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28 febbraio 2019

Cultura · Trento Film festival 2019 · Alpi Orientali · Aree Montane · Italia · Trentino Alto Adige

Presentato il 67° Trento Film Festival, 27 aprile-5 maggio 2019. Anticipazioni

Presentazione della 67^ edizione del TFF a Palazzo Roccabruna, Trento

Il Marocco sarà il paese  protagonista.
Temi portanti del 2019 la riflessione sull’effetto dei cambiamenti climatici su boschi e foreste e la contaminazione tra culture diverse

A Palazzo Roccabruna, il Trento Film Festival ha svelato il Paese ospite della sezione “Destinazione…” e il nuovo manifesto della 67. edizione della rassegna, che si svolgerà a Trento dal prossimo 27 aprile al 5 maggio.

A illustrare le novità sono stati il presidente del festival Mauro Leveghi, la direttrice Luana Bisesti e il responsabile del programma cinematografico, Sergio Fant. Presenti gli assessori alla cultura dei Comuni di Trento e Bolzano, rispettivamente Corrado Bungaro e Juri Andriollo e, in qualità di padrone di casa, il presidente della Camera di Commercio di Trento Giovanni Bort, che ha aperto l’incontro con un saluto a nome dell’ente da lui rappresentato.

Come ha annunciato Mauro Leveghi, il Paese ospite 2019 della Sezione “Destinazione…” sarà il Marocco. Autore del nuovo manifesto della rassegna è l’artista spagnolo Javier Jaén.

«L’unione di cinema e montagna – ha evidenziato Corrado Bungaro – ha prodotto cultura fino dalla prima edizione del Trento Film Festival. La scelta di sottotitolare l’edizione di quest’anno con il binomio “montagne e culture” introduce un valore aggiunto importante, sottolineando la pluralità delle voci che animano questa rassegna e che raccontano l’uomo attraverso il suo modo di vivere la montagna. In questi tempi in cui la paura del diverso sembra prevalere sulla curiosità di scoprire l’altro, Trento, grazie al suo Film Festival, si conferma una città capace di guardare oltre le sue mura».

«Il sodalizio con il Film Festival di Trento – ha aggiunto Juri Andriollo – che la Città di Bolzano ha iniziato nel 1997, continua a produrre risultati assai lusinghieri per la nostra città. Il fatto di organizzare la sezione di Bolzano a settembre ci consente di dare una sintesi qualificata del Film Festival di Trento, attraverso la proiezione dei film premiati e alla valorizzazione editoriale con la presentazione di libri e incontri con gli autori. Infine vogliamo sottolineare che quest’anno il Film Festival di Trento dedicherà particolare attenzione alle problematiche ambientali che si riflettono anche sul patrimonio montano e boschivo, tema questo che ha purtroppo accomunato le province di Bolzano e Trento solo pochi mesi or sono, con l’eccezionale distruzione di milioni di alberi. Sarà quindi nostro compito anche quello di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della difesa dell’ambiente per evitare in futuro tali accadimenti».

«Come suggerisce l’immagine del manifesto realizzato da Javier Jaén – ha spiegato Mauro Leveghi – la montagna rappresenta, allo stesso tempo, un luogo fisico e interiore, dove l’uomo può vivere in una dimensione reale le proprie scoperte e avventure e in un ambito più spirituale i sogni e i propri limiti. Dentro ognuno di noi c’è, infatti, una montagna che va esplorata e scalata che s’impersonifica con quella reale mentre la percorriamo a piedi, con i ramponi, gli sci o cercando sulla roccia gli appigli e gli appoggi che ci consentono di progredire verso l’alto, per raggiungere quel confine che ci separa del cielo, da quel qualcosa più grande di noi che rappresenta la fonte dei nostri dubbi, delle curiosità, dello stupore. Ma il manifesto di quest’anno – ha aggiunto il presidente del festival – acquista una valenza particolare anche alla luce delle calamità ambientali che si sono verificate lo scorso fine ottobre in Italia del nord, in particolare in Veneto e Trentino Alto Adige a causa di un’eccezionale ondata di maltempo. Calamità sempre più ricorrenti in tutto il mondo e che ci riportano con drammaticità al problema dell’impatto dell’attività umane sull’ambiente, con la conseguente accelerazione dei cambiamenti climatici in atto. In questo senso il manifesto di Javier Jaén, rappresentando la montagna con il profilo di un uomo, vuole richiamare l’attenzione sui limiti che l’umanità deve porsi affinché le terre alte, come ambiente di vita per noi, continuino ad esistere. L’uomo nel corso della storia ha cambiato la montagna, l’ha plasmata, le ha attribuito delle identità, le ha inferto ferite, identificandosi con essa e oggi, forse più di ieri, è arrivato il momento di fermarsi per riflettere sul futuro che vogliamo costruire con lei, per abbandonare quella visione antropocentrica che non permette di guardare verso gli orizzonti del futuro».

«Il manifesto di quest’anno – ha aggiunto la direttrice del festival, Luana Bisesti – vuole esprimere anche l’immagine della montagna come uno dei luoghi privilegiati della Terra per la contaminazione a trecentosessanta gradi tra culture diverse, uno spazio d’incontro senza confini caratterizzato da un linguaggio comune, appunto quello della montagna, che avvicina e rende possibile, quasi istintivamente, la conoscenza e il rispetto tra popoli diversi. In quest’ottica s’inseriscono le straordinarie montagne del Marocco, Paese ospite della sezione “Destinazione…”, emblemi di un patrimonio culturale ricchissimo, frutto di millenni d’incontri e relazioni tra culture e civiltà diverse: berberi, arabi, francesi e persino comunità ebraiche hanno, infatti, sedimentato le proprie tracce in un paese che sta tracciando la sua strada verso la modernizzazione. Durante il festival, in collaborazione con l’Ambasciata in Italia del Regno del Marocco e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, racconteremo con un programma ricco di eventi il fascino di questo Paese dell’Africa settentrionale, caratterizzato dalla presenza di spettacolari catene montuose. Film e documentari, poesia e letteratura, i gusti saporiti di una cucina frutto delle influenze berbere, arabe e mediterranee, coloreranno e profumeranno, quindi, la 67. edizione di un Festival sempre più laboratorio e spazio di contaminazione tra culture».

Durante la conferenza stampa il presidente del festival ha anche annunciato alcune rilevanti modifiche allo Statuto associativo. «Il nostro statuto – ha spiegato Mauro Leveghi – recentemente è stato oggetto di un importante aggiornamento, prevedendo nuove attività per le quali il festival è ormai considerato un punto di riferimento in Italia e all’estero. Inoltre è prevista, anche per i soci ordinari, la nomina di un rappresentate in seno al Consiglio direttivo dell’associazione».

Attualmente i soci del festival sono il Comune di Trento e il Cai (soci fondatori) il Comune di Bolzano (socio storico) e le Camere di commercio di Trento e di Bolzano (soci ordinari) che, in considerazione della nuova previsione statutaria, avranno pertanto in Consiglio direttivo i loro rispettivi rappresentanti, che entreranno in carica prossimamente. Tra le altre novità di rilievo la possibilità di svolgere un’opera di valorizzazione e di formazione di figure professionali da inserire negli ambiti cinematografici e di promozione letteraria legati ai temi d’interesse del festival.

Amici fragili: cinque film recenti per riflettere su alberi e boschi, dopo la disastrosa tempesta di fine ottobre 2018

Amici fragili. Acid forest

Subito dopo lo shock dei massicci “schianti” sulle Dolomiti e le altre montagne del Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli, è emerso il desiderio di lavorare sulla straordinaria e profonda reazione emotiva che quelle impressionanti immagini hanno suscitato, e sulla rivelazione della fragilità di un patrimonio naturale che eravamo abituati a considerare così ben piantato nel terreno, quasi indistruttibile. Le vette a cui guardiamo solitamente con i film e il programma del festival hanno sfidato incuranti gli agenti atmosferici, mentre più in basso valli e altipiani verdeggianti hanno pagato un prezzo altissimo, con l’abbattimento di milioni di metri cubi di legname.

Una ricognizione della migliore produzione cinematografica recente ha rivelato che, proprio tra la fine estate 2018 e l’inizio del 2019, come se il cinema mondiale fosse misteriosamente sintonizzato con quanto stava accadendo sulle Dolomiti, si erano affacciate nei maggiori festival internazionali diverse opere che, con chiavi diverse, mettevano al centro gli alberi e il rapporto che abbiamo coi boschi. È nato così, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti UNESCO in occasione del suo decennale, il desiderio di riunirli in un programma speciale, che abbiamo intitolato Amici fragili: un programma su alberi e boschi nel tempo dei cambiamenti, per continuare a elaborare collettivamente nell’ambito del festival le sensazioni di quei giorni, fornendo insieme suggestioni e spunti di riflessione per le scelte che si dovranno fare rispetto alla gestione del post-catastrofe, e del futuro dei territori boschivi di montagna.

Come abitudine per il Trento Film Festival, e grazie alla lungimiranza di Fondazione Dolomiti UNESCO, che ha visto in questo progetto un’occasione di riflessione di ampio respiro, capace di guardare oltre i confini del territorio e l’emergenza, il programma presenterà documentari di stampo e provenienza disparata: tutti però vedono protagonisti il legno, gli alberi e i boschi oggi, alla prova dello sfruttamento intensivo, del disboscamento, degli incendi, dei fenomeni naturali, e perfino di una spiazzante performance artistica su scala globale.

Le Temps des forêts (Francia, 2018) di François-Xavier Drouet è l’ideale introduzione al tema: le foreste francesi stanno cambiando, questi simboli di natura autentica stanno vivendo una fase di industrializzazione senza precedenti, tra meccanizzazione, monocoltura, fertilizzanti e pesticidi. Il film è un documentatissimo e illuminante viaggio nel cuore della “foresta industriale” e alla scoperta delle sue possibili alternative.

Lo sfruttamento del legname è al centro anche di Bamboo Stories (Germania/Bangladesh, 2019), in anteprima italiana, del pluripremiato regista del Bangladesh ma attivo da anni in Germania, Shaheen Dill-Riaz. Con immagini mozzafiato della rigogliosa natura bangladése e dell’avventuroso trasporto tramite zattere, Dill-Riaz introduce lo spettatore nel mondo aspro degli uomini che lavorano da generazioni nei boschi e sul fiume, con un solo obiettivo: consegnare in tempo il bambù ai grossisti della capitale Dhaka.

Altra anteprima italiana Wildland (Stati Uniti, 2018) di Alex Jablonski e Kahlil Hudson, che porta l’attenzione su un’altra, forse la maggiore e più comune, minaccia che insidia i boschi del mondo, sulle Alpi e sugli Appennini come recentemente in California: gli incendi. Girato nel corso di una stagione nella zona di Grants Pass in Oregon, Wildland è l’avvincente resoconto della formazione e dell’impegno di una squadra di vigili del fuoco in lotta con la paura, la lealtà, i sogni e i demoni.

Sono delle originalissime e brillanti commistioni tra documentario e arte i due ultimi film del programma Amici fragili, entrambi vere imperdibili scoperte, acclamati in decine di festival internazionali, da Locarno a Karlovy Vary, da Sundance a Rotterdam.

Walden (Svizzera, 2018) del regista, artista e coreografo Daniel Zimmermann, di cui sono stati già presentati a Trento i precedenti geniali cortometraggi Stick Climbing e Lauberhornrennen im Sommer, propone in 13 impressionanti piani sequenza circolari, una vera e propria sfida stilistica che ha ipnotizzato spettatori e critici in tutto il mondo: il provocatorio trasporto di una partita di legname dalle Alpi austriache alla Foresta Amazzonica brasiliana.

Gli alberi di Acid Forest (Lituania, 2018) sono invece ancora in piedi, ma comunque morti per l’aggressione chimica degli escrementi della colonia di cormorani che ha eletto questo bosco della costa baltica a propria ideale residenza. Questo paesaggio unico naturalmente devastato, paradossalmente diventato un’attrazione turistica tra le più visitate del paese, è stato ritratto dalla filmmaker e artista Rugilė Barzdžiukaitė (che rappresenterà la Lituania alla Biennale Arte 2019) in un ironico e attualissimo film-saggio sul rapporto tra uomo e natura.

“Avvicinamenti 2019”: un percorso in sette serate verso il 67. Trento Film Festival

Avvicinamenti: Genesis

C’è un sentiero che conduce al Trento Film Festival, snodandosi tra i territori del documentario e del cinema d’autore, e che porterà a scoprire luoghi e storie inediti: si tratta di “Avvicinamenti”, l’ormai consolidata rassegna cinematografica che porta a Trento, nei mesi precedenti il Festival, pellicole di grande qualità spesso in anteprima, coinvolgendo tre diverse location cittadine: il Centro per la Cooperazione Internazionale, il Cinema Astra e il Teatro San Marco.

Come ormai tradizione, in occasione delle serate di Avvicinamenti sarà possibile approfittare dell’offerta speciale per acquistare l’abbonamento alle proiezioni della 67. edizione del Festival, al prezzo ridotto di 30 euro, rispetto ai 40 euro a cui sarà successivamente in vendita. Oltre 100 appassionati spettatori hanno colto l’occasione durante la scorsa edizione, assicurandosi lo strumento ideale per godere al meglio della varietà del programma cinematografico, con le sue 4 sale, 10 sezioni e circa 120 film in programma.

“Avvicinamenti” si snoderà da martedì 5 marzo a mercoledì 17 aprile, e sono sette gli appuntamenti che compongono il programma 2019. Solidarietà, vicende intime e familiari, filosofia e spiritualità, ma anche gli attualissimi dilemmi della ricerca genetica e delle rivoluzioni tecnologiche saranno i temi al centro della rassegna, con la montagna, i suoi scenari e le sue culture a fare da filo conduttore. Tra i film più attesi mercoledì 13 marzo lo sconvolgente documentario Genesis 2.0 che tra Siberia, Cina e Corea del Sud segue il sogno della clonazione di un mammut esplorando le frontiere della genetica; mercoledì 27 marzo direttamente dal festival di Berlino (dove si è aggiudicato il premio FIPRESCI) Dafne, con una straordinaria protagonista affetta da sindrome di Down che in un trekking riscoprirà il rapporto col padre; mercoledì 10 aprile Lou Von Salomé, appassionante biopic della scrittrice, psicologa, femminista, musa di Nietzsche e Freud, girato in gran parte tra i paesaggi dell’Alto Adige.

La partenza è prevista martedì 5 marzo al Teatro San Marco, con una doppia proiezione di Country For Old Men, di Stefano Cravero e Pietro Jona (Italia, 2017), una produzione Graffiti Doc in collaborazione con RAI Cinema. Accompagnati dalle musiche di Theo Teardo, il film ci porta a Cotacachi, in Ecuador, dove centinaia di cittadini statunitensi si sono trasferiti come “rifugiati economici”, alla ricerca del benessere e della sicurezza che l’american dream aveva promesso. Tra due vulcani, questa strana comunità migrante trascorre la sua vita tra improbabili tentativi di parlare la lingua locale, costruzioni di recinzioni, lezioni di ginnastica e beneficenza.

Con Genesis 2.0, mercoledì 13 marzo alle 21.00 al Cinema Astra, si cambia scenario: il documentario di Christian Frei e Maxim Arbugaev (Svizzera, 2018), premiato dalla giuria al Sundance e acclamato in molti festival internazionali, porta il pubblico nei territori disabitati delle Isole della Nuova Siberia, oltre il Circolo polare artico, dove i “cacciatori di mammut” cercano l’“oro bianco”, le preziose zanne che emergono dallo scongelamento del permafrost: ma quando ritorna alla luce una carcassa integra, l’interesse non si concentra sull’avorio, ma sul sogno di riportare in vita un intero mammut, grazie agli ultimi sconvolgenti sviluppi della ricerca genetica.

È ambientato invece in regione Il sesto continente (Germania/Italia, 2018) del regista sudtirolese Andreas Pichler, già ospite e giurato del festival: al centro, le vicende di un luogo unico nel suo genere, la Casa della Solidarietà di Bressanone, dove abitano decine di persone finite ai margini della società, sperimentando in modo creativo originali modelli di convivenza, integrazione e reinserimento sociale. Il film sarà proiettato mercoledì 20 marzo alle ore 20.30 presso il Centro per la Cooperazione Internazionale, alla presenza dell’autore.

Mercoledì 27 marzo al Cinema Astra una delle anteprime più attese della rassegna: subito dopo il debutto al recentissimo festival di Berlino, dove si è aggiudicato il premio FIPRESCI nella sezione Panorama, Avvicinamenti presenta Dafne, di Federico Bondi (Italia, 2019), accolto da giudizi entusiasti dalla critica: Repubblica lo ha definito “un piccolo gioiello”. Grazie alla delicatezza del regista e al talento naturale della protagonista, Carolina Raspanti, una ragazza romagnola con la sindrome di Down all’esordio come attrice, Dafne è molto più di un film sulla disabilità: è una storia familiare che fa emergere le straordinarie potenzialità che ognuno ha dentro di sé, un inno alla vita e un messaggio di speranza. Prodotto da Vivo Film con Rai Cinema, Dafne ha il patrocinio di AIPD – Associazione Italiana Persone Down e Comitato Siblings Onlus – Fratelli e Sorelle di Persone con Disabilità, attivamente coinvolte nella distribuzione e promozione del film. Saranno presenti in sala il regista Federico Bondi e la protagonista Carolina Raspanti.

Mercoledì 3 aprile alle 20.30 , presso il Centro per la Cooperazione Internazionale, è il turno di Voci dal Silenzio, documentario di Joshua Wahlen e Alessandro Seidita (Italia, 2018): un viaggio dal nord al sud dell’Italia per raccontare le storie di donne e uomini che cercano il senso profondo di sé e della vita attraverso la solitudine e l’ascetismo. Il film, frutto di una campagna di crowdfunding e di promozione dal basso che l’ha portato a registrare proiezioni affollate in decine di sale e spazi in tutta Italia, arriva per la prima volta in Trentino.

Una grande protagonista della cultura europea di inizio Novecento, Lou Von Salomé, sarà protagonista mercoledì 10 aprile alle 21.00 sullo schermo del Cinema Astra: Lou Von Salomé di Cordula Kablitz-Post (Germania/Austria/Italia/Svizzera, 2016), in anteprima rispetto all’imminente uscita nelle sale italiane, racconta la vita di questa straordinaria figura di scrittrice, poetessa, intellettuale, psicologa, archetipo di militante femminista, che intrecciò relazioni con i maggiori intellettuali dell’epoca, da Nietzsche a Freud. A 72 anni, un’anziana Lou racconta le sue memorie a un ammiratore, ricordando come nacque il suo amore per la filosofia e come fosse determinata, fin da bambina, a dedicare la propria vita ad espandere le potenzialità della mente.

Il percorso di Avvicinamenti si chiude mercoledì 17 aprile alle 20.30 presso il Centro per la Cooperazione Internazionale, idealmente lanciando la sezione “Destinazione… Marocco” che la 67. edizione dedicherà al paesaggio e alle culture del paese nordafricano: Talien (Italia, 2017) di Elia Mouatamid (che sarà presente alla proiezione), vincitore del Premio Speciale della Giuria al 35° Torino Film Festival, è la storia del ritorno in patria di Abdelouahaba, il padre del regista, che torna a vivere in Marocco dopo quasi quarant’anni passati in Italia. Sarà l’occasione per un padre e un figlio di incontrarsi, spiegarsi e capirsi, attraversando una volta ancora il Mediterraneo.

AVVICINAMENTI 2019: Il Programma completo

Avvicinamenti: Dafne

Martedì 5 marzo, ore 17.30 e 20.45
Cineforum Teatro San Marco
Ingresso 4,5€

Country For Old Men
di Stefano Cravero e Pietro Jona
Italia, 2017, 79’

Cotacachi, Ecuador. Centinaia di pensionati statunitensi hanno scelto di passare i loro ultimi anni di vita in una cittadina annidata tra due vecchi vulcani. Tra la fine dell’american dream e la continuazione del mito della frontiera, vivono reclusi nella propria bolla tra quegli stessi latinos contro cui negli Stati Uniti si erigono muri, determinati a portare avanti il proprio immaginario di felicità.

Mercoledì 13 marzo, ore 21.00
Cinema Astra
Ingresso 5€

Genesis 2.0
di Christian Frei e Maxim Arbugaev
Svizzera, 2018, 113′

Vincitore del premio della giuria come miglior documentario al Sundance Festival, Genesis 2.0 porta lo spettatore nelle remote Isole della Nuova Siberia, nell’Oceano Artico: in questi territori estremi, i “cacciatori di mammut” cercano avorio, “l’oro bianco” il cui prezzo non è mai stato così alto. Ma dallo scongelamento del permafrost non emergono solo zanne: i cacciatori trovano una carcassa perfettamente conservata, su cui scatta l’attenzione degli scienziati genetici. La resurrezione del mammut sarebbe la prima manifestazione della prossima grande rivoluzione tecnologica. L’uomo diventa Creatore: Genesi due punto zero.

Mercoledì 20 marzo, ore 20.30
Centro per la Cooperazione Internazionale
Ingresso gratuito

Il sesto continente
di Andreas Pichler
Germania/Italia, 2018, 85′

Alla periferia di Bressanone, presso la Casa della Solidarietà, abitano assieme una cinquantina di persone. Non si trovano lì volontariamente, ma c’è qualcosa che li lega: sono gli emarginati della nostra società, che li considera “problematici” e di cui farebbe volentieri a meno. Per Hatem il cuoco questo luogo – con la sua incredibile biodiversità umana – è diventato un vero e proprio “sesto continente”. Nel momento in cui si prospetta il trasferimento in un’altra sede, il futuro di molti ospiti torna ad essere incerto. Alla presenza del regista

Mercoledì 27 marzo, ore 21.00
Cinema Astra
Ingresso 5€

Dafne
di Federico Bondi
Italia, 2019, 94′

Una trentacinquenne portatrice della sindrome di Down, esuberante e trascinatrice, sa organizzare da sola la sua vita ma vive ancora insieme ai genitori, Luigi e Maria. Quando Maria muore all’improvviso, l’equilibrio familiare si spezza. Ma un giorno, insieme, padre e figlia decidono di affrontare un trekking in montagna, diretti al paese natale di Maria. Lungo il cammino, scopriranno molte cose l’uno dell’altra e impareranno entrambi a superare i propri limiti. Alla presenza del regista e della protagonista

Mercoledì 3 aprile, ore 20.30
Centro per la Cooperazione Internazionale
Ingresso gratuito

Voci dal silenzio
di Joshua Wahlen e Alessandro Seidita
Italia, 2018, 52′

L’eremita è una figura onnipresente nella storia dell’umanità. In ogni secolo ci sono stati uomini che hanno intrapreso una via solitaria all’interno dell’esperienza spirituale, che hanno messo in pratica gli insegnamenti dei testi sacri, che hanno seguito i passi dei profeti o la spinta di una voce interiore. Voci dal silenzio è un viaggio dal nord al sud dell’Italia per raccontare le storie di donne e uomini che cercano il senso profondo di sé e della vita attraverso la solitudine e l’ascetismo.

Mercoledì 10 aprile, ore 21.00
Cinema Astra
Ingresso 5€

Lou Von Salomé
di Cordula Kablitz-Post
Germania/Austria/Italia/Svizzera, 2016, 113′

Scrittrice, poetessa, intellettuale, psicologa, archetipo di militante femminista. Lou Andreas-Salomé ha vissuto, spesso facendoli innamorare di sé, con alcuni dei più importanti personaggi dell’inizio del ‘900 tra cui Nietzsche, Rilke e Freud, che la consideravano la propria musa. A 72 anni, un’anziana Lou racconta le sue memorie a un ammiratore, ricordando come nacque il suo amore per la filosofia e come fosse determinata, fin da piccola, a dedicare la propria vita ad espandere le potenzialità della mente. Il film è girato in gran parte tra le montagne dell’Alto Adige.

Mercoledì 17 aprile, ore 20.30
Centro per la Cooperazione Internazionale
Ingresso gratuito

Talien
di Elia Mouatamid
Italia, 2017, 87’

Abdelouahaba, “Aldo”, decide di tornare a casa, in Marocco, dopo quasi quarant’anni passati in Italia. Ad accompagnarlo è Ilyass, “Elia”, il figlio trentaquattrenne cresciuto in Lombardia. L’occasione per un padre e un figlio di incontrarsi, spiegarsi e capirsi. L’immigrazione fa da sfondo alle storie e ai ricordi dei due durante un viaggio che li porterà alla meta passando per la Francia e la Spagna. La proiezione anticipa la sezione “Destinazione… Marocco” del Trento Film Festival 2019, che accompagnerà giorno dopo giorno gli spettatori alla scoperta dei paesaggi e delle culture del paese nordafricano. Alla presenza del regista.

La montagna, un infinito viaggio fuori e dentro di sé. È l’artista spagnolo Javier Jaén l’autore del manifesto della 67^ edizione del Trento Film Festival

Il manifesto della 67^ edizione del TFF

Non sempre, per mandare un messaggio al mondo, è necessario alzare la voce: la potenza dell’arte sta nella sua capacità di essere provocatoria e di indurre alla riflessione attraverso le immagini, giocando coi loro significati, talvolta stravolgendoli e ribaltandoli. È proprio la trasformazione della funzione e del significato degli oggetti, la loro ricollocazione in campi semantici sempre diversi, la cifra del lavoro dell’artista spagnolo Javier Jaén, autore del manifesto della 67. edizione del Trento Film Festival.

Design, illustrazione, scultura, fotografia, nelle mani di Javier Jaén diventano mezzi attraverso i quali cristallizzare un messaggio: come un traduttore, Javier traduce concetti in immagini, e nelle immagini trovano spazio migliaia di parole. In un tempo nel quale le persone sono sovraccaricate di stimoli visivi, questo originalissimo artista spagnolo fa sintesi di tutto ciò che lo circonda e lo condensa in immagini nelle quali, con una forte dose di umorismo e simbolismo, crea un particolare linguaggio narrativo, che conferisce un significato diverso agli elementi della quotidianità, muovendosi su un terreno dove si incrociano sperimentazione artistica, grafica e design concettuale.

Nato a Barcellona nel 1983, Javier ha studiato tra la sua città natale, New York e Budapest. La sua attività professionale è principalmente focalizzata sull’illustrazione editoriale e sulla comunicazione per enti culturali. Javier Jaén ha lavorato per clienti e progetti internazionali tra cui: The New York Times, The New Yorker, The Washington Post, Time, Harvard University, National Geographic, El País, Penguin Random House, Vueling Airlines, UNESCO. Parallelamente all’attività professionale, Javier Jaén insegna presso gli istituti IED e IDEP e cura frequentemente laboratori e lectures. I suoi lavori sono stati riconosciuti e premiati dalle più importanti istituzioni nel campo della comunicazione: AGI Membership (2015), the Society of Illustrators (Illustrators 55, 56), American Illustration (AI33, AI34) Print magazine (New Visual Artist 2013), Junceda Award (2013), Gràffica Award (2010).

“Destinazione… Marocco”: il paese nordafricano con i suoi deserti e montagne protagonista del festival 2019

Destinazione … Marocco

Nell’immaginario collettivo, il Marocco non è immediatamente associato alla montagna, ma tra l’oceano e il deserto si ergono le catene del Rif a nord e soprattutto dell’Atlante a sud, un sistema montuoso che si estende per 2.500 km e il cui nome berbero (Adrar n Dern, “il Monte dei Monti”) spiega bene quale considerazione abbia nelle culture locali. Ben tre cime dell’Atlante superano i 4.000 metri: la più alta, il Jbel Toubkal (“la vetta da cui si vede tutto”) con i suoi 4.167 metri è la montagna più alta di tutto il Nord Africa, e ogni anno attira alpinisti e turisti da tutto il mondo. Sull’Atlante inoltre in inverno sono attivi diversi comprensori sciistici: Ifrane, con le sue case col tetto spiovente, è soprannominata “la piccola Svizzera”.

Dopo lo straordinario successo di pubblico dei progetti dedicati nelle ultime edizioni a Cile, Islanda e Giappone, con tante proiezioni sold out, sarà proprio il Marocco il paese ospite del 67. Trento Film Festival: “Destinazione… Marocco” metterà al centro questo paese africano dalla storia antica, sul cui territorio civiltà molto diverse tra loro si sono intrecciate, lasciando il proprio segno su un mosaico culturale caleidoscopico, in continua trasformazione. La magia del Marocco ha affascinato per secoli i viaggiatori, con i suoi paesaggi incantati, dai colori contrastanti e cangianti: persino un uomo dall’animo fermo come Winston Churchill si lasciò conquistare, tanto da imprimere le sue emozioni sulla tela di un suo famoso quadro, “Sunset over the Atlas Mountains”, sguardo sull’Atlante dal balcone della sua camera nell’hotel Mamounia di Marrakech.

Il programma è realizzato in collaborazione con l’Ambasciata in Italia del Regno del Marocco e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Il Programma cinematografico

L’attrattiva rappresentata dal territorio marocchino, combinata alla limitata produzione cinematografica del paese, renderà questa edizione di “Destinazione…” particolarmente cosmopolita, con tanti lavori di autori non marocchini che con le loro opere sono andati alla scoperta dei luoghi, dei volti e delle tradizioni del paese, sulle tracce di tanti artisti e scrittori (basti citare Paul Bowles) che prima di loro si erano fatti rapire dal fascino del Marocco. Il viaggio proposto da “Destinazione…”, nella pieno della tradizione del Trento Film Festival, toccherà soprattutto i paesaggi estremi del deserto e quelle montagne e valli che molti hanno scoperto solo recentemente far parte del patrimonio paesaggistico nordafricano, e sono attualmente tra le mete più ambite dei viaggiatori a caccia di nuove scoperte ed emozioni.

Una vallata sorprendentemente verdeggiante sarà lo scenario di House in the Fields di Tala Hadid, uno dei documentari africani più apprezzati degli ultimi anni, mentre verso territori più remoti e rocciosi si spingono Pastorales électriques di Ivan Boccara – regista già premiato nel 2006 con la Genziana d’Argento – e Le ciel, la terre et l’homme della tedesca Caroline Reucker, il primo documentando le conseguenze dell’arrivo della corrente elettrica nelle comunità più remote dell’Atlante, e il secondo immergendosi nella maestosità delle “terre alte” marocchine, e nell’ascolto dei racconti dei loro abitanti.

Impossibile pensare alle tradizioni dimenticando la religione: tra le montagne si trova anche la scuola coranica in cui il regista di Au nom du frère, Youssef Ait Mansour, si reca per cercare di comprendere la svolta religiosa del fratello, fuggito di casa per dedicarsi all’eremitaggio e alla preghiera. Passando dal documentario alla fiction, ma in scenari simili, scopriremo una acclamata opera recente che ha eletto a protagonista il paesaggio marocchino: Mimosas dello spagnolo Oliver Laxe, vincitore della Semain de la Critique di Cannes nel 2016, racconta con slancio visionario un avventuroso attraversamento dei più alti passi tra le montagne dell’Atlante.

L’inevitabile questione delle migrazioni che hanno dovuto affrontare generazioni di marocchini verrà introdotta da Talien del regista italo-marocchino Elia Moutamid, in chiusura della rassegna pre-festival Avvicinamenti, ma sarà nuovamente al centro del recente Renault 12 del noto regista teatrale Mohamed El Khatib, qui per la prima volta impegnato in un progetto cinematografico, per raccontare un viaggio di ritorno in Marocco in seguito alla morte in Francia della madre.

Come abitudine “Destinazione…” volgerà lo sguardo anche al passato, con un classico del cinema marocchino moderno, recentemente restaurato dalla World Cinema Foundation grazie all’ammirazione di Martin Scorsese per il cineasta Ahmed El Maanouni: Alyam Alyam del 1978, lungometraggio recentemente riscoperto al festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna, è un’elegia per lo stile di vita rurale e le sue tradizioni, che non potrà che risuonare nelle opere più recenti in programma.

A completare il programma una selezione di cortometraggi dai migliori festival nordafricani e internazionali, ulteriori chiavi per scoprire l’unicità del territorio marocchino, le storie e le culture delle sue genti.