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18 Novembre 2017

Vecchio scarpone

Ho sempre amato la sensazione che si prova nel calzare gli scarponi, soprattutto arrampicandosi. Sarà perché sono cresciuto con gli scarponcini nei piedi, rigorosamente svizzeri e firmati “Davos” già all’età di 5 anni, acquistati da Ulisse Sport di Courmayeur. Con gli scarponi ho fatto le mie prime arrampicate “serie” con le guide di Courmayeur alla fine degli anni ‘70 e con questi mi sono presentato all’inaugurazione della palestra di roccia artificiale del Palavela di Torino, nel 1980 (non ero certo l’unico…). Ricordo quando ai corsi di alpinismo, verso la fine degli anni ’80, obbligavamo gli allievi a non usare le scarpette, nemmeno nelle uscite di palestra, per abituarli a una sensibilità diversa del piede, che avrebbe poi giovato nelle uscite di alta montagna. Con un paio di scarponi “Dolomite” ho fatto il mio servizio militare, grazie al fatto che gli alpieri e gli istruttori di alpinismo, godevano di alcune franchigie nell’attrezzatura personale. Seppure consumati, li lasciai in “stecca” a un esploratore più giovane. E ricordo l’esame per tecnico di soccorso alpino in Valle dell’Orco. Pioveva da due giorni ma Oscar Tajola guida alpina di Courmayeur che avevo conosciuto già da bambino, volle a tutti i costi uscire per fare la prova su roccia: una fessura obliqua di V+ grondante d’acqua e da proteggere alla base del celebre Sergent, che in siffatte condizioni sarebbe stata impossibile in “scarpette”. Gli scarponi, invece, seppure fangosi s’incastrarono a meraviglia. Sarà perché non sono mai stato un “rocciatore” puro, tantomeno un “tiratacche”, ma decine di paia di scarponi mi hanno accompagnato nelle mie scalate più belle, dal Monte Bianco alle Dolomiti. Ecco perché con la calzatura “pesante” è rimasto un feeling che nemmeno l’uso quasi quotidiano delle scarpette ha potuto scalfire. Anche se oggi si hanno a disposizione scarponi leggeri e ultrasensibili, mi piace molto salire una via “classica” lasciando a casa le scarpe a suola liscia. E’ bello ritrovarsi a fare movimenti più ragionati, adattati ed estremamente precisi, sentendo la suola Vibram che morde le tacchette più piccole e aderisce alle placche. Salire in scarponi, inoltre, è un modo per migliorare la nostra consapevolezza corporea, affinare l’appoggio e allenare il “core”, vero “centro” del movimento in arrampicata. Roba da “vecchi scarponi”?