Ogni esperienza autentica vissuta in montagna merita di essere raccontata. Per questo abbiamo accolto con piacere il racconto di Raffaele Dalle Fratte, un lettore di Mountainblog che ha voluto condividere con noi un’impresa personale capace di unire passione, preparazione e spirito di avventura. Il suo obiettivo era ambizioso: partire dalla spiaggia di Genova Voltri, raggiungere Cervinia in bicicletta e completare l’ascesa del Cervino lungo la storica Cresta del Leone, realizzando un sogno coltivato per anni e portato a termine esclusivamente con le proprie forze.
Di seguito è possibile leggere il racconto integrale dell’impresa, scritto direttamente dal protagonista, che ripercorre tutte le fasi dell’avventura, dalla partenza sul mare fino alla conquista della vetta del Cervino:
“Dal mare al Cervino
L’idea di unire mare, bicicletta e Cervino nasce dalla mia passione per la montagna e il ciclismo e dal desiderio di spingermi ancora oltre nei percorsi di endurance. Negli anni ho già completato itinerari simili, partendo sempre dal mare per raggiungere le vette del Monte Rosa e del Monte Bianco. Partire dal mare significa iniziare dal punto più basso e cercare di raggiungere una delle montagne più alte delle Alpi esclusivamente con le proprie forze, senza alcun mezzo motorizzato. Sentivo però il desiderio di abbinare alla bici una salita di carattere più alpinistico, che non fosse una semplice escursione. Così la mia scelta è ricaduta sulla salita al Cervino lungo la Cresta del Leone. È un itinerario alpinistico impegnativo, che richiede concentrazione assoluta sia in salita sia in discesa lungo la sua affilata cresta rocciosa. Negli anni sono salito su 61 cime di quattromila metri, il Cervino però mancava ancora all’appello. Quale occasione migliore per salirci se non partendo dal mare in bicicletta?
È giovedì 2 luglio. Controllo le previsioni meteo per il weekend. Dopo settimane di attesa finalmente sembra arrivata la finestra meteo giusta. Chiedo subito la disponibilità a un paio di amici per poter avere l’assistenza necessaria nel tratto in bici e nella salita alpinistica. La decisione è presa. L’allenamento costante mi fa sentire pronto ad affrontare questa avventura.
Alle 16:30 di sabato 4 luglio sono sulla spiaggia di Genova Voltri, pronto a partire in sella alla mia bici con l’assistenza di Martina Rossi. Pronti, via: si sale verso il Passo del Turchino, una salita dalle pendenze dolci che permette di scaldare le gambe. Dopo un tratto di discesa inizia la lunga pianura, attraversando le cittadine di Alessandria, Casale Monferrato, Trino. Poco prima delle 22 raggiungo Ivrea. Ora che il sole è tramontato si respira meglio e l’aria è finalmente un po’ più fresca. Le sensazioni sono ottime: riesco a mantenere una buona velocità di crociera, consapevole di non dover sprecare energie preziose. Rimango concentrato, facendo attenzione ad alimentarmi e a bere con regolarità.
Da Ivrea inizia l’avvicinamento alla salita di Valtournenche. Il tratto fino a Châtillon presenta un po’ di vento contrario che rallenta la progressione. Nonostante questo, riesco ad arrivare ai piedi della salita con una media di 31,1 km/h. Considerando i 1.500 metri di dislivello affrontati nei primi 210 km, è un dato che mi mette di buon umore. Affronto la salita con un ritmo tranquillo, consapevole che il bello della sfida deve ancora arrivare. Continuo a ripetermi che la bici è solo la prima parte del viaggio: la parte più delicata dell’impresa deve ancora iniziare. Arrivo a Cervinia all’1:30 con 240 km nelle gambe e 2.900 metri di dislivello positivo. Sono molto soddisfatto della frazione in bici: ho gestito bene lo sforzo e le gambe rispondono ancora bene. Il tempo di cambiarmi, mangiare qualcosa e, alle 2, riparto insieme a Marco Giorgetti in direzione del Cervino, sotto un cielo stellato indimenticabile, con la luna che illumina i nostri passi.
Procediamo con un passo regolare mentre, in lontananza, si vedono le frontali degli alpinisti partiti dalla capanna Carrel. Superiamo il rifugio Duca degli Abruzzi (2.802 m) e iniziamo a risalire il ripido pendio che conduce al Colle del Leone. Abbandoniamo le scarpe da running e indossiamo gli scarponi. Da questo momento comincia davvero il Cervino. Con le prime luci del giorno la montagna cambia volto: la roccia si tinge lentamente di rosso e la cresta, che fino a pochi minuti prima era solo una sagoma nel buio, diventa finalmente nitida davanti a noi. Prima di giungere alla capanna Carrel affrontiamo i primi canaponi che facilitano il superamento dei passaggi più verticali.
Sono appena passate le 6 quando raggiungiamo la capanna Carrel (3.835 m) e ci concediamo una pausa prima di affrontare la parte di salita tecnicamente più difficile. Nonostante la buona forma, so bene che qui non esistono tratti da affrontare con superficialità. Il cielo è senza una nuvola, l’unico inconveniente è un vento moderato da nord. Con Marco procediamo spediti, superando le varie corde fisse fino a giungere al Pic Tyndall, dove la cresta si abbatte fino al famoso passaggio “Enjambée”. Superato questo passaggio non resta che affrontare la parte sommitale, sfruttando una serie di canaponi e la famosa scala Jordan. Alle 10:10 tocco finalmente la croce di vetta. Per qualche istante il tempo sembra fermarsi. Il pomeriggio precedente ero sul mare di Genova e ora eccomi qui, sulla cima del Cervino. Dalla spiaggia alla vetta: un filo continuo che fino a quel momento era esistito solo nella mia mente. Per me è la chiusura di un cerchio iniziato con il Monte Rosa e proseguito con il Monte Bianco. Sono passate 17 ore e 40 minuti dalla partenza. Ripenso al mare, alla notte in sella e alla lunga salita: essere qui ripaga di ogni sforzo. Sono consapevole però che manca ancora l’ultimo tassello, ossia la discesa. Dopo una pausa per mangiare e bere, ripartiamo con la dovuta attenzione. La concentrazione resta altissima. Sul Cervino la discesa richiede almeno la stessa attenzione della salita. Affrontiamo qualche discesa in corda doppia nei tratti più ripidi. Poco prima delle 14 siamo di nuovo alla capanna, per poi continuare la discesa. Una volta giunto nei pressi del rifugio Duca degli Abruzzi posso finalmente rilassarmi e qualche lacrima scende dagli occhi. Ormai i pericoli oggettivi sono terminati e non resta che camminare fino a Cervinia prima di bere una meritata birra fresca.
Questa impresa non sarebbe stata la stessa senza chi mi ha accompagnato e senza tutte le persone che hanno tifato per me da lontano. A loro va il mio grazie più sincero.
Dal mare alla vetta del Cervino. Un sogno inseguito per anni che posso finalmente dire di aver realizzato.
Dati tecnici:
- Partenza: Genova Voltri
- Arrivo: vetta del Cervino (4.478 m)
- Bicicletta: 240 km – 2.900 m D+
- Tratto alpinistico (Cresta del Leone): 7,5 km – 2.500 m D+
- Tempo complessivo fino alla vetta: 17 h 40′”
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