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20 Settembre 2026

Nick Pescetto: di luci, di ombre, di Vita (parte 2 di 4)

Care amiche e amici, appassionati di avventura, oggi parliamo nuovamente di Nick Pescetto: di luci, di ombre, di Vita. La settimana scorsa abbiamo iniziato insieme questo viaggio intervista con il mitico artista dell’avventura ed è giunto il momento di andare avanti in questo cammino. Ho provato ad affrontare insieme a lui tematiche sportive e di viaggio, profondità personali e sogni, contrasti, passato e futuro. Tuffiamoci “senza dimensione né tempo”.

Nick artista dell'avventura e del viaggio

Fai anche apnea: che cosa provi e cosa rappresenta? Nelle tue opere sembra quasi si parli di meditazione.

Sull’apnea posso dire che ho provato diverse volte e mi diletto, soprattutto perché la considero una preparazione utile per altri sport, ma non la considero uno sport che pratico regolarmente.
Sicuramente, però, quello che imparo attraverso l’apnea è molto importante: è una forma di controllo mentale, di consapevolezza del respiro e di raggiungimento di uno stato di calma totale, che permette di performare meglio.
Da bambino mi è sempre piaciuto immergermi in maniera giocosa e divertente, e l’apnea è sicuramente una maniera più professionale per avvicinarsi al mondo del mare.
Ogni volta che l’ho praticata sono stato con esperti e persone del settore, che ho ascoltato con grande curiosità.

Nick di luci e ombre in apnea

Sei anche un abile surfer: hai iniziato a Recco o comunque in Liguria o in luoghi stile Nazarè?

Ho iniziato a surfare nel 2012 a Barcellona, quindi nel Mediterraneo, con onde molto piccole e inconsistenti. Ho iniziato a un’età relativamente avanzata e, nei primi anni, non surfavo con costanza perché la mia priorità era comunque la mountain bike, che mi portava in posti dove non si poteva surfare e dove non c’erano onde.
Il surf mi ha aperto fin da subito a una mentalità molto più aperta verso l’ignoto, verso la spiritualità della natura e verso la pazienza. Mi ha stregato fin dall’inizio.
Solo negli ultimi sei anni mi sono dedicato completamente a inseguire le mareggiate migliori del mondo, viaggiando in diversi Paesi. Questo mi ha portato a vivere alcune delle esperienze più profonde e trascendentali della mia vita.
Ho scoperto il Marocco grazie al surf, ho trovato casa in Portogallo, ho conosciuto alcuni dei posti più remoti dell’Indonesia e ho trovato conforto nelle isole remote del Centro America.
Continuerò a farlo, a inseguire le onde che ho nei sogni, anche se sono molto felice di poter dire che mi sono già tolto tanti sfizi e ho realizzato tanti sogni che avevo quando ho iniziato a surfare.

La passione del surf, ricordandomi Point Break e Bodhi

Da bambino sognavi di esplorare o di filmare? Chi erano i tuoi idoli?

Ma io, da bambino, non sognavo né di esplorare né di filmare. Gli unici veri idoli che avevo erano i personaggi dei cartoni animati, che per me esprimevano libertà totale, divertimento, gioia di vivere, voglia di avventura e di sfida: le Tartarughe Ninja, l’Ispettore Gadget, Topo Gigio, che riusciva sempre a mettersi in situazioni assurde, e Action Man.
Vivevo quindi in un mondo di sogno e di illusione che, per come vivo oggi, è diventato realtà.

In volo sognando e sentendo

Ero amico di tuo padre e sovente nei video degli ultimi anni, estremamente diretti e completi, rivedo il suo stupore meraviglioso, il suo entusiasmo. Se posso chiederti, è stato un esempio o un punto di riferimento?

Mio padre è stata una persona molto particolare, perché mi ha avuto quando aveva quasi cinquant’anni. Eppure, di spirito e d’animo, era la persona più giovane che abbia mai conosciuto, perché per lui tutto era possibile e non esistevano limiti.
Mi ha fatto crescere con questa mentalità. È stato una sorta di, più che un esempio, un motivatore, perché mi spingeva a fare sport, anche se lui non era un grande sportivo. Mi spingeva a viaggiare, ma non solamente nei luoghi in cui era stato lui. Mi invitava a parlare con persone che magari non rientravano nei suoi ambiti.
Mi ha cresciuto cercando di darmi una fiducia totale nel mondo e nelle persone.
Io sicuramente sono la sua versione 2.0 e, infatti, prima che mancasse, anche se non è stato facile e ci sono stati grandi litigi e discussioni, eravamo comunque sulla stessa frequenza, sulla stessa lunghezza d’onda.
So che era molto fiero e contento di tutto quello che facevo, e io ero grato per quello che aveva cercato di trasmettermi, anche se a volte lo faceva in un modo poco chiaro e molto enigmatico.
Onestamente, più vado avanti nella vita, più capisco quello che voleva dirmi. E questa cosa gliela comunico, in maniera sottile e spirituale, praticamente ogni giorno. Lo sento ancora vicino.

Nick vita e verità

Un tempo con Angelo stavamo per organizzare un viaggio tra Rio delle Amazzoni, Rio Negro e i delfini rosa, l’Amazzonia e vari siti collegati a Manaus. Cosa ci racconti di queoi luoghi?

Io, onestamente, di quei luoghi so poco e niente. Mio padre mi ha raccontato tanto, ma quando avevo 18-19 anni non ero abbastanza ricettivo. Sono andato con lui in quei luoghi, ma, onestamente, non sono riuscito ad apprezzarli, perché l’esperienza che lui stava vivendo in Brasile, costruendo questo sogno-incubo di un’isola che tuttora è in vendita a Manaus, aveva compromesso troppo la mia famiglia in generale, i miei pensieri su quel posto e anche il rapporto con lui.
Io sentivo già che quello era l’inizio del suo declino. Inoltre, l’Amazzonia ha rappresentato anche l’incontro con persone molto difficili, che hanno creato problemi e dato fastidio a mio padre. Anche per questo, per me, è difficile contestualizzare quel luogo e separarlo da tutto quello che è successo.
Quindi, per la mia famiglia, quando si parla di Amazzonia e Brasile, è un tasto dolente. Non lo associamo a vacanze, divertimento e bella vita, come fanno la maggior parte delle persone.
Conto però di poterci tornare con occhi nuovi, dedicando a lui quell’esperienza e andando a ricercare quello che lui viveva e quello che provava, ma che quando sono andato nel 2009 non sono riuscito a percepire.
Questa è la verità. È un racconto, il mio racconto onesto, che vuole mettere in luce i fatti senza voler ostentare qualcosa che non c’era.

esplorazione umana e dell'animo

Chi sono i tuoi idoli o i tuoi maestri?

La natura

brividi

Nelle tue opere c’è uno splendido uso di luce, fotografia e riflessi. Da cosa nasce questo amore? Ti ritrovi in questa osservazione?

Ti ringrazio nuovamente. Per me, la fotografia e i video sono puramente un’espressione di come mi sento e delle sensazioni che vivo.
Non mi confronto con nessuno. Se vedo qualcosa di bello, mi ispiro e prendo esempio, ma se copiassi non mi sentirei bene. Spesso quello che creo rispecchia il mio stato d’animo.
Io provo molta gioia nella mia vita e mi piace trasmetterla nei video. Mi piace vedere video carichi di energia per poi poterla sentire sulla mia pelle.
A volte, quando sono un po’ più giù, più cupo, il contrasto e le ombre accentuate si riflettono anche in quello che fotografo e filmo, così come nelle parole che uso per descrivere determinate situazioni.
Per me, creare ed esprimermi, anche attraverso i social, è un modo per metabolizzare e processare quello che sento. È una forma di espressione spirituale.
Se non ci fossero i social, utilizzerei sicuramente un altro strumento. È qualcosa che devo fare.

sempre in aere

Come inizi un progetto? Da cosa nascono le tue opere?

Un progetto può nascere in tantissimi modi. Può essere un’idea personale, un sogno, una botta di ispirazione, quindi qualcosa di intrinseco, oppure può arrivare da fuori: può essere presentato da una persona, un amico, un brand, un’agenzia, attraverso una collaborazione, una proposta. Può arrivare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, e così nascono anche i miei lavori.
Per esempio, due settimane fa un’agenzia mi ha contattato per realizzare un lavoro per un brand, in cui avrei dovuto creare tre post per un budget molto consistente. E tutto viene fuori in maniera molto spontanea.
La cosa che accomuna tutti questi progetti sono gli elementi creativi che ho elencato prima, che fortunatamente sono in grado di integrare senza sentirli come un peso.
Posso dire di aver trovato l’equilibrio ideale per mantenere il lato artistico e personale anche all’interno di un’attivazione commerciale.

Natura Maestra

Christian Roccati
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