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1 aprile 2020

Hiking e Trekking · Walking · Resto del Mondo

Alice Hunter Morrison completa il suo viaggio nel Sahara: 2000 km a piedi

Alice Morrison. Fonte: facebook

Il 12 febbraio scorso, un paio di settimane prima che il mondo iniziasse a fermarsi per l’emergenza Covid-19, Alice Hunter Morrison ha completato la sua traversata a piedi nel deserto

Originaria della Scozia e ora residente a Marrakech, la 57enne Alice Hunter Morrison ha deciso di attraversare a piedi il Marocco. A febbraio, ha affrontato il Sahara, la seconda di tre tappe  della sua odissea marocchina.

Lo scopo della spedizione era esplorare gli effetti dei cambiamenti climatici nella regione e in particolare osservare in che modo la siccità a lungo termine e la crescente desertificazione stanno influenzando i nomadi che vivono lì.

“È stata dura” – ha dichiarato Morrison a Edimburgh News  – “Tempeste di sabbia senza fine, la costante lotta per trovare acqua, la vastità e la monotonia del territorio e la mancanza di forme di vita hanno reso tutto una battaglia psicologica per rimanere forti e positivi e continuare a camminare – e poi ci sono stati gli incontri con i serpenti con cui lottare! ”

Chi è Alice Hunter Morrison

Nata a Edimburgo, Morrison è cresciuta in Ghana e Uganda prima di tornare in Scozia all’età di 11 anni. Dopo aver studiato arabo e turco all’università, ha trascorso due anni a insegnare inglese al Cairo, poi ha lavorato come giornalista per BBC World TV e successivamente per BBC Arabic TV, diventando coeditrice della BBC News. Nel 2002, ha iniziato ad intraprendere “mini avventure”. Durante le vacanze, ha partecipato allo Snowdon Challenge, attraversato la Costa Rica da costa a costa, è stata sul Kilimanjaro, arrampicato su ghiaccio nelle Ande e scalato nel Ruwenzori.

Nel 2011 ha attraversato in bicicletta l’Africa nel Tour d’Afrique – 12.000 km in quattro mesi. Ha quindi deciso di iscriversi alla Marathon des Sables, una corsa nel deserto di 251 km, e si è trasferita a Marrakech per allenarsi. Pensava di rimanere lì per cinque mesi, ma si è innamorata così tanto del posto che non lo ha più lasciato decidendo di darsi all’avventura a tempo pieno.

Dopo essersi trasferita in Marocco, Morrison non ha completamente abbandonato il lavoro giornalistico. Nel 2017, ha presentato la serie BBC2, Dal Marocco a Timbuktu, e ha scritto diversi libri sulle sue avventure.

The Sahara Expedition

Nel 2019, ha deciso di diventare la prima donna ad attraversare il Marocco.

La sua idea originaria era solo quella di percorrere a piedi i 1.200 km di lunghezza del fiume Draa, impresa che ha completato diventando  la prima donna a compierla.

Ha pianificato il viaggio con l’aiuto di un vecchio amico, Jean-Pierre Datcharry. Lui le ha consigliato quando andare, l’autorizzazione governativa da richiedere e le zone militarizzate da attraversare.

Morrison è partita il 26 novembre da Oued Chbika, dove ha completato la sua camminata sul fiume Draa, con l’obiettivo di raggiungere Guergerat, al confine con la Mauritania. Con lei  tre guide locali, Brahim Ahalfi, Lhou, Addi Bin Youssef e sei cammelli. “Sarei morta senza di loro”, ha affermato

L’esploratrice ha optato per il “vecchio stile” esplorativo. I cammelli trasportavano acqua e cibo. L’acqua è stata recuperata attraverso l’aiuto della gente del posto. Nessuno dei pozzi è segnalato, ma si trovano con il passaparola. Alcuni distano 200 km.

Nelle zone militari, nelle aree totalmente aride e nei luoghi in cui non c’erano nomadi che indicassero i pozzi, il gruppo ha dovuto rimanere vicino ad una strada asfaltata, in modo da poter fermare i camion d’acqua per fare rifornimento.

Sahara Expedition, 2020: Alice Morrison. Fonte: instagram. Foto: A. Morrison

Il tragitto è stato pianificato a tappe molto lunghe, spiega Morrison, stabilite a una distanza di 12-15 giorni l’una dall’altra. Brahim, una guida esperta del deserto, si orientava con il sole. Un’occhiata sporadica a Google Earth confermava se erano ancora sulla rotta giusta. Hanno affrontato una media di 25 km al giorno, ma poiché non potevano trasportare il cibo per l’intero viaggio, hanno dovuto fare deviazioni occasionali fino a 100 km dalla cittadina più vicina, zigzagando attraverso il Sahara.

Di giorno faceva caldo e di notte si gelava. Con l’acqua centellinata, lavarsi era impossibile. Inoltre,  per la cultura del luogo era  inappropriato per un uomo o una donna mostrare parti del corpo nude, quindi niente pantaloncini o magliette senza maniche.

Di notte, Alice utilizzava le cuffie per impedire a scorpioni e zecche di nascondersi nelle  scarpe mentre dormiva. Poiché gli scorpioni e i serpenti erano una minaccia costante, nel kit di pronto soccorso comprendeva degli antivirali.

I venti, ha raccontato, “erano implacabili, assolutamente atroci e molto, molto forti”. È stata la sfida più grande da superare. Quando i membri del gruppo sospendevano il cammino, non potevano nemmeno sedersi fuori dalle tende. Fortunatamente, “alle sei in punto ogni notte il vento si placava, come se Dio lo spegnesse”, racconta Alice.

Le tende, progettate dal suo vecchio amico Jean-Pierre, erano in stile nomade tradizionale. A sostenere il telo, pali d’acciaio e di ferro, mentre le pietre arginavano e proteggevano le tende dai forti venti sahariani.

Sahara Expedition, 2020: Alice Morrison. Fonte: instagram. Foto: A. Morrison

Il vento è stato senz’altro l’elemento più impegnativo, ma le sabbie mobili e le mine antiuomo hanno rappresentato un alta fonte di rischio. Verso la fine della spedizione, il gruppo ha attraversato un campo minato per una settimana, seguendo solo i consigli dei locali per rimanere in rotta. Non è stato sempre facile, perché metà del suo seguito era costituito da  animali al pascolo.

Morrison ammette che questa spedizione è stata molto più dura della traversata a piedi di 1.200 km lungo il fiume Draa, e decisamente più difficoltosa di quanto si aspettasse.

Un momento critico psicologimente, è stato dopo un mese, quando l’acqua da bere a disposizione era così salata da non riuscire a placare la sete.  “Ho pensato,  questa è la nuova realtà… Non morirai di sete perché questo ti idraterà. Devi solo accettarlo. Ma quello è stato un momento molto difficile.”, ha raccontato l’esploratrice.

La monotonia è stata interrotta da alcune sorprese, come quella di riuscire a vedere per la prima volta una volpe del deserto. In una zona bivacchi, “l’unico posto sano dove accamparsi”, hanno trovato non solo la scatola di sardine occasionale o la scarpa scartata, ma strumenti dell’età della pietra: coltelli, selci e punte di frecce. Vedere “la linea ininterrotta della storia, ha dato la sensazione di far parte della razza umana nel suo insieme”, ha riferito. “Mi ha davvero riempito l’anima.”

La terza e ultima tappa della sua odissea marocchina attraverserà le montagne dell’Atlante, da Nador a nord a Ouarzazate, dove ha iniziato il suo viaggio sul fiume Draa. La accompagnerà la stessa squadra. Aveva programmato di iniziare a giugno, ma con il Marocco bloccato dal COVID-19, probabilmente dovrà slittare il progetto. (Fonte)