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31 luglio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Janusz Golab: “L’invernale al K2 è stata la spedizione peggiore della mia vita”

Janusz Golab al C1 del K2. Fonte: facebook

La testata polacca Onet, pubblica un’intervista al direttore sportivo dell’ultima spedizione invernale al K2, Janusz Golab, che dichiara “Urubko è un bugiardo”

Il  film di Dariusz Zaluski “Ostatnia Gora”, uscito recentemente, rinnova le polemiche sulla grane spedizione invernale polacca 2017-2018.

Janusz Gołąb è stato il direttore sportivo dell’ultima spedizione invernale polacca al K2, ma vorrebbe dimenticare al più presto quell’esperienza e quanto  successe al campo base. Lo ha dichiarato in una lunga intervista rilasciata a Jakub Raomski, giornalista della testata polacca Onet.

“È stata la peggiore spedizione  di questo tipo della mia vita”, ha affermato  l’eccezionale scalatore, il primo a conquistare il Gasherbrum I (8068 m) in inverno, con Adam Bielecki.

Golab accusa Denis Urubko di mentire e critica Krzysztof Wielicki, al tempo leader della spedizione, e Piotr Tomala, attualmente direttore del programma delle invernali polacche 2016-2020, per quanto accaduto.

Nell’intervista, che riportiamo in parte, l’alpinista polacco racconta anche del terribile incidente di cui è rimasto vittima nel 2018, il coma successivo,  l’operazione alla testa e il risveglio dopo una settimana.

Invernale polacca al K2, 2018. Foto: Rafal Fronia

È vero sei rimasto deluso dall’ultima spedizione invernale al K2?

Ad un certo punto, non mi andava più di scalare. Volevo tornare in Polonia e ho scritto ai membri dell’associazione alpinistica polacca che volevo ritirarmi. La mia esperienza mi ha insegnato  che in montagna, in queste grandi spedizioni, devi fare gioco di  squadra. Questo non è successo al K2. Ci sono molti episodi di questa spedizione che non sono stati mostrati nel film realizzato da Dariusz Załuski. Se Darek mostrasse tutto quello che è successo, sarebbe piuttosto spiacevole

Ti riferisci al comportamento di Denis Urubko?

In primis. Quest’uomo può piacerti o no. Piotr Tomala, che era in spedizione al K2 e oggi è a capo del programma polacco Himalaysmo invernale 2016-2020. Artur Hajzer, recentemente  ha detto in un’intervista che non crede che Denis possa aver parlato male dei polacchi. Che quelle probabilmente non erano le sue vere parole. Bene, ho assistiti a tali cose sotto il K2. A causa del comportamento di Denis, si è sfiorata quasi una rissa…

Fammi un esempio, per favore.

Quando Urubko lasciò la spedizione e  il campo  base, poco dopo scrisse su RussianCimb che stava scendendo con portatori ciechi e che aveva aiutato alcuni polacchi incontrati durante la discesa. Ha anche affermato che non abbiamo voluto dargli un passaggio in elicottero. Erano bugie. Krzysiek Wielicki (leader di quella spedizione) si arrabbiò molto e chiese a Denis delle spiegazioni. Urubko dichiarò: “Non dipende da me. Sono state le persone di questo portale a scriverlo”. Il capo di quel sito web è un amico di Denis, e anche io ho amici su Facebook. Gli ho scritto. Posso mostrarti cosa ha risposto. Ha dichiarato: “Denis è un uomo difficile. Siamo spiacenti, sto già eliminando questo testo. Chiedi scusa anche a Krzysiek“. Per me, la storia stessa di come Urubko sia diventato membro della nostra spedizione è cosa strana.

Qual è il tuo punto di vista?

Qualche anno fa ho letto un articolo su Rzeczpospolita in cui Wielicki affermava: “Abbiamo un uomo che andrà sul K2 per noi”. Questo fu quello che disse, più o meno. Fu allora che Denis ottenne la cittadinanza polacca. L’artefice fu  Janusz Onyszkiewicz, che, come politico, ebbe una parte nell’adesione della Polonia alla NATO, e in seguito per diversi anni fu presidente dell’Associazione polacca di alpinismo. Urubko in realtà vive in Italia, non in Polonia…  . Le parole di Wielicki di quell’intervista mi sorpresero molto. E non sorpresero solo me. Due anni prima della spedizione, Marek Chmielarski, uno dei partecipanti, mi avvicinò al festival di montagna a Lądek-Zdrój e mi chiese “Che cos’è questa storia? Denis dovrebbe venire con noi e non ne sappiamo nulla “.

A quel tempo ero già responsabile di costituire il gruppo, e nessuno mi parlò di Denis. Dopo il festival, chiamai Wielicki e gli chiesi personalmente come mai all’improvviso aveva fatto entrare in spedizione un membro dalla porta di servizio. Devi sapere che Urubko doveva rientrare nella spedizione invernale al Gasherbrum I del 2012 (il 9 marzo di quell’anno, Gołąb e Adam Bielecki ne effettuarono la prima salita invernale), tuttavia, non vi prese parte perché Artur Hajzer, ideatore del progetto polacco Himalaysmo invernale 2010-2015, non era d’accordo. Parlai con Wielicki del punto di vista di Hajzer… Krzysiek disse “Se  Denis non farà gioco di squadra, lo rimanderemo a casa”. …

Non mi piaceva che Urubko entrasse nella spedizione in questo modo, ma gli diedi la mano. Inoltre, qualunque sia la sua personalità, è sicuramente un grande scalatore. Denis volò con noi e Krzysiek non mantenne la parola per il K2. C’era un’atmosfera che non mi piaceva ed ero stanco di tutto.

Bugiardo. Quest’uomo è un bugiardo che ragione in termini di marketing. Quando penso a quegli eventi oggi, giungo alla conclusione che Denis è stato più volte guidato dal suo desiderio di fama. Ricordi quando è salito da solo e i media hanno iniziato a scrivere che aveva deciso di raggiungere la vetta? Al campo base, tutti ridemmo perché sapevamo che non c’era possibilità alcuna di andare in vetta. Era impossibile perché in cima il vento soffiava a una velocità di 150 km/h.

Ma ovunque nel mondo è passata l’idea che l’eroe-Denis ha compiuto un tentativo eroico. Secondo me, fa queste cose consapevolmente, poichè manovrando la realtà, potrà successivamente chiedere quattromila zloty o persino euro per le interviste. In tutte le sue sprezzanti dichiarazioni sui polacchi, c’è sicuramente del marketing. Non mi piace molto questo approccio e preferirei non scalare più con lui… Tuttavia, ci sono alpinisti che la pensano diversamente. Rafał Fronia ha recentemente dichiarato a Zakopane che andrà sempre in montagna con un alpinista così brillante come Urubko.

K2, inverno 2017-2018: Denis Urubko. Foto. Adam Bielecki

Successivamente, dopo una spedizione al Broad Peak, Urubko rilasciò un’intervista in cui definì gli alpinisti polacchi bugiardi e pigri. Queste parole ti hanno sorpreso?

No, affatto. Mi è sembrato che tali accuse fossero indirizzate a me, tra le altre cose, perché non avevo paura di dirgli che mentiva. Ma posso provarlo anche oggi. La vita di Denis è fatta di bugie che vendono bene. Io sono diverso. Vengo dalla scuola in cui un uomo scala con compagni e colleghi. Con una buona atmosfera. So anche che Wielicki mi accusa di non riuscire a lavorare in team. Prima di allora, sono stato in montagna in piccole spedizioni. Due persone, a volte quattro. E’ stato uno dei primi viaggi così grandi. Non sono fatto per simili spedizioni? Forse è così, sono d’accordo, ma solo fino ad un certo punto. Preferirei che le  cose fossero dette in faccia. Non voglio leggerlo sui giornali.

Come fai a  trarre questa conclusione?

Sento queste voci. Tuttavia, credo di poter lavorare in gruppo. Vuoi delle prove? La spedizione al K2 del 2014. Due di noi, io e Marcin Kaczkan, abbiamo raggiunto la vetta. Lo abbiamo fatto con stile e siamo tornati in Polonia amici. In montagna,  si deve stare benissimo durante la spedizione e ancor meglio dopo il ritorno. Questo è quello che mi succede, ad esempio, ogni volta che vado da qualche parte con Andrzej Bargiel. C’erano persone che sono tornate da una spedizione invernale al K2 con un legame ancora più forte e migliore. Per me, tuttavia, non è stato così, è stata la spedizione peggiore che ho fatto. Ad ogni modo, se leggi attentamente il libro di Bartek Dobroch su Hajzer,  apprendi che Wielicki aveva già avuto problemi, come leader di una spedizione. Qualche anno prima, quando gli alpinisti attaccarono il K2 da Nord, ci furono problemi alla base. E si trattava solo di questioni organizzative.

Quando a marzo chiesi al celebre scalatore italiano Simone Moro, cosa pensasse delle parole utilizzate da Urubko  nei confronti dei suoi compagni, mi rispose  che Denis stava sputando nel piatto dei polacchi. Ha esagerato?

Forse non avrei usato quelle parole…  Vorrei dirlo in altro modo: in Slesia persone come Urubko sono definite “ciul”. Sì, Denis è un tipico ciul. Dopo la spedizione, uno dei giornalisti mi riferì che,  all’aeroporto, mentre ci stavamo  dirgendo in Pakistan, Urubko dichiarò al microfono che se avesse raggiunto la vetta sarebbe stato un suo successo, non dell’intera spedizione….  Molte persone, non solo io, ma anche Marek Chmielarski o Artur Małek, per esempio, hanno lavorato molto duramente  nell’organizzazione delle attrezzature e nei rapporti con le aziende.

Molte persone hanno partecipato all’organizzazione e Denis non ha fatto assolutamente nulla. Quando scrissi chiedendo di potermi ritirare dalla spedizione, ricevetti un messaggio dal sindacato che mi chiese di restare, poiché il gruppo poteva disgregarsi ancora di più. Rimasi, ma allo stesso tempo decisi che sarebbe stata la mia ultima spedizione di questo tipo. Dopo essere tornato in Polonia, Wojciech Kurtyka mi ha chiamato. Gli spiegai  cosa sera successo. Wojtek disse solo: “Ti capisco assolutamente. Hai preso la decisione giusta. “

Quindi non ti rivedremo più in una  spedizione invernale nazionale al K2?

Mi piacerebbe andarci in inverno, ma non in un gruppo di  questo tipo. Forse è necessaria una grande squadra, ma una tale spedizione deve coinvolgerer  persone forti e ben allenate che hanno già effettuato un adeguato addestramento sui Monti Tatra…

Per essere ammessi al programma di Hajzer, tutti i membri dovevano passare da specifiche esperienze…. Guarda il percorso di Jerzy Kukuczka: rocce, Tatra, Alpi, alte montagne. Semplice no? Aiuta, certamente non fa male.”

Simone Moro, invernale al Gasherbrum I 2020 Foto: The Vertical Eye/Matteo Pavana. Fonte: facebook S. Moro

Nell’intervista che ho citato, Moro ha dichiarato che non avrebbe detto “no” se gli fosse stato offerto di partecipare alla spedizione invernale al K2. Per quanto ne so, questa possibilità potrebbe seriamente esser

e presa in considerazione. Sarebbe una buona idea?

Credo che sarebbe bello e positivo per la cultura montana in Europa se uno scalatore così eccezionale e anche una persona positiva affiancasse i polacchi al K2…

 

 

Bargiel, sarebbe stato utile in una spedizione invernale in K2?

Ovviamente. Quest’uomo ha capacità notevoli ed eccezionali. Ho avuto l’opportunità di arrampicare con molti scalatori e c’è un divario tra loro e Andrzej .. Viene dallo sci alpinismo, grazie a questo oggi le sue capacità si sono tradotte in velocità di movimento e  in una maggiore sicurezza. In inverno, quando le condizioni sono ancora più difficili, ridurre il tempo da trascorrere in alta quota è un elemento chiave.

Più di due anni fa, quando Bargiel riuscì a sciare il K2, eri con lui sotto la montagna. Quanto è stata grandiosa quell’impresa?

Andrzej ha fatto un’impresa storica. Nessuno era mai sceso dal K2 con gli sci dalla vetta  alla base prima di lui, solo una parte del percorso era stato effettuato con gli sci. Quello che ha fatto è stato grandioso.

Voi due avete attaccato il vertice, ma  cosa è successo esattamente a C3?

Ho avuto una leggera discopatia. La settimana prima, avevo preso parte ad un’operazione di salvataggio alla Nord del Broad Peak North. Abbiamo trasportato il nostro compagno, il ceco Stando Vrba, su una barella per tutta la notte. Abbiamo percorso alcuni chilometri lungo il ghiacciaio. Probabilmente, è stato allora che  ho sovraccaricato la mia colonna vertebrale inferiore. Quando una settimana dopo con Andrzej abbiamo raggiunto il campo  “tre”, in serata ho accusato dolore alla schiena. All’inizio non gli ho detto niente. A volte,  ho qualche dolore, anche tenendo conto della mia età. Tuttavia, dopo 20 minuti, avevo difficoltà a girarmi lateralmente. L’ho informato. Questo è ciò che significa una partnership in montagna, non puoi nascondere questo tipo di disturbi.

La prima notte è stata la peggiore. Avevamo farmaci e kit di pronto soccorso da campo, ma per un giorno o due. Cosa fare? Il giorno dopo non riuscivo a stare in piedi sulla gamba destra, ho anche sentito una forte fitta alla schiena. Ho detto ad Andrzej che non ero in condizioni di raggiungere la cima. Ci siamo chiesti,  se era il caso di rinunciare all’attacco. Le condizioni  meteo  piuttosto mutevoli rappresentavano un’altra minaccia. La finestra per l’attacco di Andrzej era ridotta. Se nessuno di noi fosse salito, avremmo dovuto tornare alla base. Ecco perché ho detto ad Andrew: “Vai in cima. Non posso aiutarti, comunque ti aspetto qui, e se il tempo peggiora, trascorreremo qui solo altri due o tre giorni. ”

Quando Bargiel era in cima, mi sono alzato in piedi. Mi sono sentito meglio grazie agli antidolorifici e agli antispasmodici che ho ricevuto attraverso  un drone. Il fratello di Andrzej, Bartek, era alla base, ed è stato lui a farmi avere,  per la prima volta nella storia dell’alpinismo, farmaci attraverso un drone ad un’altezza di 7000 metri (ride). Era il tardo pomeriggio quando Andrzej mi ha raggiunto. Gli ho dato una pacca e lui è sceso… Sono rientrato al campo base intorno alle 21:00, circa due ore dopo di lui.

K2 Ski Challenge 2018. Fonte: A.Bargiel/facebook

C’è stato un momento in cui hai avuto paura per lui?

No. Ero sul K2 nel 2014 e mi ricordo di essere rimasto in vetta da solo in quel momento. Ma non avevo paura. Credevo nelle mie capacità ed esperienza e, durante l’impresa di Andrzej, sapevo che avrebbe usato tutto ciò che aveva appreso negli anni e che sarebbe andata bene.

Ritorniamo sull’argomento K2. I polacchi non rinunciano a scalare questa montagna in inverno, ma poche settimane fa, a causa della pandemia di coronavirus, è giunta la notizia che  la spedizione non si farà quest’inverno. Una decisione analoga era stata presa anche un anno fa. La ragione, allora, era la mancanza di una squadra adeguata e per problemi di salute di quattro membri che avrebbero dovuto avere un ruolo importante per il raggiungimento della vetta. Tu hai avuto un incidente molto grave a settembre 2018, giusto?

È successo dopo il festival a Lądek-Zdrój. Ero a un incontro con relatori e organizzatori. Ero seduto con la leggenda dell’alpinismo, Chris Bonington, e gli ho mostrato dove il suo compagno Jan Długosz è salito sul Mnich. A Lądek abbiamo bevuto tre birre ciascuno. A un certo punto ho avuto freddo, non mi sentivo bene, quindi ho chiesto di essere accompagnato in albergo.  Salite le scale, volevo aprire la porta della stanza. Era buio, le scale erano ripide, la lampada era spenta. Mi voltai e dissi alla mia compagna: “Devo aver perso le chiavi.” Eravamo soli, alle due del mattino, la persona che ci era venuta a prendere era andata via. Lei rispose: “Ma io le ho”.

Ho fatto un passo indietro  e  mi sono svegliato una settimana dopo. L’incidente è stato molto grave. Ha colpito la parte posteriore della testa e l’ematoma era dalla parte opposta. Sopra la fronte. Per salvarmi la vita, i dottori hanno dovuto operarami alla  testa Dopo essermi risvegliato dal coma, ho trascorso i primi tre giorni in sedia a rotelle. Sono un uomo che crede fortemente nella scienza e nella medicina, quindi ho ascoltato attentamente i dottori. Mi hanno spiegato che durante il coma i muscoli dimenticano le loro funzioni e devono essere nuovamente riavviati. L’incidente è avvenuto alla fine di settembre. All’inizio di novembre, Piotr Hercog, un runner di montagna, mi ha fatto visita con il suo team. Mi hanno portato a fare una passeggiata in montagna. Sono arrivato nelle parti più alte, ho camminato molto lentamente, ma ho provato un grande piacere. A gennaio 2019, correvo già una mezza maratona nel campionato polacco di alpinismo di corsa in montagna, e quest’anno in questo tipo di competizione sono arrivato terzo nella mia categoria di età.

Hai limitazioni in qualcosa dopo quello che è successo?

Non ne ho. Un anno fa, durante la scalata, accusavo un minimo disturbo di labirintite. Il movimento rapido della testa mi oscurava la vista. Solo chiudendo e riaprendo gli occhi la vista si  ripristinava. Sono andato all’ospedale universitario di Cracovia, dove un eccezionale neurochirurgo mi ha spiegato che dopo una craniotomia (apertura chirurgica del cranio – ndr),  dietro l’orecchio, vicino al labirinto, il liquido si accumula e interrompe il suo lavoro. Oggi va tutto bene. Ho iniziato ad allenarmi regolarmente. Inoltre, non ho mai corso tanto quanto negli ultimi mesi.

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