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16 luglio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Team in azione su K2 e Gasherbrum

Il Campo Base del K2 sempre più deserto mentre i team si dirigono verso il vertice.Foto: Seven Summit Treks

120 alpinisti in azione sulla seconda montagna più alta del pianeta

“Finalmente, il tempo che stavamo aspettando è arrivato”, ha commentato in questi giorni Mike Horn. Insieme a Fred Roux, Horn dovrebbe aver iniziato ieri la sua spinta verso la cima del K2: “Ci vorranno due o tre giorni di salita –  ha precisato Horn, ipotizzando l’arrivo in vetta tra mercoledì o giovedì; al più tardi venerdì, se decideranno di fermarsi  di più nei campi lungo la via – “Nei prossimi due giorni abbiamo una finestra meteo buona, che dovrebbe garantirci abbastanza tempo per arrivare in vetta e tornare in buone condizioni… Ci fermiamo nei campi che abbiamo collocato lungo la via per riposare e ricaricare.”

Non saranno sicuramente soli. Sul K2 ci sono  120 alpinisti  (75 scalatori internazionali e 45 sherpa, suddivisi in dieci team). Senza contare i portatori d’alta quota, il cui numero esatto è sconosciuto poiché non hanno necessità di un permesso di scalata.

K2, 2019: Mike Horn. Foto: M.Horn/facebook

Secondo quanto riportato dal meteorologo Michael Fagin ad ExplorersWeb, “La corrente associata ai venti forti  sembrano spostarsi più a nord del K2 nel 2019, rispetto allo scorso anno  e l’avanzata del monsone sembra essere più a sud del normale.”

Un tempo straordinariamente buono che ha favorito una serie di vertici negli ultimi giorni sul Broad Peak e i Gasherbrum. Alcuni scalatori partiti dal campo base del K2 questo fine settimana, sono stati sulla montagna per settimane. Altri sono appena arrivati, dopo essersi acclimatati su altre vette.
Ci si domanda se l’affollamento sulla via intaserà le sezioni superiori, e quanto siano preparati gli scalatori che si stanno dirigendo verso la cima.

Quest’anno le spedizioni si sono divise in modo più o meno uniforme tra la via normale dello Sperone degli Abruzzi, la cresta SE, e la vicina linea Cesen (o Basca) attraverso lo sperone SSE. L’opzione Cesen presenta sezioni inferiori leggermente più ripide, ma evita il “Camino della Casa” (House Chimney), che richiee corde fisse in salita e in discesa.

K2 2019: Carla Perez sulla via Cesen. Foto: Adrian Ballinger

Adrian Ballinger, durante la salita effettuata senza ossigeno con Carla Perez, ha descritto la via Cesen come “stupefacente: ripida, esposta e, per la maggior parte, più sicura di quanto mi aspettassi.” La coppia non ha ancora raggiunto la vetta, poichè il loro tentativo senza ossigeno supplementare richiede un’ulteriore round di acclimatazione.

Entrambi le vie sono state attrezzate fino ai rispettivi Campi 4: quest’anno, infatti, ci sono due Campi 4; come già anticipato, le due vie si uniscono al di sotto del Collo di Bottiglia, quindi tutti – da quel punto in poi – dovranno condividere le corde e salire sul ripido “Bottleneck” e superare il pericoloso tratto su cui incombe un gigantesco seracco.

Non sappiamo ancora se i team leader si siano coordinati per evitare ingorghi.

Madison Mountaineering ieri ha pubblicato sui suoi canali social: “Il nostro team è partito dal Campo Base per tentare la vetta del K2. Seguono la via Cesen lungo lo sperone Sud-Sud-Sud-Est con 2-3 campi prima di raggiungere la spalla del K2 a quasi 8000 m. E poi verso la vetta!” .

Secondo Maalcuni grandi team commerciali hanno dichiarato di essere pronti per lanciare il loro attacco al vertice  da Campo 2. L’uso di ossigeno supplementare  sta sicuramente cambiando i parametri  sugli 8000 poichè consente spinte al vertice con meno acclimatazione. Il rischio, tuttavia, aumenta se le bombole di ossigeno funzionano male ad alta quota.

Il Campo Base del K2 ospita anche nuovi scalatori, giunti principalmente dagli 8000 vicini. Alcuni hanno permessi doppi e stanno usando l’acclimatazione maturata su picchi più facili per effettuare un assalto veloce sul K2.

Sulle altre montagne …

Il 14 luglio Billie Bierling ha conquistato il suo sesto Ottomila: il Broad Peak.

Sui Gasherbrum (I e II)Sergi Mingote e Nirmal Purja,  hanno raggiunto il campo base venerdì e si sono immediatamenti messi in azione sul Gasherbrum I (Hidden Peak).

Sergi Mingote e Marco Confortola il 14 luglio erano a Campo 2 del G1, ma entrambi non hanno proseguito a causa del maltempo.

Gasherbrum I. Foto: Marco Confortola/facebook

Da un post di Confortola:
“Ieri è stata una giornata bella piena e movimentata. Ero partito per cercare di capire se fosse stato possibile tentare la cima del G1 facendo una bella e decisa salita in giornata fino al C2 G1 6500 m sfruttando l’allenamento e la permanenza in quota. Arrivato al C2 del G1 piazzo la tenda ricontrollo il meteo e vediamo che qualcosa è cambiato, infatti danno il giorno 15 non ok . Con la possibilità forse di arrivare in cima con delle cattive condizioni. Ecco, nel dubbio e vista la distanza, con il mio prezioso e preciso staff decidiamo di tornare al Campo Base. Insomma una bella sgambata, ma essere allenati e essere veloci a cambiare programma fa parte di un alpinista così mi sono regalato una discesa Romantica con la Luna che ci ha fatto compagnia. Un paio di giorni di buon cibo e poi di nuovo su. Il 16/17/18 il meteo è buono”.

Anche Mingote, dopo aver passato due giorni a Campo 2 del Gasherbrum I, è sceso a C1.
Da questa mattina Mingote è a Campo 2 del  Gasherbrum II. Programmata per domani la salita a Campo 3 e previsto per giovedì 18 luglio il tentativo al vertice.

G2. Fonte: Sergi Mingote

 

Nel frattempo,  l’ex Gurkha Nimal Purja, che punta a Gasherbrum I, Gasherbrum II e K2 in una settimana, ha raggiunto con il suo team  il C3 del G1, ed è in azione per tentare la vetta. In caso di successo si sposterà su G2.

Rimarrà invece inviolato per un’altra stagione il Gasherbrum VI. La squadra polacca che ha tentato la salita ha trascorso solo una notte a 5.600 metri e si è ritirata quando ha scoperto che le condizioni erano “troppo pericolose”. Ora si stanno dirigendo verso il Laila Peak, una bellissima guglia a 6.096 m nella valle di Hunza.