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6 Ottobre 2026

Alpinismo e Spedizioni · Running · Trail Running · Vertical · Austria · Europa

FKT sul Großglockner: il record di Tiziano Moia in fil di cresta


Tiziano Moia – Intervistiamo oggi chi ama viaggiare rapido e leggero anche alle alte quote. Un buon caffè assieme ad un forte atleta è stata, infatti, la scusa ideale per commentare l’ultima impresa sulla Stüdlgrat del Großglockner, la vetta più alta dell’Austria.

Anticipiamo che per Tiziano Moia è stata come una delle tante uscite in montagna: stesso entusiasmo e stessa meticolosità nella preparazione anche per salire sul tetto dell’Austria, solo con i BPM un po’ più elevati e l’occhio che puntava sia alla vetta che all’orologio.

Tiziano Moia sulla via Stüdlgrat del Großglockner

Allora, Tiziano, ufficialmente sei ancora in attesa della convalida del record sulla Stüdlgrat del Großglockner. Ci spieghi innanzitutto di cosa si tratta?

La sigla FKT1 (Fastest Known Time) si riferisce ai tempi più veloci registrati su itinerari di montagna sparsi in tutto il mondo. Non ci sono pettorali o percorsi fissi da seguire come nelle competizioni. Fa fede quanto registrato dal proprio orologio, dal punto A al punto B. L’uso della tecnologia però si ferma lì. Tutto il resto ce lo deve mettere l’atleta. Diciamo che, in un era di tanta comodità a portata di click, è una sfida a trovare quali sono i propri limiti, soprattutto mentali. In questo caso l’eleganza della Stüdlgrat al Großglockner è una salita dove alla corsa in quota si uniscono caratteristiche alpinistiche e passaggi tecnici.

Chiaramente bisogna essere disposti a fare parecchia fatica. Visto che al giorno d’oggi questa sembra essere uno spauracchio da evitare, con un touch dietro l’altro, che sapore ha avuto in un’impresa come questa?

Ti dirò, nella prima parte è la stessa che provi in salita nelle gare di trail: hai il fiato corto, mentre cuore e gambe spingono al massimo. La seconda parte però era molto più tecnica, con passaggi fino al III+. Ho dovuto quindi rallentare per non partire all’attacco già “fuori giri”. Nell’ultima mezz’ora di salita, infatti, la fatica è più che altro mentale: sei lì sul fil di cresta e sai che non dovrai commettere nessun errore. Non importa infatti da quale versante potresti cadere: il risultato sarebbe lo stesso. Va detto poi che, per quanto siano spettacoli i video che si trovano online, di certo non rendono merito al livello di tensione che si prova in certe circostanze.

http://fastestknowntime.com/

Quelle poche decine di secondi che abbiamo visto sui social sono perciò un condensato di tante e tante ore di preparazione?

Proprio così. Prima di salire la Stüdlgrat a quella velocità serve “masticare” parecchia montagna (e non solo in rifugio a far festa). Per me è una passione a 360 gradi che ho avuto sin da piccolo e inoltre mi è sempre piaciuto muovermi in modo veloce. Da lì quindi il logico passaggio alle gare trail. Adesso però sto mettendo assieme corsa e tecnica, perché la mia filosofia è che anche in alta quota, più sei veloce e più sei sicuro.

Da noi in Friuli però non ci sono montagne con altitudine paragonabile agli Alti Tauri per simulare le stesse condizioni che hai trovato durante questa salita.

Infatti, per affinare il record e miglioralo ci vorrebbe una preparazione in altura, perché oltre i 3100-3200m, se vai a tutta, la quota si sente,

Esistono comunque certi itinerari qui da noi, come lo spigolo del Sernio o il Zuc dal Bôr, che quando li percorri tante e tante volte, ti danno la dimestichezza necessaria per viaggiare spedito anche su terreno incerto come la Cresta Sud del Gran Campanaro e poter dire “Achì sei sigûr, no riscji di colâ”.

Occorre però lasciare a casa la superbia che fa dimenticare come in ogni situazione della vita c’è sempre una minima percentuale di incertezza con cui fare i conti.

Ma tu sei un tipo meticoloso. In cosa è consistita quindi la preparazione per questo exploit?

Ho fatto tre ricognizioni sulla cresta Stüdlgrat per sapere dove correre, dove arrampicare e dove invece conviene rallentare. La prima volta ho provato i passaggi difficili anche in discesa e sono salito con tutto l’equipaggiamento del caso. Perciò casco, picozza e ramponi, per poter visionare bene il ghiacciaio ed affrontare anche eventuali tratti di vetrato lungo la cresta. Man mano che ho interiorizzato la giusta

ho iniziato a togliere il superfluo ed alla fine ho capito che anche sua una via alpinistica come la Stüdlgrat le scarpe da corsa hanno i loro vantaggi: in placca fanno molta più aderenza degli scarponi.

Viste le temperature di quest’estate, poi, canottiera e pantaloncini sono risultati la scelta ideale in termini di performance. Sul serio vuoi dire che non hai provato un brivido una volta giunto in vetta?

Se c’è stato era di pura gioia e non me ne sono neanche accorto. Per ogni evenienza, sui 3978m della vetta del Großglockner mi aspettava nello zaino un bel piumino, ma non c’è stato neanche bisogno di indossarlo. L’equipaggiamento da corsa è stato più che sufficiente e comunque, io e i miei compagni di avventura, ci siamo fermati giusto il tempo di capire di avercela fatta e poi siamo ridiscesi. Se resti in movimento è sempre più facile conservare il calore.

Impresa quindi solitaria, ma preparazione di gruppo?

Certo. Per affrontare questa sfida ho ricevuto il sostegno del mio team, alias la mia ragazza e tre amici liberi da impegni lavorativi, che sono saliti al mattino presto prima di me. Fra chi si è fermato lungo la via e chi mi aspettava invece in cima, mi hanno permesso di avere il “pista libera” lungo il percorso. Affrontare la salita da soli, in questi casi, è una grande sicurezza: nessuno che dall’alto può smuovere sassi e nessuno sotto di te a cui stare attento che non cadano in testa. Il loro supporto mi ha inoltre evitato di trovare “ingorghi” sul tracciato. Anche se, dopo il tratto più difficile, mi sono dovuto inventare qualcosa per superare una cordata lungo un camino che non avevo mai provato.

Alla fine però l’orologio ti ha dato ragione. Dicci la verità: mentre salivi, quante volte lo hai guardato per capire se valesse ancora la pena di stringere i denti?

Qui mi chiedi troppo. Io ricordo solo di averlo visto a 3-4 minuti dalla cima e mi ha confermato che, oltre alla cresta, ero anche sul filo del record. Avevo come riferimento i tempi segnati durante le ricognizioni e quindi ci ho dato sotto finché non ho messo mano sulla croce.

A chi ti segue hai comunque fatto sapere che ti sei divertito parecchio e che forse ripeterai questo genere di esperienze.

Progetti simili a questo sulla Stüdlgrat del Großglockner ne ho più di uno in testa. Quelli più ambiziosi e lontano da casa richiedono però un supporto maggiore, per gli oneri che comportano. Mi piacerebbe perciò iniziare dalle cime locali e lasciare dei riferimenti per il futuro.

A questo proposito, quale messaggio ti sentiresti di trasmettere alle giovani generazioni, tipo quelle che alleni nell’atletica, ma più in generale anche a chi ama frequentare la montagna?

Ai giovani vorrei dire di non aver paura di puntare a degli obiettivi ambiziosi. Credere in sé stessi e fare a meno di arrendersi davanti ai fallimenti aiuta di certo ad arrivare in alto, in tutti i sensi. L’importante è trovare la propria passione e non fare le cose solo perché le fanno tutti.

A chi invece ama andare in montagna consiglio di evolvere per gradi, senza cercare, anche in questo caso, di imitare le gesta di qualcuno solo perché “fa figo”. Se volete davvero stare dietro a qualcuno, trovate chi ha tanta esperienza e seguite i suoi insegnamenti. Anch’io ho i miei mentori e continuo a studiare ed imparare per poter affrontare meglio le difficoltà. Ancor prima di metter piede sul sentiero è bene documentarsi, essere certi di ciò che si va a fare, avere la giusta attrezzatura al seguito e saperla usare. Se incontrate però chi si muove fast and light, sappiate che alle spalle ci sono tantissime giornate di attività trascorse ad un ritmo più lento.

Il caffè è finito ed è ora di tornare ai tuoi allenamenti. A chi facciamo i ringraziamenti finali per l’impresa compiuta sulla cresta Stüdlgrat del Großglockner ?

Ringrazio Arianna, Niccolò, Fax e Giulio, per la compagnia ed il supporto durante le ricognizioni e la salita finale, la ditta Nnormal per il materiale da corsa e Giuseppe Vidoni da cui ho imparato che anche a 8000m si può essere relativamente veloci, ma soprattutto che c’è sempre margine di miglioramento in tutte le cose.

Moia Tiziano atleta di Venzone specializzato nella corsa in montagna, trail e skyrunning. Sono sempre legato alle montagne e, oltre alla corsa che pratico in estate, mi dedico allo scialpinismo e alpinismo invernale durante l’inverno.

Ringraziamo lo sponsor che ha sostenuto l’impresa:

www.nnormal.com

Ancora qualche scatto dell’impresa:

 

Tutti gli articoli di Herbert Caposassi a questo link. 

 

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