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22 dicembre 2019

BIGO e l’idea di economie climbing sostenibili: il Muzzerone (pt 3 di 4)

Cari amici ben ritrovati per la terza parte dell’intervista a Fabio Pierpaoli relativa alle falesie mono e multipitch, nell’ottica della riqualificazione territoriale con sostenibilità umana e ambientale.

Fabio “Bigo” Pierpaoli è un noto chiodatore conosciuto soprattutto per l’etica con cui attrezza le linee di scalata.
Per chi si fosse perso le precedenti puntate, potete trovare la prima parte relativa all’area del progetto Cravasco e la seconda sulle falesie della val d’Aveto e il relativo parco.

Com’è nata l’idea di una richiodatura?
Il Muzzerone si sa da sempre, è un ecosistema molto fragile e per questo motivo dovrebbe essere tutelato e salvaguardato, ma negli ultimi anni purtroppo lo vedo come un vascello fantasma alla deriva, e tutto ciò mi amareggia molto. I rimpalli burocratici tra i vari enti, ne hanno decretato la decadenza a fronte di una frequentazione arrampicatoria sempre importante, stagionalmente anche straniera, nonostante il progressivo deterioramento del materiale infisso in parete, che solo in alcuni casi è stato sostituito con materiale adeguato, in tempi recenti.

Per questo motivo dal 2016, grazie all’appoggio determinante del negozio AlpStation di Sarzana, abbiamo ricominciato a ‘prenderci cura’ di uno degli angoli più belli e selvaggi di questo sito, che è la Parete Striata, con i suoi itinerari lunghi fino a duecento metri a picco sul mare, frutto del lavoro e della passione degli storici apritori che a partire dagli anni ottanta seppero valorizzare questo luogo di eccezionale bellezza.

Parlaci delle vie richiodate: in che ottica? Cosa offrono? Su che difficoltà? Quali peculiarità?
Si è partiti con Angina Pectoris, per poi passare a Supernova, Marinai, spit e guai e infine Siddharta terminata qualche settimana fa, dopo un’autentica lotta di vertical-gardening, dato che abbiamo ritrovato alcuni vecchi chiodi addirittura nascosti sotto cespugli e alberi. Il bello di questi itinerari è la varietà di situazioni tecniche che offrono (dalle placche agli strapiombi), quasi sempre su bella roccia, e con difficoltà che generalmente spaziano tra il 6a e il 6c, quello che l’attuale climber medio predilige. La distanza poi tra le protezioni è stata in alcuni casi rivista, quando le condizioni minime di sicurezza attuali lo imponevano.

Chi può andare a scalare in Striata?
Intanto bisogna chiarire subito che in Striata prima di tutto bisogna arrivarci, con una traccia parzialmente attrezzata che comunque richiede una certa abitudine a muoversi in terreni che non sono propriamente “autostrade”, quindi non stiamo parlando di falesia-vista macchina.

Chi deve andare a scalare in Striata?
Mi auguro che oltre la difficoltà tecnica si possa contemplare quello che ci sta attorno, avendone sempre estrema cura e rispetto. In poche parole NON vada in Striata chi “le deve fare tutte”!

Quale sarà il vostro prossimo progetto?
Il progetto dovrebbe continuare nei prossimi mesi con Tempi duri, sperando di trovare le risorse economiche, visto che i materiali utilizzati sono molto costosi.

Dacci qualche curiosità storica
Su queste rocce ci sono passati tutti i protagonisti dell’arrampicata nello spezzino e nell’alta Toscana, da Trentarossi a Manicardi, Vigiani, Battistella, Franceschini ecc… Ognuno con il proprio stile, la propria firma assolutamente personale. E’ stato un bel excursus di conoscenza della personalità di queste persone, attraverso le loro creazioni su pietra.

Parlaci di qualche aneddoto
Al solito si potrebbe parlare di tramonti splendidi, rientri oltre la notte, le reni che non hanno smesso di urlare ma… annoieremmo la platea. Quella radice già tagliata, ma che nonostante questo mi ha bloccato la corda che stavo sfilando, costringendomi a una risalita di una trentina di metri en plein air nel vuoto, be’ quella non la dimenticherò…

La Striata è a sé stante o una preparazione per il Corno Stella?
A parte l’esperienza di tanti anni fa sul Paretone di Moneglia, non avevo mai operato (come chiodatore n.d.r.) su vie di più lunghezze, dove la concentrazione deve essere ancora più alta, per non dire poi se sei assolutamente solo come spesso accade a me, e debbo dire che queste giornate con parecchio vuoto sotto le suola, mi sono tornate molto utili per il mio ritorno in Marittime dopo tanti anni, questa volta da chiodatore.

Non resta che ritrovarci per l’ultima puntata relativa alle vie d’alta quota nell’area del Corno Stella, il Picco inaccessibile, il cuore delle Alpi del Sole. Buon’avventura!

Christian Roccati
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