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28 giugno 2013

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TRAGEDIA DEL NANGA PARBAT Il racconto di tre alpinsti polacchi

Tre alpinisti del Club Alpino Polacco, Boguslaw Magrel, Wlodek Kierus e Adam Stadnik, hanno raccontato sul loro sito web i dettagli della loro esperienza a proposito del massacro avvenuto al Nanga Parbat. I tre si trovavano sulla montagna quando l’attacco è avvenuto. Boguslaw Magrel descrive i fatti dalla sua prospettiva e consiglia gli alpinisti di non viaggiare in Pakistan in questo momento.

Il post originale è pubblicato su nanga2013.blogspot. La notizia è tradotta in Inglese utilizzando strumenti di traduzione online:

“Ciao, è molto difficile trovare le parole per descrivere quello che è successo a noi, ma penso che la questione sia talmente grave che è necessario parlarne apertamente e con fermezza.

Come sapete, il 6 giugno abbiamo fatto un viaggio in Pakistan, dove l’obiettivo era quello di scalare il Nanga Parbat. Ci siamo registrati al campo base del Diamir il 10 giugno. Il giorno dopo siamo andati su per la montagna, dove abbiamo allestito il Campo 1 a 4800 metri, un campo intermedio a 5300, poi un secondo campo a 6000 m.

Abbiamo incontrato forti squadre provenienti da Pakistan, Ucraina, un team internazionale composto da alpinisti provenienti da Russia, Polonia, Lettonia, Lituania, Azerbaijan, un altro team di alpinisti ucraino-slovacco, in più uno sherpa con i clienti provenienti dalla Cina e uno scalatore dalla Turchia. In totale, circa 50 alpinisti.

Poi abbiamo avuto una grande sventura. Il nostro campo base al Nanga Parbat è stato assalito nella notte di giugno da 22/23 uomini armati che hanno affermato di essere talebani [Ed.: Tehrik-e-Taliban Pakistan]. Il campo era circondato; tutti gli alpinisti sono stati trascinati fuori dalle loro tende, legati, derubati e poi uccisi.

I talebani, delusi per non aver trovato americani, hanno dichiarato che si è trattato di una vendetta per l’uccisione di Osama Bin Laden. In questo crimine orribile 11 persone hanno perso la vita, tra cui molti alpinisti di spicco.

I restanti alpinisti sono riusciti a sfuggire alla morte poichè nei campi superiori.

Abbiamo appreso la tragedia dal solo alpinista che è riuscito a fuggire dal campo. Durante il tentativo di fuga, il nostro amico cinese è stato colpito all’orecchio, ma per telefono satellitare è stato in grado di dare la notizia all’ agenzia nepalese, che poi ha avvisato Nazir Sabir in Pakistan. Il celebre scalatore ha immediatamente informato l’esercito pakistano, che ha inviato elicotteri al Campo Base. I soldati che controllavano l’area ci hanno ordinato di tornare immediatamente alla base.

La sera tutti gli scalatori hanno raggiunto il campo base, ma quella notte, nessuno ha dormito.

Al mattino tre elicotteri sorvolavano la zona, tra cui un Mi-8, che ci ha evacuato a Gilgit. Da lì un aereo Hercules militare ci ha portato a Islamabad.

La nostra spedizione è finita. Attualmente stiamo cercando di riavere la nostra attrezzatura, che è rimasta al campo base, per tornare in Polonia. Purtroppo, non è semplice. Le agenzie pakistane lasciano molto a desiderare. Anche l’appoggio del governo è molto debole.

Chiunque abbia intenzione di scalare una montagna in Pakistan dovrebbe ripensare ai suoi piani, perché i talebani hanno ufficialmente informato che i turisti saranno mira di ulteriori attacchi. Va inoltre osservato che si tratta di un completo cambiamento delle attività terroristiche, che finora non erano mai state rivolte contro turisti stranieri.

Dal nostro punto di vista riteniamo che le agenzie locali non siano in grado di garantire la sicurezza dei propri clienti.

Fare un viaggio in Pakistan in questo momento è molto più di una “roulette russa”…

Boguslaw Magrel

Post originale su nanga2013.blogspot

Fonte: www.ukclimbing.com

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