ultima comunicazione, secondo me sono morti per ipotermia. Non voglio approfondire perché non è giusto parlare oltre delle cause. In Italia e in Gran Bretagna ci sono due famiglie che hanno sofferto molto e dobbiamo portare loro rispetto.

C’è una certa polemica perché molti considerano lo Sperone Mummery una via suicida …
È una via pericolosa. Ad alto rischio valanghe. Questo è evidente. Ma tutti si aspettavano che Daniele e Tom  fossero stati sepolti da una valanga e alla fine non è stata questa la causa della loro morte. La parte più pericolosa della via è tra C1 e C3. Da lì il percorso è molto più tecnico ma meno pericoloso. Quando siamo saliti a cercarli, siamo arrivati ​​in stile alpino quasi al C3 muovendoci in velocità e agilità, proteggendoci dalle valanghe sotto i seracchi. Agire con forza e velocità riduce al minimo i rischi. Ma neanche questa è una scienza esatta …

Tornando al K2, quella che è stata una grande scoperta sono stati gli igloo: possono essere estesi ad altri ottomila e in altri periodi dell’anno?
Gli igloo sono assolutamente utili! È stata una scoperta e sono applicabili a tutti gli altri ottomila. Ne abbiamo costruiti tre al campo base, abbiamo dormito in 14 persone al loro  interno e ogni giorno erano più solidi ed efficaci. E dureranno fino all’estate….

Qual è il tuo bilancio sulla  spedizione?
Molto positiva. Sono molto contento. Abbiamo raggiunto i 7.100 metri e abbiamo dormito a 6.900 m, o forse un po’ oltre. Abbiamo imparato molte cose. Arrivare a settemila metri su un ottomila può sembrare poco, ma ci sono un sacco di piccole cose che la gente non può vedere e che per noi sono state fonte di apprendimento. E lo ripeto: il K2 si salirà a marzo, non a febbraio. Quindi tutti quelli che pensano che l’inverno finisca il 28 febbraio partiranno con la spedizione a novembre per attaccare la cima prima del 10 gennaio. Forse così potranno avere qualche possibilità. Come ho detto prima, non siamo venuti per stabilire un record. Se domenica avessimo voluto, avremmo superato i 7.700 o i 7.800 metri. Per cosa? Per nulla? Non ne valeva la pena. L’importante è essere lucidi e chiari su come salire questa montagna e in quale periodo. Non siamo venuti per raggiungere il punto più alto, ma per salire su questa montagna inviolata. Al K2, parlare di 7.000 o 7.500 metri non ha significato…

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