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22 marzo 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Spedizioni commerciali. Boom di cinesi sugli Ottomila

Mingma Gyalje Sherpa. Foto: Stephan Nestler

Attualmente la Cina è il maggior mercato per il Nepal ed è anche in aumento in Pakistan e in altre parti del mondo.  L’alpinista Mingma Gyalje Sherpa, parla di questo fenomeno con il blogger Stefan Nestler

Il mercato cinese dell’alpinismo  è in piena espansione.  Mingma Gyalje Sherpa, è a capo dell’agenzia nepalese “Imagine Nepal” e da anni guida gli scalatori cinesi sulle cime delle montagne più alte del mondo.

Nel 2018, la sua agenzia è arrivata con successo sulle  vette di cinque ottomila: Everest, Lhotse, Kangchenjunga, Manaslu e Broad Peak. Tra gli alpinisti sulla vetta dell’Everest c’era anche il cinese Xia Boyu, con  doppia amputazione.

Lo stesso Mingma ha già scalato dodici dei 14 ottomila, undici  dei quali senza ossigeno supplementare. Nella sua collezione mancano solo il Gasherbrum II (Pakistan) e lo Shisha Pangma (Tibet). Ha raggiunto la vetta dell’Everest (8.850 metri)  cinque volte.

Il blogger tedesco Stefan Nestler ha parlato con Mingma Gyalje Sherpa per sapere qualcosa in  più circa il boom di ricchi cinesi sugli ottomila. Vi proponiamo l’intervista:

Mingma, porterai ancora una volta una spedizione sull’Everest questa primavera. Anche gli alpinisti cinesi faranno parte della tua squadra?
Sì, condurrò una squadra sull’Everest composta da scalatori provenienti da Cina, paesi europei e asiatici. Ma sono pessimista riguardo al futuro. Nel giro di due anni ho visto troppe nuove agenzie  che hanno aperto in Cina, Nepal e altri paesi. Si rivolgono a clienti cinesi e  si occupano di questo lavoro rischioso con servizi molto economici. Scalare le grandi montagne non è uno scherzo, è a rischio  la vita delle persone. Occorre impegno, buona e qualificata manodopera per garantire una salita sicura. Non voglio offrire un buon servizio a un prezzo conveniente prendendo personale inesperto che mette in difficoltà me e i miei clienti.

È evidente che il numero di clienti cinesi delle spedizioni commerciali agli ottomila è aumentato drasticamente negli ultimi anni. Quali sono le ragioni?
Attualmente, la Cina è il maggior mercato per il Nepal ed è anche in aumento in Pakistan, sulle Seven Summits e in molte altre parti del mondo. Credo sia solo una tendenza. C’è stata un’epoca in cui un sacco di polacchi erano soliti scalare ovunque, poi arrivarono alpinisti giapponesi, russi e coreani. Tuttavia, ora, raramente si vedono spedizioni commerciali polacche, coreane, giapponesi o russe sull’Himalaya. Su ogni montagna ora ci sono i cinesi. Probabilmente tra quattro o sei anni, il numero di cinesi scenderà di nuovo e  le cime si affolleranno di alpinisti di un altro paese.

I social media, la televisione e i giornali mostrano la  serenità sui volti degli scalatori durante la salita, scene bellissime, gente che gioca con la neve, alpinisti che diventano noti… Tutto questo aumenta il numero dei dilettanti. Se gli stessi media mostrassero come si raggiunge  quella notorietà, come trascorrono la loro vita e sprecano i loro soldi sulla montagna o quali sono gli effetti sulle famiglie se un loro membro  muore su una montagna, tale fenomeno non sarebbe così in espansione. Un’altra causa sono le sponsorizzazioni che, tuttavia, rallenteranno in futuro. La maggior parte dei brand non investiranno ancora per molto per  portare il proprio banner sulla cima dell’Everest.

Dalla tua esperienza, qual è l’approccio dei cinesi rispetto agli alpinisti di altri paesi?
Lavoro con alpinisti cinesi già da cinque anni e la maggior parte di loro, fisicamente, sono molto preparati in ​​alta quota e questo è sorprendente. Spesso non hanno bisogno di acclimatarsi tanto quanto gli alpinisti di altri paesi asiatici. L’unico problema con il cinese è la lingua perché solo alcuni parlano inglese. Si impegnano molto nel loro lavoro e sono mentalmente preparati. Prima di andare all’Everest, seguono corsi di arrampicata su ghiaccio e roccia e poi affrontano vette di 6000, 7000 e 8000m.

E le loro abilità di arrampicata?
Ho alcuni amici cinesi che invidio per le loro capacità alpinistiche. Ma la maggior parte di loro in Himalaya sognano solo di scalare l’Everest e poi dire addio all’attività alpinistica. E’ invece una tendenza positiva che in Cina la maggior parte di questi sognatori dell’Everest inizi per la prima volta con un 6000 poi passi al Muztagh Ata di 7.546 metri nella Cina occidentale, poi al Manaslu e infine all’Everest. Quasi il 90 per cento dei cinesi che scalano il Manaslu andranno all’Everest entro uno, due o tre anni. Questo è ciò che mi piace nel lavorare con i cinesi.

Gli operatori occidentali riferiscono che molti alpinisti cinesi utilizzano l’ossigeno supplementare già a basse quote. Hai notato anche questo?
Non è vero in generale, ma sì, ci sono cinesi che usano l’ossigeno anche dai 6000 metri per fare una salita rapida e tornare alla loro vita.

Sai se ci sono scalatori professionisti in Cina come in Occidente?
So che ci sono pochi alpinisti cinesi  tra i migliori al mondo.

Infine, una domanda personale: cosa è successo al tuo sogno di scalare l’Everest senza ossigeno supplementare?
Scalare l’Everest senza ossigeno non è un grosso problema se vado solo. Ma ogni anno porto una squadra con me, il che significa che devo prendermi cura del team. In tutte le mie salite sull’Everest, ho usato solo una bombola di ossigeno  ogni volta. Ogni anno, c’è un problema sull’Everest e per garantire la sicurezza e non rischiare la vita dei nostri clienti, dobbiamo agire rapidamente. Farò il mio personale Everest senza ossigeno supplementare nel 2020, forse la mia ultima salita sull’Everest.