Dopo la prima parte pubblicata ieri, oggi concludiamo il trekking più selvaggio dell’Himalaya verso il Makalu Base Camp.
Guarda l’ultimo video e leggi il racconto di Matteo Peroni!
Dopo giorni di cammino tra foreste, villaggi e passi d’alta quota, la nostra meta è ormai vicina. Il Makalu Base Camp è a poche ore di distanza, ma quando si cammina a queste altitudini ogni passo richiede pazienza e rispetto.
Giorno 8 | Yangle Kharka – Langmale
La mattina a Yangle Kharka inizia con una notizia inattesa. Uno dei compagni di viaggio, Roberto, decide di fermarsi qui. Le gambe fanno male e teme di non avere abbastanza energie per affrontare il ritorno. Trovo questa scelta molto saggia: in montagna bisogna sempre saper ascoltare il proprio corpo.
Quando torneremo da queste parti lo ritroveremo e riprenderemo il viaggio insieme verso Tumlingtar. Salutiamo Roberto e partiamo verso Langmale (4.410 m), la prossima tappa. Il sentiero sale lentamente e il paesaggio cambia ancora. Le montagne si mostrano sempre più chiaramente. Durante il cammino si unisce a noi anche un piccolo compagno di viaggio: un cagnolino che decide di accompagnarci lungo il sentiero. Arriviamo a Langmale poco prima dell’ora di pranzo. Dopo giorni di trekking si impara ad apprezzare le cose semplici: un piatto caldo, un letto dove riposare e qualche risata che illumina l’anima.
Nel pomeriggio io e Matte (Matteo) decidiamo di salire ancora un centinaio di metri, giusto per muovere le gambe e farci venire un po’ di appetito.
La scelta si rivela perfetta quando davanti a noi compare un tramonto spettacolare sulle montagne che domani ci accompagneranno verso il Makalu Base Camp. Torniamo al lodge mentre il freddo della sera inizia a farsi sentire. La stufa accesa e la cena (sempre deliziosa) completano la giornata.
Domani arriveremo al Makalu Base Camp. Non vedo l’ora.
Giorno 9 | Langmale – Makalu Base Camp
Partiamo da Langmale. Oggi ci aspettano quattro ore di cammino e poco più di 400 m di dislivello per raggiungere il Campo Base del Makalu. Khrisna mi dà subito la carica dicendomi che sono troppo forte e che potrei affrontare tutti i trekking in Nepal. Mi fido 😉
Il passo è lento. A queste quote ogni movimento sembra richiedere il doppio dell’energia. Durante il percorso facciamo sosta al Lago di Barun Inferiore (4.534 m), lago glaciale che dista solo 5 minuti dal sentiero principale. La giornata è limpida e l’acqua del lago riflette le montagne che lo circondano.
Dopo diversi giorni di cammino e tanti metri di dislivello, con il respiro corto negli ultimi tratti, ecco all’improvviso davanti a noi il Makalu, 8.485 m di roccia e granito. La quinta montagna più alta del mondo. Noi siamo minuscoli al suo cospetto. Ed eccoci finalmente al Campo Base, a 4.870 m. Mi fermo, mi siedo e resto in silenzio. Siamo arrivati. E la sensazione di orgoglio, soddisfazione e gratitudine è alle stelle! Poco più in là raggiungiamo anche il Lago di Barun Superiore, a 4.847 m. Nel lodge ci aspetta il pranzo. Oggi sblocchiamo anche un nuovo cibo: i cetriolini. Nel pomeriggio il tempo cambia improvvisamente. Inizia una tempesta di neve che ci impedisce di uscire, così restiamo all’interno giocando a scala 40. Quando esco un momento con il frontalino, i fiocchi hanno ricominciato a cadere. Meglio andare a dormire. Speriamo che il tempo domani migliori, così possiamo raggiungere un punto panoramico a 5.300 m.
Giorno 10 | Campo Base Makalu
La mattina al Makalu Base Camp si apre con un paesaggio completamente imbiancato. Dopo colazione la nostra guida, Khrisna, ci intrattiene con qualche gioco di magia con le carte. Fuori continua a nevicare, quindi decidiamo di aspettare. Nel pomeriggio il cielo finalmente si apre e partiamo per raggiungere il punto panoramico. Camminare a quasi 5.000 m è un’esperienza particolare. Anche muoversi in piano richiede fatica e lentezza, ma il panorama ripaga ogni sforzo. Raggiungiamo i 5.238 m. Restiamo qualche minuto in silenzio ad osservare le montagne. Poi torniamo al Campo Base, dove una birra celebrativa segna la conclusione di questa giornata speciale, o meglio, di questo viaggio speciale. Domani inizieremo la strada del ritorno. In montagna, però, tornare non significa semplicemente ripercorrere lo stesso sentiero. Significa riguardare ogni passo con occhi diversi.
Cosa ho capito da questo viaggio?
Prima di lasciare la mia stanza – la più alta in cui abbia mai dormito – mi fermo a pensare. Questo trekking mi ha insegnato molte cose. Ho capito che qui le montagne sotto i 6.000 metri spesso non possiedono nemmeno un nome. Ho capito che quando incontri qualcuno lungo il cammino lo saluti con le mani giunte al petto pronunciando “Namaste”, che significa “mi inchino a te”. Ho capito che i portatori sono persone straordinarie, capaci di trasportare oltre 25 chili sempre con il sorriso. Ho capito che condividere sedici giorni con otto sconosciuti non è sempre facile, ma quando trovi l’equilibrio diventano la tua famiglia e rivedere un compagno rimasto indietro solo pochi giorni prima ti riempie il cuore come se non lo vedessi da anni. Ho capito che l’alloggio più bello non è quello più pulito, ma quello dove ti accolgono con un sorriso e un pasto caldo. Ho capito che qui la natura offre qualcosa di sacro, unico. Sono arrivato in Nepal per vedere le montagne. Torno a casa portandomi nel cuore le persone. Un viaggio così mette in discussione tante cose e lascia una sola certezza: questo non è un addio, ma un arrivederci.
A presto Nepal, grazie di tutto.
Matteo

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