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10 settembre 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Spedizioni autunnali sugli 8000. Team su Everest, Lhotse, Manaslu e Dhaulagiri

Valle del Khumbu. Fonte: C. Soria

Almeno due squadre sull’Everest in autunno

Mentre folle di alpinisti sembrano essere il principale problema dell’Everest (8.848 m) in primavera, in autunno la situazione è esattamente l’opposto: non c’è quasi nessuno sulla montagna.

Le condizioni della montagna sono, infatti, più dure nella stagione post-monsonica. Le difficoltà aumentano sul versante Sud, poiché i “dottori del ghiaccio” che ogni primavera aprono la via attraverso la cascata del Khumbu, sono assenti. Quando Alex Txikon tentò l’impresa nell’inverno 2017, assunse personalmente tre Ice Doctors e portò oltre 80 scale al campo base. Troppo costoso e difficile per la maggior parte dei clienti delle spedizioni commerciali.

L’opzione è tentare l’Everest dal versante tibetano. Anche se, dopo il monsone, la montagna è generalmente sovraccarica di neve e completamente esposta ai primi venti invernali.

Tuttavia, la stagione autunnale 2019, vedrà la presenza di almeno due team sul “Tetto del Mondo”.

Team su Everest e Lhotse

Andrzej Bargiel. Fonte: facebook

Come già segnalato, Andrzej Bargiel proverà a ripetere sull’Everest l’impresa realizzata lo scorso anno sul K2. Tenterà di scalare l’Everest ed effettuare la prima discesa integrale con gli sci, senza utilizzare ossigeno supplementare.

Bargiel condividerà il campo base con Marcin Kaczkan e la sua grande squadra polacca, che scaleranno il Lhotse (8.516 m) per prepararsi all’invernale sul K2 del prossimo anno. Anche Rafal Fronia, membro del team, tenterà l’Everest senza ossigeno supplementare.

Spedizione polacca al Lhose, autunno 2019

Da Madison Mountaineering arriva la conferma di un altro team di 9 alpinisti sull’Everest, quest’autunno. Sarà Garrett Madison a guidare la squadra composta da un inglese e tre americani, incluso Joe Vernachio (CEO di Mountain Hardwear). Il loro team di Sherpa sta già allestendo il campo base e sta lavorando sulla cascata di ghiaccio del Khumbu.

Nel frattempo, The Himalayan Times annuncia il ritorno dell’ultra runner Kilian Jornet. THT riferisce che Jornet guiderà una squadra di tre membri sul Lhotse, per poi passare all’Everest. Ma l’ufficio stampa di Jornet non ha confermato e ha riferito ad ExplorersWeb che l’atleta si trova in Nepal per “godersi le vacanze con la sua famiglia … Nel caso in cui decida di effettuare qualche impresa significativa, lo segnalerà solo una volta conclusa”.

Kilian Jornet. Fonte: facebook

Team su Manaslu, Dhaulagiri

Per Nirmal Purja, il Manaslu (8.163 m) sarà la 12ma vetta  del suo straordinario progetto, quello di scalare tutte le 14 montagne di oltre 8000 metri  in un solo anno.

Purja è già in Nepal e si prevede che manterrà il suo stile veloce per salire e scendere rapidamente dalla montagna.

Nirmal Purja (al centro) con il suo team di Sherpa. Fonte: Project Possible

Tuttavia, gli ultimi due ottomila di Purja potrebbero rivelarsi i più difficili di tutti. Secondo Alan Arnette, la Cina potrebbe chiudere il Cho Oyu il 1 ° ottobre e non fornire  permessi per lo Shisha Pangma quest’anno. Sarà la burocrazia ad ostacolare l’impresa, le valanghe e la neve alta?
Sarà sul Manaslu anche  Stefi Troguet, alla ricerca del suo secondo ottomila, senza ossigeno supplementare.

E’ invece arrivato a Kathmandu il 31 agosto  lo spagnolo Carlos Soria per il suo undicesimo tentativo sul Dhaulagiri (8.167 m). L’ottantenne alpinista, ha quasi concluso la fase di acclimatamento nella valle del Khumbu. Una volta acclimatato, monterà i Campi 1 e 2, per poi dare il via alla sua spinta alla vetta con il suo team.

Anche il catalano Sergi Mingote non può permettersi di sprecare la stagione post-monsonica. Arriverà in Nepal questa settimana per dirigersi al Dhaulagiri con i partner Jesus Cordelles e Agustin Abanades. Con loro anche l’italiano Mattia Conte. Al campo base, si unirà a Moesses Fiamoncini e Juan Pablo Mohr.

Mingote prevede di completare tutti i 14 ottomila senza ossigeno supplementare e in meno di 1.000 giorni. “Mi restano circa 600 giorni per completare la sfida, avendo iniziato con il Broad Peak il 16 luglio 2018”, ha riferito ad ExplorersWeb il 48enne. “La scalata senza ossigeno supplementare è essenziale per il progetto.”

Sergi Mingote. Foto arch. S. Mingote. Fonte: Explorersweb

 

A Kathmandu anche la franco-svizzera Sophie Lavaud che lascerà presto la capitale nepalese per recarsi a Pokhara, dopo diversi giorni di incontri, briefing e cerimonie. Sophie è in Nepal per un nuovo tentativo sul Dhaulagiri, che potrebbe diventare la sua dodicesima vetta di oltre 8.000 metri.