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10 Agosto 2026

Insight

Luigi Vanoni e il grande mondo della medicina di montagna

Il super Doc VanoniCare amiche e amici, proseguono le interviste di queste settimane a elementi di spicco dei vari settori della montagna. Vorrei affrontare il mondo outdoor da punti vista estremamente diversi fra loro, per evidenziarne l’immensa profondità e le tematiche di grandissimo valore che lo caratterizzano. Per questo ho deciso di parlare nuovamente con Luigi Vanoni, medico e grandissimo esperto di alta quota, che ha fatto della sua vita professionale quasi una missione!

Luigi Vanoni e la medicina di montagna: un mondo tutto da scoprire.

 

Caro Luigi, sei medico chirurgo, hai conseguito un Master Internazionale di II livello in Mountain Medicine e sei socio della Federazione Medico Sportiva Italiana. Come si traduce tutto questo nella tua attività quotidiana?

Nel corso degli ultimi quindici anni il mio percorso professionale si è progressivamente orientato verso la medicina di montagna, senza mai abbandonare l’impegno e l’esperienza maturati nell’emergenza-urgenza e nella medicina dello sport, che continuano a rappresentare un’importante base del mio lavoro. Oggi una parte importante della mia attività è dedicata alla fisiologia dell’alta quota, alla prevenzione delle patologie legate all’ipossia e alla preparazione di escursionisti, alpinisti e viaggiatori che desiderano affrontare la montagna, e in particolare l’alta quota, con maggiore consapevolezza e sicurezza. L’obiettivo è accompagnare ogni persona in un percorso di preparazione personalizzato, basato sulle più recenti evidenze scientifiche, affinché possa vivere la montagna riducendo il rischio di sviluppare patologie legate all’altitudine. La passione per la montagna mi è stata trasmessa da mio padre. Negli anni quella passione è diventata anche una professione, ma lo spirito con cui vivo la montagna è rimasto lo stesso: rispetto, curiosità e desiderio di comprenderla sempre meglio.

Sei stato componente della Commissione Centrale Medica del Club Alpino Italiano e oggi fai parte della Commissione Medica Lombarda del CAI. Ce ne puoi parlare?

Si è recentemente conclusa la mia esperienza di sei anni nella Commissione Centrale Medica del Club Alpino Italiano (CCM), svolta nell’arco di due mandati consecutivi, dal 2020 al 2025, in qualità di vicepresidente. Come previsto dal regolamento del CAI, due mandati consecutivi rappresentano il limite massimo per questo incarico; diversamente avrei proseguito con entusiasmo questo percorso. Sono stati sei anni particolarmente intensi e ricchi di soddisfazioni, durante i quali ho avuto l’opportunità di collaborare con colleghi di grande esperienza provenienti da tutta Italia, contribuendo ad attività scientifiche, formative e divulgative dedicate alla medicina di montagna. Ho partecipato all’organizzazione e alla realizzazione di congressi, corsi di formazione, webinar e numerose iniziative rivolte ai soci del CAI e, più in generale, a tutti coloro che frequentano la montagna, con l’obiettivo di promuovere una cultura della prevenzione e della sicurezza basata sulle più aggiornate evidenze scientifiche. Concluso il mandato, proseguo il mio impegno come componente della Commissione Medica Lombarda del Club Alpino Italiano. Considero questo nuovo incarico la naturale prosecuzione di un percorso che desidero continuare a sviluppare, mettendo a disposizione la mia esperienza e contribuendo, anche a livello regionale, alla diffusione della medicina di montagna e della cultura della prevenzione.

Sono stati sei anni – quelli svolti nella CCM – che mi hanno permesso di crescere sia dal punto di vista professionale sia da quello umano. Porterò con me il valore delle esperienze vissute, delle persone incontrate e del lavoro condiviso, continuando a mettere queste competenze al servizio della montagna e di chi la frequenta.

Emozioni in Sicurezza

Dirigi anche degli ambulatori di medicina di montagna?

Attualmente dirigo due ambulatori dedicati alla medicina di montagna, uno a Varese e uno a Milano, nati con l’obiettivo di offrire punti di riferimento a chi desidera affrontare l’alta quota con maggiore consapevolezza e una preparazione adeguata. L’attività è rivolta principalmente alla valutazione di escursionisti, alpinisti e viaggiatori attraverso consulenze personalizzate e test di ipossia simulata, che riproducono in ambiente controllato le condizioni di ridotta disponibilità di ossigeno tipiche dell’alta quota e consentono di stimare la suscettibilità individuale al mal di montagna acuto, permettendo di impostare le strategie preventive più appropriate. Si tratta di un settore ancora poco conosciuto in Italia, ma in costante crescita. Sempre più persone organizzano trekking o spedizioni verso destinazioni come Himalaya, Ande, Kilimangiaro o altre montagne d’alta quota e desiderano prepararsi nel modo migliore prima della partenza.

Le richieste sono molto diverse tra loro: c’è chi non è mai stato oltre i 3.000 metri e vuole capire come affrontare l’altitudine, ma anche chi ha già avuto episodi di mal di montagna e desidera comprenderne le cause, valutare il proprio profilo di rischio e programmare un’esposizione futura con maggiore serenità. L’aspetto che considero più importante è che il test non rappresenta il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Ogni valutazione si inserisce infatti in un percorso personalizzato che comprende informazione, prevenzione e preparazione, con l’obiettivo di mettere ogni persona nelle condizioni migliori per affrontare la montagna, senza rinunciare ai propri obiettivi. Negli ultimi anni è cambiato anche il modo di frequentare la montagna. Sempre più persone raggiungono quote elevate senza una precedente esperienza alpinistica; per questo la medicina di montagna assume oggi un ruolo sempre più orientato alla prevenzione e alla preparazione, senza naturalmente perdere il suo ruolo fondamentale nella gestione delle emergenze.

Sei anche un divulgatore molto attivo?

Considero la divulgazione una parte integrante della mia professione. Accanto all’attività ambulatoriale mi dedico con convinzione a conferenze, corsi di formazione, pubblicazioni e collaborazioni con realtà che si occupano di montagna, perché ritengo che la medicina di montagna debba essere sempre più vicina a chi la montagna la vive. Credo infatti che il nostro compito non sia soltanto quello di intervenire quando insorge un problema, ma soprattutto quello di fornire strumenti utili per prevenirlo. Informazione, educazione e preparazione rappresentano, a mio avviso, i pilastri di una moderna medicina di montagna. Dedico inoltre molto tempo allo studio e all’aggiornamento della letteratura scientifica internazionale. Negli ultimi anni ho approfondito in particolare i temi della suscettibilità individuale all’alta quota, dell’acclimatamento e dei test predittivi, con l’obiettivo di trasferire nella pratica clinica le conoscenze scientifiche più aggiornate e renderle realmente utili per escursionisti, alpinisti e viaggiatori. Ho avuto anche l’opportunità di partecipare come coautore a lavori scientifici e continuo a seguire con grande interesse l’evoluzione della ricerca in questo settore, nella convinzione che l’aggiornamento continuo rappresenti un dovere per ogni medico. La direzione nella quale desidero continuare a sviluppare il mio lavoro è quella di una medicina di montagna sempre più fondata sulle evidenze scientifiche, ma anche capace di offrire risposte concrete alle esigenze delle persone. Credo che oggi la vera sfida sia trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti pratici di prevenzione, affinché ogni frequentatore della montagna possa affrontarla
con maggiore preparazione.

Ciò che viviamo in montagna allenandoci correttamente

Sei un alpinista, hai partecipato a spedizioni. Questo influisce sulla tua attività?

Moltissimo. Credo che la mia attività professionale non possa essere separata dalla passione che nutro da sempre per la montagna. Frequentare l’ambiente alpino, confrontarsi con l’altitudine, con le difficoltà tecniche e con le decisioni che ogni salita comporta mi permette di comprendere meglio le esigenze di chi si rivolge a me. L’esperienza diretta non sostituisce la competenza scientifica, ma la completa. Vivere la montagna in prima persona mi aiuta a capire le aspettative, i dubbi e anche le emozioni di escursionisti e alpinisti, rendendo il rapporto con loro più immediato e concreto. Continuo a frequentare con regolarità le Alpi, che rappresentano il mio principale terreno di esperienza e di crescita, affrontando itinerari nei quali, a volte, l’impegno tecnico è elevato. Allo stesso tempo continuo a coltivare l’interesse per le grandi montagne del mondo e sto valutando nuovi progetti che potrebbero riportarmi in Nepal per affrontare una vetta oltre i 6.000 metri. La passione per la montagna mi è stata trasmessa da mio padre e continua ancora oggi ad accompagnarmi. Con il tempo è diventata anche il cuore della mia professione. Credo che essere medico di montagna significhi non solo studiare questo ambiente, ma continuare a viverlo con rispetto e curiosità. È un’esperienza che arricchisce profondamente il mio modo di prendermi cura delle persone che scelgono di frequentarlo.

Di passo in passo verso il cielo

Hai mai pensato di scrivere al riguardo?

E’ un’idea che mi affascina e che negli ultimi anni ho iniziato a considerare con sempre maggiore interesse. Le collaborazioni editoriali e divulgative che mi sono state proposte mi hanno fatto comprendere quanto ci sia ancora bisogno di parlare di medicina di montagna con un linguaggio rigoroso dal punto di vista scientifico, ma allo stesso tempo semplice e accessibile. Mi piacerebbe contribuire a diffondere una cultura della montagna sempre più consapevole, aiutando le persone a comprendere che la medicina di montagna non riguarda soltanto le grandi spedizioni himalayane o gli alpinisti di alto livello. È una disciplina che può offrire un aiuto concreto a chiunque frequenti l’ambiente montano, dall’escursionista occasionale al trekker, fino a chi si prepara per un viaggio in alta quota. Se in futuro ci sarà l’opportunità di raccogliere queste esperienze in un progetto editoriale, la accoglierò con entusiasmo. Sarebbe un modo per mettere a disposizione l’esperienza maturata negli anni e continuare a promuovere una medicina di montagna fondata sulle evidenze scientifiche, ma soprattutto orientata alla prevenzione, alla preparazione e alla sicurezza di chi vive la montagna.

Luigi tra i suoi sogni

Lasciaci con un pensiero importante.

Non so se sia un pensiero importante, ma è una convinzione maturata negli anni: viviamo in un’epoca in cui raggiungere quote elevate è diventato un obiettivo sempre più diffuso e, per molti aspetti, più accessibile rispetto al passato, grazie ai mezzi di trasporto, alle attrezzature e all’organizzazione dei viaggi. La fisiologia umana, però, non è cambiata. Il nostro organismo continua ad avere bisogno di tempo per adattarsi all’altitudine e ignorare questo aspetto significa esporsi a rischi spesso evitabili. Conoscere i propri limiti, prepararsi adeguatamente e imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo non significa rinunciare alle proprie ambizioni. Significa semplicemente affrontare la montagna nel rispetto della sua natura e della nostra fisiologia. La vetta è importante, ma non dovrebbe mai diventare l’unico obiettivo. La montagna sarà sempre più forte di noi, e forse è proprio questo a renderla così affascinante.

Christian Roccati
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