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31 Agosto 2026

Natura e ambiente: anima e radici di Veronica la cacciatrice

Care amiche e amici, oggi mi sono dedicato a un tema molto controverso, che scatena gli animi e scuote le viscere: la caccia e il suo rapporto con la natura. Premesso che io non sono un cacciatore, né ho mai cacciato, ma vivo in natura da sempre e da tanti anni leggo notizie relative a questo argomento e a tutte le tematiche che va a stimolare. Ricordo i racconti di tanti contadini, allevatori e cacciatori nati nell’inizio dello scorso secolo, sia in Valle d’Aosta, sia in Liguria, le mie “patrie”, e tutto ciò che è venuto dopo.

Ripenso a ciò che ho visto sia in Italia, sia in giro per il mondo, decennio dopo decennio. Ciò che hanno in comune i tanti scritti relativi all’argomento e che tutti parlano di caccia o non caccia, dei vari perché e del chi ha fatto o detto cosa. Ma difficilmente ho trovato qualcuno che discorresse direttamente con i protagonisti che potessero esprimere con sentimento il proprio punto di vista o semplicemente ciò che davvero avevano nel cuore.

L’archetipo, o forse lo stereotipo, del cacciatore è di norma un barbuto uomo silenzioso, ma la realtà spesso è molto diversa e articolata. Per la comprensione reciproca serve dialogo e ciò è quantomai difficile in un mondo che va al ritmo di uno scroll di pollice. Per questo ho deciso di intervistare Veronica Fraguglia, cacciatrice curiosamente nata il 9-9-99.

Veronica lavora in una Casa di Riposo, ha studiato agraria, ed residente a Propata, uno dei luoghi più classici e quasi leggendari nell’area del Parco di Monte Antola, famosa per i pascoli e le antiche tradizioni valligiane. Questi luoghi sarebbero il perfetto teatro dei primi racconti di Corona e non a caso sono stati sede di innumerevoli libri e di molto, molto altro.

Veronica in cima al Monte Antola

Da quando vai in montagna e come hai iniziato?

Vado in Montagna da sempre. Vivo immersa nel Parco Regionale dell’Antola. Non ho mai fatto vacanze al mare, ho iniziato ad accompagnare mio padre a caccia già da piccola, a 6 anni, prima in allenamento con i cani; il tempo passava e pian piano mio padre ha iniziato a portarmi con lui in qualche giornata di caccia durante la stagione venatoria, fino che all’età di 11 anni.
Il 28 dicembre del 2011, mi ha portata a una battuta al cinghiale, da lì non ho mai più smesso di praticare quest’attività. Sono cresciuta in mezzo ai cani, li abbiamo sempre avuti.

Tramonto in Antola

Cosa significa, o come è, vivere tra le montagne del parco del Monte Antola?

Per chi è nato e cresciuto quassù, e ama i monti e la natura, è uno spettacolo. Non sempre facile perché devi saperti destreggiare anche nei momenti più complessi e difficili. Non devi avere fretta, devi seguire il passo lento delle giornate e delle stagioni. Siamo pochi che abitiamo fissi tutto l’anno qua, ci conosciamo tutti e quando possibile ci aiutiamo: come si dice? Una mano lava l’altra. L’Antola è il Monte simbolo dei Genovesi, per noi che abitiamo qua, è Casa. Io lo ho tatuato su un braccio.

Inverno all'Antola

Cosa ami della natura e che rapporto hai con le montagne?

Della natura amo soprattutto la bellezza, i colori e la sensazione di pace che sa regalare quando ci si ferma ad ascoltarla. Ormai è tutto così frenetico che fermarsi ad ascoltare il silenzio della montagna, è diventato il modo più bello per ritrovare se stessi. La montagna offre sempre una boccata d’aria fresca e un ritmo tutto suo, fatto di passi lenti e costanti e respiri profondi.

Da bambina cosa sognavi al riguardo e cosa ti piaceva di più?

Mi piaceva e mi piace tutt’ora la tranquillità che sa trasmettere; quando ho la mente confusa mi basta uscire di casa e andare a fare due passi immersa nella natura, per rimettere in ordine la mente. I miei ricordi d’infanzia passata in un paesino a 1000 m di altezza in provincia di Genova, sono molteplici e bellissimi. Esploravo i boschi con l’innocenza di una bambina che era convinta che dietro ogni pianta, sotto ogni fungo, sotto ogni pietra, si nascondessero piccoli mondi segreti, consapevole di tutto ciò che riguarda la montagna. Il mio sogno era aprire un’azienda agricola e avere le mie bestie.

Autunno in Antola

Chi erano i tuoi idoli? O le fonti di ispirazione?

Mio nonno Vittorio e mio padre Giancarlo.

Ambiente e natura

Cosa pensi del rapporto natura-caccia?

Per me il rapporto Natura-Caccia si basa su due concetti chiave: rispetto e conoscenza. Non vedo la caccia come un’attività di contrapposizione alla natura, ma come un modo consapevole. Chi va a caccia vive il territorio 365 giorni all’anno, impara a leggere i segnali dell’ambiente e ne comprende gli equilibri. Oggi la caccia regolamentata, è uno strumento di gestione sostenibile e tutela della fauna. Richiede umiltà, responsabilità e una passione profonda per il mondo naturale. Vedo la caccia come uno “strumento” di conservazione e gestione sostenibile. Un cacciatore conosce le specie, rispetta i ritmi della natura e contribuisce a mantenere gli equilibri ecosistemici, contrastando gli squilibri causati dall’impatto umano. Essere una cacciatrice mi insegna l’umiltà e l’osservazione. La natura non è uno sfondo, ma un qualcosa di cui facciamo parte. La caccia consapevole comporta una responsabilità e una conoscenza del territorio che pochissime altre attività ti danno.

Per “romanticizzare” la storia aggiungerei che ciò che mi porta a cacciare, è soprattutto una ricerca di bellezza e di silenzio. è una dimensione quasi poetica in questo mondo; l’alba che sorge lentamente sui monti, il profumo del bosco dopo la pioggia, il suono delle gocce sui rami e la terra bagnata sotto i piedi. Quando sei lì al freddo, immersa nella nebbia di primo mattino, fai parte del bosco. Non lo guardi da fuori, ma lo vivi.
Per me è un modo per rallentare, ascoltare la natura nel suo momento “intimo” e ritrovare un contatto ancestrale con l’ambiente.

Veronica ritratto

Christian Roccati
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