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29 febbraio 2012

Ambiente e Territorio · Alpi · Ambiente e Territorio · Appennino · Christian Roccati · Enrico Pelos · experience · fotografi · fotografia · Interviste · Liguria · montagna · Monti Liguri · pittori · pittura · Ambiente e Territorio

ENRICO PELOS Scatti, pennelli virtuali e scarponi – Intervista

L’arte e la montagna sono un binomio inscindibile per la maggior parte dei frequentatori. Quando poi esso si associa alla natura ed ai suoi più vividi colori, i fotografi compaiono con le loro firme ed i loro progetti.

Enrico Pelos, genovese del ’50, è uno tra i più esperti e conosciuti artisti occidentali dell’obiettivo, che applica i suoi scatti alle opere dell’ovest, tra l’Appennino e le Alpi. Come sempre Mountain Blog, interessato ai grandi e piccoli appassionati di ciò che è cosa montana, non poteva esimersi dall’incontrare un così attivo personaggio ed un così raffinato artista.

Da quando vai in montagna?
Da ragazzo, ho iniziato in Piemonte poi in Val d’Aosta e in Trentino.

Come hai iniziato?
Con le classiche gite; con qualcuno che mi faceva portare uno zaino più grande di me ma che mi ha fatto conoscere una natura diversa da quella del grande mare, di chi nasce e vive in Liguria sulla costa.

È il tuo mestiere?
Sono fotografo freelance e giornalista pubblicista. Per molti anni ho svolto l’attività freelance solo di fotografia insieme alla professione che svolgevo in campo tecnico prima (progettista) ed informatico poi (cad/gis/sit) e che mi ha portato anche a fotografare monti in paesi particolari molto belli, come l’Iran dove mi recavo per lavoro. Negli ultimi tempi ho ridotto gli impegni in campo tecnico/informatico per occuparmi solo di fotografia in relazione al territorio, a relative pubblicazioni e che mi sta prendendo sempre più tempo come parte delle mie attività.

Sei un fotografo di montagna? Che significa?
Soprattutto di montagna ma non solo. Soprattutto aspettare ma non solo.
Fotografo durante le escursioni per i monti (ma comunque non disdegno anche la costa), per cercare emozioni nel vedere cose nuove, che arricchiscono come quando si raggiunge una vetta e si vuole soprattutto esprimere la bellezza che c’è nella natura, mostrando così anche il concetto del meglio che c’è in noi; il che poi è forse in fondo la stessa cosa.

Significa fotografare certi luoghi, voler documentare un posto per una miglior conoscenza di scoperta da parte di nuovi “esploratori”, ma anche far conoscere molte informazioni e storie che meritano di essere conosciute e che potrebbero anche andare perdute.

La fotografia è uno strumento sempre in continua evoluzione che permette di veicolare l’estetica della montagna che da sempre rappresenta un’insieme di ideali umani. Con la fotografia si trasmettono le sensazioni delle proprie percezioni di esperienze personali e riflessioni culturali e tecniche che con il paesaggio di montagna offrono moltissime possibilità di immagini.

Proprio per questo non è facile evitare di fare delle foto “già viste” o banali, anche se “stupende” per noi, e la capacità sta proprio nel trasmettere un’emozione, nel raccontare una storia. Occorre quindi saper “leggere” la luce nelle varie fasi della giornata, perché anche una spettacolare cascata o ghiacciaio a seconda delle ore della giornata può fare la differenza fra una foto “qualsiasi” ed una “spettacolare” che susciti meraviglia nello spettatore.

Spesso non è affatto semplice: a volte arrivare in un certo posto significa dover camminare a lungo con varia attrezzatura (nulla di nuovo sotto il sole ma anche nell’era digitale se vuoi fare certe foto occorre portarsi non dico l’attrezzatura del grande Adams ma insomma tra corpi macchina obiettivi, cavalletto e accessori vari poco ci manca…) e alzarsi prima dell’alba per arrivare sul posto prima che la luce dei raggi del sole inizi ad illuminare la cime dei monti e tutta la scena.

Se si riesce a realizzare anche una solo foto “unica” ne sarà valsa la pena. Spesso si parte con il sole e si arriva con le nuvole, quindi si assommano le condizioni ambientali; in quei casi si cerca di trovare spunto ad es. dalla presenza umana, infatti ad es. molti ruderi apparentemente insignificanti sono muti testimoni di storie interessanti che a volte, raccontate da persone del luogo, possono rivelare scorci o soggetti inaspettati.

Spesso ci colpiscono gli aspetti estetici: non solo la ricerca del “sublime” di tipo romantico, ma la fotografia aiuta anche a documentare l’architettura la storia e le genti della montagna, ed oggi può servire anche a dimostrare eventuali condizioni ambientali del territorio.

Significa quindi andare alla ricerca di persone e luoghi, perché spesso una foto non basta per una storia e allora la racconto con diverse foto e, se interessa anche spiegare dove andare per fare quelle foto, occorre dare un itinerario, un percorso per cui annoto particolarità, segnavia, dettagli che sono poi spesso oggetto di ulteriore ricerca e approfondimento.

Tu fai progettazione ed elaborazione di CD-Rom multimediali sulle tematiche montane; che tipo di opere sono? In che consistono?
Si, Cd-rom su diverse tematiche con slide show con effetti più o meno particolari dalla progettazione e produzione completa dal design della copertina. Se sono di fruizione di tipo ad uso informatico procedo all’impiego o sviluppo di parti di software o programmazione web. In altri casi elaboro analisi di tipo geografico o cartografico con fotografie anche collegate a base di dati. Se sono di tipo multimediale completo il tutto con la scelta di brani musicali o vocali richiedendo i vari permessi agli autori.

In passato hai collaborato in qualità di fotografo ad un’importante guida relativa al percorso dell’Alta Via dei Monti Liguri. Com’è stata quella esperienza? Cosa puoi dirci a riguardo?
E’ stata una bella ed interessante esperienza, in quanto attraversare la Liguria da un lato all’altro mi ha permesso di scoprire e conoscere molti posti che fanno conoscere una regione famosa prevalentemente per il mare e le riviere, ma che invece è di gran lunga montuosa con valli strette ed uniche; ed anche se oggi in rete si può andare pressoché dappertutto, trattandosi sempre di un’esperienza virtuale, è meglio verificare poi personalmente.

La collaborazione permette poi conoscenze di persone che lavorano ad uno stesso progetto con finalità diverse, e che sono sempre di aiuto nella crescita personale e professionale. (Anche se l’ho percorsa tutta, alcune foto del libro sono anche del mio amico fotografo Rodolfo Predieri).

Sei l’autore del celebre libro “Passeggiate a Levante” sull’escursionismo nella Liguria dell’est. Che esperienza è stata? Com’è nato il progetto?
E’ stata un’esperienza impegnativa, perché a differenza della guida dell’Alta Via dei Monti Liguri per la quale avevo percorso a piedi alcune centinaia di km, facendo molte fotografie, i testi erano stati redatti da Renato Grattarola, ed io avevo solo controllato e collaborato per alcune pagine. Per questo libro invece ho dovuto partire da zero, dovendo selezionare un certo numero di itinerari che permettessero una scelta variegata ed interessante per diversi tipi di appassionati delle camminate: sia sui monti che sulla costa, sia con facili passeggiate all’insegna del camminare lento per apprezzare il paesaggio, sia per escursionisti più esperti.

Tra i molti itinerari fatti ne sono stati scelti 45. Il tutto è stato corredato da 283 fotografie e 43 cartine che indicano il percorso, poi documentato con note peculiari delle zone di vario tipo: paesaggistiche, naturalistiche, storiche, religiose, geologiche, gastronomiche etc. per rendere il tutto più interessante e piacevole possibile.

Il progetto è nato con due amici, Giancarlo Ascoli e Ferdinanda Fantini, scrittori e fotografi, che sono gli autori di “Passeggiate a Ponente” (pubblicati dallo stesso editore Blu di Torino). Occorreva continuare a camminare nello splendido arcobaleno di mare e di terra che è la Liguria ma nella parte di Levante, che ha in Genova capoluogo il suo punto mediano d’incontro, passando nelle coste, sui monti, sui promontori che hanno incantato e riempito di meraviglia tanti artisti e scrittori anche stranieri.

Perché questa Liguria merita di essere vista, “camminata” senza fretta, quasi passeggiando appunto. Alcuni itinerari sono delle vere e proprie “balconate” da gustare lentamente: da una parte c’è il mare, che per alcune zone è conosciuto in tutto il mondo, e dall’altra ci sono i monti, forse meno conosciuti, ma con altrettante bellezze da vedere e genti e luoghi da conoscere.
La Liguria non poteva quindi essere lasciata a metà per quanto riguardava questa tipologia di pubblicazione.

Hai anche fatto altre diverse pubblicazioni? Quali e quante?
Ho collaborato con articoli a riviste e portali e/o siti web, ed in particolare per alcuni anni, come co-vicedirettore, alla rivista R Ni d’Aigura (Rivista etno-antropologica e linguistica delle culture delle Alpi Liguri-Marittime e delle altre culture alpine e montane diretta dal prof. Massajoli) con articoli e fotografie.

La pubblicazione “Il Mulino di Neirone” prende a spunto la storia ed i documenti dell’ultimo mulino rimasto nella valle omonima ed esplora anche i monti, le località ed i percorsi della zona. “Lungo la Via Julia Augusta (in Liguria)” va alla ricerca dell’antico tracciato che passava nella parte occidentale della Liguria attraversando anche zone montuose molto belle tra le quali proprio le zone della Val Ponci nei pressi delle famose palestre di arrampicata del finalese o la zona di Albenga-Alassio. Mie fotografie sono state utilizzate per altre pubblicazioni o come copertine di libri di altri autori o a corredo di articoli di altri scrittori o portali o siti web anche stranieri.

So che hai vinto anche dei concorsi fotografici. Quali? Cos’hanno significato per te?
Si, premi e piazzamenti a concorsi cittadini, regionali, nazionali e internazionali. A livello nazionale posso citare ad esempio il premio per il miglior servizio fotografico per il “Trekking Master” della rivista Trekking del 1996 ma Il più importante è stato la “Menzione d’onore” al “Nikon Photo Contest International” del 1994 (tra 40.000 foto circa di 8000 autori da 51 paesi).
Vincere un premio ad un concorso significa essere ripagati in termini di soddisfazione personale (non tanto per il valore materiale del premio) perché è un riconoscimento per l’impegno messo nel fotografare e serve per fare accrescere l’autostima ed è l’incentivo a migliorare sempre di più.
Devono essere però una fase transitoria, per poi trovare una propria strada espressiva più completa verso altre mete.

Hai effettuato mostre fotografiche o altre attività fotografiche?
Si diverse e in varie occasioni:

Mostre Fotografiche
– “Lungo l’Alta Via dei Monti Liguri” alla Fiera di Genova
– “Lungo l’Alta Via dei Monti Liguri” a Montebruno in Val Trebbia
– “Lungo le Vie della Vede dei Pellegrini in Liguria” alla Fiera di Genova, a Montebruno e a Savona, e a Peagna di Ceriale alla Rassegna del Libro di Liguria. In quest’ultimo caso anche con una proiezione multimediale preparata per l’occasione.
– “Da Colletta di Castelbianco all’Alta Via della val Pennavaire” a Colletta di Castelbianco (Sv)

Multiproiezioni a dissolvenza incrociata o multimediali o video
– Il Sentiero del Pane (L’Itinerario Storico Colombiano attraverso i monti della Val Fontanabuona di Genova)
– Colori Provenzali (Provenza sui monti e paesi del Verdon, Roussillon) etc.
– Genova e i velieri
– Il Paese Fantasma (Sul paese di Fabbriche di Careggine scomparso sotto il lago di Vagli)
– Il Giro del Monte Bianco (Lato italiano

Conferenze Tematiche
– “Il Medioevo svelato” con proiezione fotografica multimediale sulle “Antiche vie di passaggio dal mare ai monti delle Vie del Sale, le Vie Marenche, l’Alta Via dei Monti Liguri e le Vie di S Giacomo” a Savona
– Serata dedicata alle “Vie dei Pellegrini in Liguria” alle Serate della Rassegna del Libro di Liguria di Peagna di Ceriale (Sv)

Corsi
– Giudice di concorso fotografico (Fiaf)
– Specializzazioni in programmi cartografico-territoriali in rapporto correlati alla fotografia

Workshops come docente
– Presentazioni fotografiche con programmi multimediali e influenze sulla visione e percezione visiva dello spettatore

Sei anche un pittore?
Non nel senso classico del termine ovvero con tela e pennelli. Non è che non ci abbia provato, ma ero più portato per il disegno di tipo tecnico sia manuale che di tipo Cad per cui, poiché mi sono sempre interessato di pittura, utilizzo programmi che permettono di creare con particolare effetto realistico tipologie pittoriche da applicare ad alcuni tipi di foto più appropriate.

Quali sono i tuoi futuri progetti?
Attualmente sono impegnato in un lavoro di tipo fotografico-storico ed una pubblicazione fotografica. Un progetto futuro riguarda il tornare in Inghilterra-Scozia dove manco da tanto tempo e dove ho vissuto e lavorato alcuni anni ma che per vari motivi ho fotografato poco pur avendola visitata da nord a sud.

Qual è il futuro della montagna in generale?
Domanda interessante, e ti ringrazio per avermela posta ma che da sola meriterebbe un libro. La montagna è li da sempre e aspetta solo noi, ma solo per farci passare. Le facciamo attraversare molte crisi: a volte è “colpa” della natura con le sue trasformazioni sempre in atto, ma più spesso è colpa nostra. Sono dovuti più o meno a noi i cambiamenti climatici ed il suo uso turistico come fruizione positiva o di sfruttamento più di tipo ambientale. Ma io sono ottimista e il suo futuro lo vedo abbastanza buono. Sempre più persone stanno scoprendo quanto sia importante preservare l’ambiente che ci circonda. Per noi stessi e per le future generazioni. La montagna, intesa soprattutto come luogo con persone che ci vogliono vivere, sta cambiando in modo spesso positivo. Essa sta trasformandosi lentamente: da luogo disagiato, per il quale nel passato sono state spese tante energie e fondi, in tanti casi non ben indirizzati nella giusta direzione o nell’interesse della montagna e dei suoi abitanti e amici, alla condizione di espressione delle sue potenzialità che permetta di esprimere e valorizzare al meglio le risorse e la diversità delle località montane, con un occhio anche all’uso di energie rinnovabili, alle certificazioni ambientali e gastronomiche che creano presupposti di sviluppo.

Ed in Liguria?
La Liguria non fa eccezione, e seppure non possa vantare montagne come certe altre regioni, offre anch’essa ambienti unici in grado di competere perché da molte di esse vedi il mare e per il suo clima mite.
I primi viaggiatori dell’ottocento descrivevano o rappresentavano la Liguria come un Eden (e qui mi piace citare come lo scrittore Meriana mi ha descritto nel mio libro “Passeggiate a Levante” “Enrico è come quei viaggiatori nordici e francesi dell’Ottocento che arrivavano in Liguria con taccuino in mano e pastelli in tasca, si fermavano dove uno scorcio di mare o di terra esercitava particolare suggestione e fotografavano la scena con l’unico attrezzo per loro disponibile, i colori appunto.

L’attrezzatura di questo fecondo autore è ovviamente la macchina fotografica, nella comoda versione digitale assieme all’occhio che sa vedere, distinguere e scegliere.”) ma purtroppo oggi non è più così.
Già il poeta ligure Sbarbaro era molto angosciato dal timore di perdere il “paesaggio degli occhi e del cuore” e simili preoccupazioni si trovano espresse in diversa misura, nelle opere dei grandi cantori della terra ligure come Montale, Caproni (del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita), Biamonti etc. o si colgono talvolta nelle intenzioni fotografiche del primo grande fotografo della Liguria Alfredo Noack.

Fernand Braudel (studioso delle civiltà e dei suoi cambiamenti), scrisse che la Liguria è come una grande isola: una montagna che sorge tra due mari, quello blu acqueo e quello della pianura Padana. Linneo, il grande naturalista, si chiedeva come l’Eden potesse avere concentrato in sé il meglio della natura in poco spazio e pensava all’Armenia. Questo perché non ebbe modo di conoscere la Liguria. La Liguria è quindi un bene prezioso da preservare, e negli ultimi anni c’è una maggior attenzione all’ambiente, sia da parte delle istituzioni che dei semplici cittadini.

Per cui anche per la Liguria, seppur colpita da recenti gravissimi eventi, io vedo il futuro della montagna in modo positivo, anche perché i liguri sono molto “tosti”, dopo un primo momento di scoramento magari “mugugnano” per giorni ma si danno subito da fare. Non a caso sono stati gli ultimi ad essere sconfitti, tra le genti italiche, dal grande impero romano.

Da una parte c’è sì un continuo spopolamento di boschi e sparizione di vecchi sentieri, ma dall’altra nascono nuove iniziative turistiche ed eco sostenibili. Proprio per la sua morfologia e clima mite diversi paesi stanno tornando a nuova vita perché molti non sono più disposti a vivere in città sia per i costi ma soprattutto per l’inquinamento e lo stress, sia di tipo umano che ambientale.

Ecco quindi che già da alcuni anni è cominciato un fenomeno di recupero di antichi borghi dove la macchina non è più indispensabile come un tempo e si può lasciare all’ingresso del paese. Si cammina nelle piccole creuze, tanto care a De Andrè e ai liguri, rimesse a nuovo e dove le persone si incontrano.

Speriamo poi che le istituzioni mirino sempre più a puntare sul patrimonio di biodiversità del territorio, sulle cooperative sociali, sul marketing territoriale per incentivare l’interesse a vivere nella e della montagna.

Cosa diresti ad un ragazzo che inizia oggi a fare montagna?
Innanzitutto di cercare di avere subito una buona preparazione, si risparmia tempo nell’apprendere molte cose utili; quando ho cominciato io é stato da autodidatta perché era incompatibile con orari di lavoro, ma oggi ci sono molteplici possibilità e persone esperte sia tra gli amici che tra i professionisti.

Se poi si vuole fare fotografia di montagna, occorre fare qualche sacrificio in più.
Oggi con la fotografia digitale si fa presto a fare delle belle foto, è vero, ma se si vogliono delle foto “uniche”, non importa se per soddisfazione personale o per futuro professionale, occorre lo stesso impegno della fotografia su pellicola.

Oggi ci sono anche più possibilità senza dover per forza rinunciare ad un lavoro o andare a vivere nei boschi. Con il pc si può anche andare in luoghi lontani o solitari e lavorare nell’attesa della “giornata giusta”. Non occorre più fare come il grande Calcagno (del quale ricorre quest’anno il ventennale della scomparsa) che come finiva in negozio doveva “scappare” sui monti.

E comunque, al di là delle possibilità economiche o familiari di ognuno, cercate di fare quello che sentite. Leggete e sappiate ascoltare. Oggi che “tutti sanno tutto” (o credono di sapere) grazie a internet, non è così… Si crede di sapere ma ogni giorno c’è da imparare (sempre e per tutti..).

Fare montagna, sia camminare che arrampicare o altra disciplina fatta con interesse e passione, è considerato spesso come metafora di vita in un cammino di crescita individuale. In città si è protetti dall’ambiente familiare dalle nostre cose, dalle nostre conoscenze, ma è nel grande silenzio della montagna, nel buio di una notte trascorsa in tenda da soli, che si ha la possibilità di ascoltare il ritmo dei propri pensieri, di mettersi alla prova, di scoprire la bellezza della natura per proseguire.
E per le foto è da sempre valido: aspettate, pensate, scattate.
Siate poi critici con voi stessi, scartatene tante. Meglio poche ma belle.

Per info: enricopelos@alice.it – www.enricopelos.comBlogFacebook PageTwitter Page
www.liguri.net/portappennini

Intervista di Christian Roccati
www.christian-roccati.com

 

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