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12 Maggio 2026

Hiking e Trekking · Walking · Travel · Viaggia con Carlo

Viaggio in Eritrea: diario di bordo, parte 2.

viaggio in eritrea

Dopo la prima parte, ecco il racconto degli ultimi giorni del viaggio in Eritrea compiuto da Angela Gemignani in compagnia di Viaggia con Carlo.

 

Giorno 7 | 31 dicembre 2025 | Isole Dahlak

Partiamo dal porto di Massawa alle 10:30, a bordo di una barca carica di tende, provviste e tutto il necessario per il nostro soggiorno. La traversata dura circa un’ora e mezza e segna già un passaggio netto: dalla terra al mare aperto, verso l’arcipelago delle Dahlak. Dopo una ricerca quasi ostinata, troviamo finalmente la baia perfetta. E quando la vediamo, tutto si ferma: sabbia bianca, acqua cristallina, isolamento assoluto. Non c’è nulla intorno, se non mare e cielo. Essere lì, da soli, in un luogo così irreale, sembra quasi impossibile. Una volta individuata la baia, lo staff si mette subito al lavoro: scaricano la barca e, con grande efficienza, montano il campo esclusivamente per noi. In pochi momenti, quel tratto di spiaggia diventa il nostro piccolo mondo privato.

Il pomeriggio scorre tra esplorazione e silenzi pieni: rocce levigate dal vento, cactus solitari, piccole baie nascoste che si aprono come segreti. Il mare è accogliente e invita a lunghe nuotate senza pensieri. Poi arriva la sera, e con lei un Capodanno fuori da ogni schema. Tra stelle, mare e fuoco, il tempo perde significato. Danze improvvisate, risate spontanee, chiacchiere che si mescolano al rumore delle onde. Non c’è bisogno di altro. La notte si chiude con una sensazione rara, difficile da replicare altrove: quella di essere esattamente nel posto giusto, nel momento giusto.

Isole Dalak 1

Giorno 8 | 01 gennaio 2026 | Snorkeling e vita locale

La giornata inizia con una colazione sulla spiaggia, essenziale e perfetta, accompagnata dal rumore leggero delle onde. Gli spostamenti avvengono interamente in barca, che ci accompagna tra una baia e l’altra, rendendo ogni passaggio parte dell’esperienza. Subito dopo, il mare diventa il protagonista assoluto: lo snorkeling tra banchi sabbiosi e acque trasparenti rivela un mondo vivo e sorprendente, popolato da pesci tropicali dai colori intensi. Nel pomeriggio ci spostiamo sempre in barca verso i villaggi di pescatori. Le scene sono semplici e potenti: reti stese al sole, barche attraccate, gesti quotidiani che seguono ritmi antichi. Veniamo accolti e coinvolti nel rituale del caffè condiviso, un momento di incontro autentico, fatto di sguardi, sorrisi e lentezza.
La vita qui scorre con una naturalezza che colpisce profondamente. Ogni incontro lascia un segno discreto ma duraturo, come qualcosa che non si esaurisce nel momento, ma continua a vivere dentro.

Isole Dalak 2

Giorno 9 | 02 gennaio 2026 | Lungo la strada panoramica

La giornata inizia con un’ultima nuotata tra le acque calme delle Dahlak, un saluto silenzioso a un luogo che ha segnato profondamente il viaggio. Poi si riparte in barca verso Massawa, lasciando lentamente alle spalle il mare aperto.

Il rientro continua via terra, in direzione Asmara, attraversando uno dei tratti più scenografici del percorso: la storica ferrovia tra Massawa e l’altopiano. Ponti sospesi nel vuoto, gallerie scavate nella roccia e panorami improvvisi trasformano la strada in un’esperienza continua, quasi cinematografica. Lungo il tragitto, i villaggi si animano di vita: i bambini corrono verso il passaggio dei mezzi, curiosi, sorridenti, spontanei. Ogni incontro aggiunge un tassello a un viaggio che diventa sempre più un mosaico di natura, persone ed emozioni.

 

Giorno 10 | 03 gennaio 2026 | Qohaito

Partiamo al mattino molto presto per un lungo trasferimento di circa 5 ore verso l’altopiano di Qohaito. Il viaggio è già parte dell’esperienza: il paesaggio si apre lentamente, diventando sempre più arido.

Arrivati, Qohaito si rivela in tutta la sua essenzialità e potenza. Le rovine axumite emergono tra altopiani e spazi desertici come presenze antiche rimaste in ascolto del tempo. La grande cisterna monumentale, le colonne sparse e i terrazzamenti agricoli raccontano una civiltà lontana, ancora leggibile nel silenzio che la circonda. Proseguendo, ci addentriamo in uno stretto sentiero che si fa sempre più raccolto fino a condurci sotto una grande roccia scavata. Qui il tempo sembra fermarsi: sulle pareti si possono ancora ammirare antichi disegni rupestri, testimonianza silenziosa di presenze lontanissime. Il riparo naturale ci offre anche un momento di tregua dal sole intenso che ci accompagna lungo tutta la camminata.

Qui non c’è nulla di costruito per il visitatore: nessun turismo, nessuna mediazione. Solo spazio e storia. La luce del tramonto rende il momento quasi irreale: ci si sente piccoli davanti a qualcosa di molto più grande, nel tempo e nello spazio.

Asmara, Trekking

Riprendiamo poi la strada verso Asmara, attraversando per ore colline morbide e villaggi remoti. È un ultimo attraversamento dell’Eritrea rurale: bambini che salutano con spontaneità, donne al lavoro nei campi, animali al pascolo lungo la strada. Scene quotidiane che, proprio perché semplici, restano impresse. Nel tardo pomeriggio rientriamo ad Asmara e accogliamo l’invito del nostro amico Angheson a cenare a casa sua. È un momento che va oltre l’ospitalità: la sua famiglia ci accoglie come se fossimo parte di loro. Tutti, dai più anziani ai più piccoli, si sono riuniti per farci sentire a casa. Ci fanno accomodare nel modesto salotto, dove ogni mobile è colmo di piatti tipici della cucina eritrea. Il tavolo, o meglio l’intera stanza, è un’esplosione di cibo: una quantità pensata per sfamare forse una trentina di persone, eppure siamo solo in due. L’abbondanza qui non è ostentazione, ma condivisione.

La serata si chiude con un rituale che resta impresso: il caffè eritreo. Una preparazione lenta e quasi cerimoniale.
Prima accendono il fuoco, rigorosamente con carbone. Con un ventaglio iniziano ad attizzare le braci, mentre un piccolo pentolino forato viene usato per tostare i chicchi di caffè ancora verdi. I gesti si intrecciano: con una mano sventolano il carbone, con l’altra muovono il recipiente, mentre l’odore dei chicchi che cambiano colore si diffonde nell’aria e riempie i sensi. Quando la tostatura è perfetta, i chicchi vengono versati in un mortaio e macinati lentamente. Poi il caffè viene trasferito in una caffettiera tradizionale, simile a un alambicco dal collo lungo. Si aggiunge l’acqua e il tutto torna sul fuoco, mentre le braci vengono continuamente ravvivate. Il processo di ebollizione viene ripetuto due o tre volte, aggiungendo con precisione piccole quantità di acqua fredda, fino a raggiungere la consistenza perfetta. Infine, all’imboccatura del lungo collo della caffettiera viene inserito un filtro naturale fatto di pelo di animale, per trattenere il deposito durante la mescita. Il caffè viene servito lentamente, tazzina dopo tazzina. È più di una bevanda: è un rito.

Prima di salutarci, la madre ci invita a partecipare a un momento speciale: la preparazione dell’injera. L’injera è il pane tradizionale eritreo ed etiope, una grande sfoglia morbida e leggermente spugnosa a base di farina di teff, un cereale antico senza glutine. Ha una consistenza unica, leggermente acidula, e viene utilizzata sia come base del pasto sia come “posata” con cui raccogliere le pietanze. Ci mostra come viene preparata la pastella e versata su una grande piastra rotonda calda, dove cuoce lentamente fino a formare la tipica superficie porosa. È un gesto semplice ma profondamente radicato nella tradizione domestica.

Adesso è arrivato il vero momento dei saluti, con calorosi abbracci ci salutiamo e ringraziamo la famiglia per la speciale ospitalità.

 

Qohaito 1Giorno 11 | 04 gennaio 2026 | Qohaito

La mattinata è dedicata alla visita del monumento ai caduti della battaglia di Adua, raggiunto dopo circa 2 ore e mezza di strada per tratta. Un percorso lungo e impegnativo, forse eccessivo per un semplice obelisco, ma che assume comunque un valore importante per la memoria della nostra nazione. È un luogo intenso, che invita al rispetto e alla riflessione più che alla semplice osservazione.

Riprendiamo poi la strada verso Asmara attraversando per ore la campagna eritrea. È un ultimo viaggio nell’Eritrea rurale: bambini che salutano con spontaneità lungo il ciglio della strada, donne al lavoro, animali al pascolo in un paesaggio essenziale e autentico. Rientrati ad Asmara, il ritmo cambia. Ci concediamo le ultime passeggiate tra caffè storici e piazze illuminate dal sole, come un saluto lento e consapevole alla città. La serata in aeroporto diventa un ultimo capitolo a sé. Tra nebbia, volo ritardato, attesa e tempo sospeso, nasce un’atmosfera inaspettata: risate, carte, racconti condivisi. Un modo semplice ma perfetto per chiudere il viaggio.

L’Eritrea non è per tutti.

Ma se la scegli…
ti resta dentro.

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INFO: Viaggia con Carlo

 

 

 

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