MENU

16 Luglio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Cultura

Renato Casarotto, quarant’anni dopo: l’eredità di un alpinista che ha cambiato la montagna

Grassi, Casarotto e Comino

Da sx: Grassi, Casarotto e Comino. Fonte: Wikipedia

Il 16 luglio 2026 ricorreva il quarantesimo anniversario della scomparsa di Renato Casarotto. Dalle grandi solitarie himalayane alle esplorazioni in Patagonia e Alaska, il suo nome continua a incarnare un’idea di alpinismo fondata su libertà, essenzialità e spirito di scoperta.

Il 16 luglio 2026 il mondo della montagna ricorda Renato Casarotto, scomparso quarant’anni fa sul K2 al termine di una delle più straordinarie carriere dell’alpinismo italiano. A quattro decenni dalla sua morte, il suo nome continua a evocare un alpinismo fatto di esplorazione, autonomia e ricerca dell’ignoto.

Nato ad Arcugnano (Vicenza) nel 1948, Casarotto si affermò tra gli anni Settanta e Ottanta come uno dei protagonisti assoluti dell’alpinismo internazionale. In un’epoca dominata dalle grandi spedizioni himalayane, scelse un approccio leggero, privilegiando spedizioni in solitaria o in cordate ristrette.

Tra le sue imprese più celebri spicca la salita in solitaria della parete sud del Lhotse nel 1980, ancora oggi considerata una delle più importanti ascensioni della storia dell’alpinismo himalayano. Ma il suo lascito va oltre le imprese sportive: Casarotto fu un autentico alpinista-esploratore, attratto dalle montagne e dalle culture incontrate durante i suoi viaggi. Molte delle sue spedizioni avevano un carattere pionieristico, orientato verso pareti poco frequentate e itinerari che richiedevano una straordinaria capacità di adattamento. I suoi libri e i suoi diari restituiscono il ritratto di un uomo che vedeva la montagna come uno spazio di conoscenza e confronto con sé stesso.

La sua vita si interruppe il 16 luglio 1986 sul K2, quando cadde in un crepaccio durante il rientro verso il campo base dopo la spedizione condivisa con Francesca Rossetto.

A quarant’anni di distanza, in un alpinismo sempre più tecnologico e mediatico, l’eredità di Renato Casarotto appare più attuale che mai. Le sue ascensioni continuano a ricordare il valore della preparazione, dell’essenzialità e del viaggio come esperienza umana.

Ricordarlo oggi significa riflettere sul senso stesso dell’andare in montagna: non un luogo da conquistare, ma uno spazio da comprendere e rispettare.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *