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10 giugno 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Video Action · Resto del Mondo

VIDEO. Hong Sung Taek vs Lhotse

Secondo un post pubblicato da Tashi Sherpa, l’ultimo tentativo di  la Hong Sung Taek sulla parete Sud del Lhotse si è chiuso a causa di pessime condizioni meteo oltre i 7000 metri, anche se questa notizia non è ancora stata confermata ufficialmente.

Era il 6° tentativo di Hong sulla Sud del Lhotse.

Hong Sung Taek fonte facebook

Dal primo tentativo, nel 1973, la parete Sud del Lhotse ha vinto su molti grandi alpinisti. Pochi osano tentare la Sud del Lhotse.
Tuttavia, Hong Sung-Taek ha, con questa  parete,  una “relazione” ventennale.
Il Lhotse (8.516 m), la quarta montagna più alta del mondo,  è spesso scalata con successo sul versante Ovest attraverso il Colle Sud dell’Everest ma, nonostante abbia visto decine di tentativi, la parete Sud ha all’attivo molte più tragedie che trionfi. Le caratteristiche di questo versante favoriscono frequenti cadute di valanghe e condizioni meteo particolarmente insidiose.

In un’intervista rilasciata ad Outboundsloth.com,  Hong ha spiegato il motivo per cui è tornato su questa parete per ben sei volte e perchè ha iniziato a scalare le montagne: “Quando avevo diciannove anni ero molto competitivo nel judo: durante una gara, ho ferito il mio avversario che ha avuto una lesione alla spina dorsale e dopo sei mesi è morto”. Prosegue Hong: “Dopo, non mi sono mai più allenato nel judo … Invece, ho iniziato ad andare in montagna”

Nel 1999, quando Hong ha iniziato  a concentrarsi sul Lhotse, era determinato a conquistare la parete per assicurarsi notorietà. Otto anni dopo il suo primo tentativo fallito, Hong riprova per la seconda volta. Di nuovo, però, la spedizione non andò a buon fine. Sapeva che sarebbe tornato nuovamente, ma questa volta le sue motivazioni erano cambiate. Si era innamorato della montagna. Il suo intento non era più quello di affermarsi come un giovane alpinista himalayano. Voleva due cose: coltivare una relazione con la montagna e spingersi fuori dalla sua zona di comfort. Quest’ultimo desiderio è diventato sempre più difficile dal momento che Hong ha superato con successo sfide sempre più estreme, ma il Lhotse è rimasto qualcosa di straordinario.
Hong non è solo un alpinista, ma un esploratore. Essendo stato su quelli che lui chiama “i tre poli” (Polo Nord, Polo Sud ed Everest) ed essendo l’unico uomo ad aver attraversato con successo il  Bering Straight, si è posto un altra grande sfida,  forse una delle poche  rimaste nell’Himalaya non invaso da spedizioni di massa.

Tante spedizioni hanno provato e fallito. Cosa rende la  spedizione di Hong diversa? In coreano e con una  risatina timida dice “Dio mi protegge”.
Durante il suo quinto tentativo sulla Sud del Lhotse nel 2017, il Campo 3 è stato distrutto da una valanga. C’erano due tende nel campo a più di 8.000 m,  e Hong dormiva da solo in quella sistemata ad oriente. Si sveglia con un tuono frastornante e poi viene improvvisamente travolto. I suoi due compagni di squadra, Jorge Egocheaga Rodriguez e Seong Nak-Jong, assistono con orrore ad una valanga che devasta la postazione dove si trova Hong. Mentre si abbatte sulla montagna, la slavina porta con sé tutto: la tenda, i sacchi a pelo, i pacchetti, le pentole. Ma quando la neve si ferma, lascia un corpo alle sue spalle. Hong cerca di urlare, ma non riesce ad emettere alcun suono. Si sforza di muoversi, ma gli è impossibile. La capacità di controllare il suo corpo, esiste solo nella sua mente. Dopo uno o due minuti, la coscienza e il corpo di Hong si riconnettono e si ritrova completamente illeso. “È come se gli dei della montagna mi avessero abbracciato”, dice, descrivendo tale momento come inspiegabile razionalmente.

Hong da allora sostiene: “Gli dei vivono sul Lhotse, al cento per cento”.

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