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29 dicembre 2011

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LA FOTOGRAFIA CI SALVERÀ Oliviero Toscani a Selva Gardena – Video intervista –

Riprese, montaggio e fotografia di Francesca Gregori
Intervista di Andrea Bianchi

Lo scorso 19 dicembre a Selva Gardena abbiamo incontrato Oliviero Toscani, impegnato sul set fotografico per la realizzazione del catalogo 2012-13 di VIST, marchio di abbigliamento per lo sci di alto profilo. L’idea è infatti quella di realizzare una vera e propria monografia raccontando la storia dello sci attraverso le storie di chi ha fatto di questo sport la propria ragione di vita: i maestri di sci. E sono almeno una decina i grandi nomi del passato coinvolti nel progetto “Vist. Maestri di sci”, tra cui Gustav Thoeni, la gardenese Isolde Kostner e Marc Girardelli.

Abbiamo voluto approcciare Toscani a mente aperta, consapevoli della genialità di questa figura, e non siamo rimasti delusi. La chiacchierata – svoltasi direttamente sotto i riflettori del set – è partita direttamente dal carisma che i maestri di sci emanano, perlomeno sulla neve: chissà perché – si chiede l’obbiettivo di Toscani – sembrano degli angeli finché li vedi e li frequenti in montagna, ma perdono tutto questo alone magico quando li incontri in città! Il suo diventa quindi un lavoro che vuole valorizzare la filosofia e lo spirito di questa professione, ma anche il design, l’estetica, la comprensione del rapporto dell’uomo con la montagna.

Ci siamo trovati così in una conversazione a tutto campo sulla comunicazione: questo carisma è lo stesso che si può trovare in un prodotto e nella comunicazione in generale; o non trovare: è il caso della bruttezza della televisione.

A ruota libera, Toscani ci ha parlato della provocazione come conseguenza di un messaggio intelligente, parte integrante di un’arte di comunicare che ha lo scopo di tenere svegli i suoi destinatari: per vedere le cose in meglio o da un’altra angolazione, per stimolare senso critico e interesse.

Per concludere affermando che solo la fotografia ci salverà, soprattutto grazie al suo ruolo di testimonianza e memoria delle cattiverie di cui l’uomo è capace: una fotografia come “antimonumento”. Inutile dire che deve trattarsi di una fotografia sincera, che non può lasciarsi appiattire dal pennello di Photoshop. Capace di tenere testa anche al video, perchè di fronte ad un’immagine ferma la coscienza dell’osservatore è chiamata ad una riflessione attiva, e alla possibilità di creare da sé una narrazione ad essa collegata, quel racconto evocato che invece il video tende ad imporre togliendo spazio alla fantasia.

Andrea Bianchi

 

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