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3 ottobre 2012

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VIAGGIO NELL'ARTE DI WILLY VERGINER Video intervista

Willy Verginer, scultore altoatesino nato a Bressanone nel 1957, emerge silenziosamente – come silenziose sono le sue figure – ma con una continuità perseverante e luminosa come il sole all’alba, da una tradizione scultorea – quella della sua Val Gardena – fatta di cirmolo, di legni e figure nodose che hanno radici nella dura vita di montagna e che oggi ammiccano in maniera fin troppo stereotipata ai turisti.

Le figure di Willy – di legno di melo, e di tiglio – sono invece contemporanee, e a volte lo sono drammaticamente, denunciando un’incapacità di vedere, con lo sguardo fisso nel vuoto, o forse contemplativo, alla ricerca di un perché, in una vita mai in equilibrio. Eppure allo stesso tempo le contraddistingue una leggerezza da cultura quasi pop, ispirata forse da quel colore acrilico, totalmente coprente, che è uno degli elementi che più le contraddistingue e che Willy applica a fasce, a blocchi, decontestualizzando di fatto il soggetto.

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La domanda che gli facciamo in merito è quasi impertinente, ma ci può stare, dopo che ci troviamo da due ore nel suo laboratorio, immersi nella quotidianità del suo lavoro di artista insieme ai due figli, anch’essi scultori sulle orme di un padre che ormai ha conquistato l’attenzione del mercato e del pubblico internazionale dell’arte contemporanea: “dove guardano le tue figure, Willy?” – “guardano innanzitutto me, mentre lavoro, perché sono nate rivolte verso di me, ma poi vanno oltre, e guardano l’infinito“.

Sono figure quasi sempre introverse, silenziose appunto: non c’è urlo, nell’arte di Willy, ma c’è spazio per un messaggio ambientalista, e in alcune opere si può scorgere – come lui stesso ci suggerisce – la denuncia di una montagna anch’essa stereotipata, che non siamo capaci di vedere realmente, o l’ironia nei confronti dei moderni “eroi delle montagna”.

Con Francesca Gregori, fotografia, e Matteo Menapace, riprese video, abbiamo visitato Willy Verginer il 12 settembre 2012 nel suo laboratorio di Ortisei, e lo ringraziamo per averci aperto le porte al suo mondo artistico.

Testo e intervista di Andrea Bianchi – Mountainblog.it

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