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13 settembre 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Everest, autunno 2019. Intervista a Garrett Madison

Garrett Madison in cima all’Everest all’inizio di quest’anno. Foto: Madison Mountaineering

L’alpinista americano quest’autunno guiderà un team anglo-americano sul “Tetto del Mondo”

Per la prima volta in dieci anni, l’Everest –  in autunno quasi deserto – attirerà impavidi scalatori con progetti ambiziosi. Tra loro ci sarà  Garrett Madison di Madison Mountaineering, che guiderà un team anglo-americano.

A condividere il permesso con il gruppo di Madison, l’ultra runner Kilian Jornet, anche se il suo ufficio stampa insiste nel dire che l’atleta è in Himalaya solo per  una vacanza con la famiglia. Nel frattempo, circolano voci sul suo progetto che prevederebbe la salita dell’Everest per un nuovo percorso, con Campo Base a Gorap Shep, l’ultima zona abitata.

Lo statunitense Garrett Madison, classe 1978,  ha iniziato il suo lavoro di guida nel 1999. La sua compagnia, Madison Mountaineering, è specializzata nelle scalate dell’Everest.

Madison ha rilasciato un’intervista ad ExplorersWeb, in cui ha parlato del suo progetto  autunnale sul “Tetto del Mondo”:

Perché la tua squadra ha scelto di affrontare l’Everest in autunno?
Perché sarà un’esperienza completamente diversa da  quelle primaverili. Ci saranno pochi altri scalatori sulla montagna, tra cui alcuni ottimi alpinisti come Kilian Jornet e Andrezj Bargiel.

Cosa significa aprire la via sull’Everest in presenza di pochi alpinisti? Prevedi di attrezzarae l’intero percorso o solo alcune sezioni?
Faremo tutto da soli. Nelle ultime due stagioni primaverili sull’Everest, il nostro team ha attrezzato da Campo 2 alla vetta. Questa volta, siamo responsabili dell’intero percorso, compresa la sezione dal campo base dell’Everest al Campo 2, un lavoro normalmente svolto dagli “Ice Fall Doctors”. Abbiamo assunto due di questi specialisti per lavorare con i nostri Sherpa per raggiungere questo obiettivo. È un grande progetto.

L’Everest è rimasto deserto in autunno per quasi 10 anni. Come è nato questo progetto?
Il presidente di Mountain Hardwear, Joe Vernachio, ha avuto l’idea di tentare l’Everest in autunno per testare le attrezzature e l’abbigliamento ad alta quota….

Ci parli delle condizioni  sull’Everest in autunno? Il percorso è più difficile o le opzioni per salire in vetta sono inferiori?
È più impegnativo su più fronti. Oltre a sistemare l’intero percorso e installare noi i campi alti, le condizioni nella stagione post-monsonica sono più simili all’inverno: molta più neve, temperature più fredde, venti più forti e giorni più brevi.

La scalata dell’Everest ha ricevuto alcune feroci critiche dopo le foto delle file di alpinisti in coda nelle sezioni superiori e il numero di vittime di quest’anno. Cosa ne pensi in merito? L’arrampicata in autunno può risolvere questo problema per chi spera di scalare l’Everest senza rimanere bloccato in un ingorgo in quota?
Sì, se le cose vanno bene, credo che l’autunno potrebbe diventare una valida alternativa alla primavera. Il motivo di quelle folle è stato determinato dalla finestra di tempo favorevole  molto stretta, quindi la maggior parte ha tentato la vetta il 22 e 23 maggio. Ciò ha creato un ingorgo a doppio senso sulla cresta del vertice, ma è durato solo un paio d’ore su una porzione molto piccola della via.
Secondo me, ci sono due tipologie di mortalità sull’Everest: quella provocata da eventi quasi inevitabili, come gli attacchi di cuore, gli ictus e i collassi.., e quella causata da situazioni chiaramente prevedibili, come rimanere senza ossigeno nella zona della morte. La ragione per cui la maggior parte degli incidenti mortali rientra in quest’ultima categoria è che le persone non sono preparate.
Esistono essenzialmente due tipi di team [commerciali] sull’Everest, guidati e non guidati. Le squadre guidate hanno una “guida alpina” o un “capo spedizione” che è responsabile e decide quando salire e quando rinunciare. Il leader a volte deve dire a un cliente che è ora di scendere, per tornare vivi al Campo 4. Le spedizioni non guidate forniscono tutta la logistica (permessi, servizi del campo base, ossigeno, supporto Sherpa) ma non una persona esperta. Quindi a volte gli scalatori, in quota, quando dovrebbero ritirarsi scelgono di non farlo, nonostante segnali chiari (poco ossigeno, affaticamento, maltempo), pagando con la vita.
Alcune guide Sherpa e titolari di aziende hanno dichiarato pubblicamente che non è loro compito convincere un cliente a scendere. Va bene, purché il cliente sia qualificato per prendere una decisione nella zona della morte. Gli scalatori dovrebbero obiettivamente valutare se per loro è sufficiente il servizio logistico o se è necessaria anche una guida. La loro scelta non dovrebbe essere basata sul costo.

Tornando alla spedizione attuale, il tuo obiettivo è solo l’Everest o hai progetti anche per il Lhotse?
Solo l’Everest.

Collaborerai in montagna con altri alpinisti?
Sì, sono in contatto con tutti loro. Lavoreremo insieme per raggiungere i nostri obiettivi e rientrare in sicurezza.

Senza rompere alcun accordo precedente, c’è qualcosa che potresti dirci sui piani di Kilian Jornet?
Penso che Kilian stia tentando qualcosa di molto ambizioso, che nessun altro al mondo potrebbe fare…