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27 dicembre 2013

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NANGA PARBAT WINTER EXPEDITION 2014. Simone Moro, in partenza oggi

Simone Moro parte oggi, 27 dicembre, per il Nanga Parbat

Nello zaino porterà con se’ buonsenso, un passaporto alpinistico di 50 spedizioni, attrezzatura per far fronte a temperature che potrebbero arrivare fino a -55 gradi ma soprattutto il grande sogno di diventare il primo alpinista della storia a raggiungere, in periodo invernale, gli 8.125 metri della vetta del Nanga Parbat.

Simone Moro (46 anni, forte alpinista italiano ma anche pilota d’elicottero e paracadutista, che vive tra Bergamo e Bolzano, dove vive assieme alla moglie Barbara Zwerger ed il piccolo Jonas) parte oggi 27 dicembre, nel pomeriggio, da Milano Malpensa alla volta di Islamabad. Compagno di Moro nella spedizione ‘Nanga Parbat Winter Expedition 2014’ sarà il 35enne tedesco di Monaco di Baviera, David Goettler, mentre il freerider bergamasco Emilio Previtali li seguirà in alcuni campi base ed avrà il compito di documentare le fasi dell’impresa.

La nona montagna più alta della terra nell’ambiente alpinistico viene soprannominata la ‘killer mountain’. Assieme al K2, il Nanga Parbat non è mai stato scalato fino alla vetta nel periodo invernale.

“Andrò a scalare la montagna più grande, non più alta, della terra per dislivello. Infatti, la differenza tra la vetta ed il campo base e’ di 4.515 metri. L’Everest dal versante cinese ha un dislivello di 3.548, da quello nepalese di 2.448 – afferma Moro in un’intervista rilasciata all’AGI -. Salirò lungo la via Schell sulla parete Ruphal, una via aperta nel 1975 molto lunga ma anche la meno difficile in queste situazioni. Il Nanga Parbat e’ una montagna che parla tirolese essendo stata scalata da tanti alpinisti austriaci, altoatesini ed infine tedeschi. Non va dimenticato che il primo a raggiungere la vetta nel luglio del ’53 fu Hermann Buhl di Innsbruck”.

Del Nanga Parbat, montagna del Pakistan facente parte dell’Himalaya con alto indice di mortalità (nel luglio 2008 perse la vita l’altoatesino Karl Unterkircher), Moro porta rispetto e alla domanda sul perche’ tenta questa impresa ha risposto: “non sono un kamikaze, non lo faccio per fama o soldi, ma rispondo con una domanda: perche’ l’uomo si innamora? – ha proseguito Simone – Per amore si fanno tante cose irrazionali, questa è una cosa irrinunciabile. L’alpinismo è il mezzo per la mia esistenza. Voglio ispirare altre persone, negli svariati ambiti professionali, di credere nell’esplorazione. Essa non deve mai finire”.

“In 60 anni hanno raggiunto il Nanga Parbat 300 alpinisti, poco piu’ di quattro l’anno. Devo anche dire che io sono il campione del mondo della rinuncia – sostiene Moro che nel 2011/2012 assieme al kazako Urubko dovette abbandonare la salita al Nanga Parbat per le eccessive avverse condizioni meteo -. Se ho portato a termine 50 spedizioni un motivo ci sara’. E’ quello di aver saputo rinunciare quando il rischio diventava molto alto”.

Oltre al rischio dei problemi di salute legati all’altitudine, alle valanghe, ai crepacci, al freddo, da qualche mese c’e’ anche il pericolo legato agli estremisti legati ad Al Qaeda. Nel giugno scorso proprio alle pendici del Nanga Parbat, lato Diamir, al campo base venero uccisi dieci alpinisti. “Avremo una scorta armata, ma la nostra sicurezza sara’ l’inverno. Se vorranno attaccarci dovranno essere terroristi-alpinisti”, ha sdrammatizzato l’alpinista bergamasco che è anche Medaglia d’oro al valor civile per aver salvato di notte l’alpinista inglese, infortunato, Tom Moores, sul Lhotse nel 2001.

Sulla percentuale di raggiungere la vetta, Moro ha risposto: “saranno tre mesi di dura spedizione, mi sono dato tre mesi di tempo. Le possibilità di arrivare in cima non superano il 20%. Porterò con me il necessario per sopravvivere. Mi avvarrò della tecnologia che mi permetterà di telefonare e, spero, anche vedere la mia famiglia. A quelle altezze il telefono satellitare in caso di emergenza serve a poco perchè nessuno potrebbe venirti a recuperare.  Servirà solo per dire addio al mondo”. (Fonte: AGI) .

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