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12 Agosto 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

4 x 2700: Marco Del Missier unisce passione e solidarietà attraverso le montagne più alte del Friuli.

Marco Del Missier comic

24 ore di alpinismo, corsa e bicicletta: 257 km e 9.100 di dislivello a sostegno di chi affronta salite ben più dure.

4×2700 è la sfida scelta da Marco Del Missier per trasformare la propria passione per la montagna e l’endurance in un progetto dedicato alla solidarietà. L’atleta carnico ha infatti, percorso alcune delle montagne più alte del Friuli Venezia Giulia per mettersi alla prova e dare un significato alla fatica: sostenere l’Associazione Luca ODV, impegnata al fianco dei bambini malati. Un legame tra sport e solidarietà che mette al centro non il record, ma il valore della condivisione e la possibilità di utilizzare la montagna come strumento di solidarietà. 

In questa intervista realizzata da Herbert Caposassi, Marco Del Missier racconta la nascita del progetto, la preparazione, la gestione di una prova così impegnativa e soprattutto le motivazioni che lo hanno spinto a trasformare una grande sfida personale in un’iniziativa di solidarietà.

CIma dei PretiMarco, come ti è saltata in mente quest’iniziativa?

L’idea è nata perché il mio attuale ruolo di allenatore del settore giovanile di scialpinismo mi ha allontanato un po’ dal mondo delle competizioni (ndr 5 volte campione italiano di ciclocross). Perciò ho deciso di concentrare in un’unica giornata tante ore sui pedali e in montagna. Ne è uscita questa bella avventura.

Possiamo dire che, da bravo artigiano, hai anche fatto delle variazioni in corso d’opera?

Proprio così. Calcolando le vette più alte del Friuli mi erano usciti tre nomi: Jof di Montasio, Crete de Chianevate e, ovviamente, il Cogliàns. Alle Alpi Carniche e Giulie ho aggiunto poi anche le Dolomiti Friulane, con la Cima dei Preti. Essendo la più impegnativa, con un canalino di 100m e di II grado, mi è sembrato logico farla per prima.

E così l’1 di agosto la sveglia è suonata presto.

L’orario di partenza era fissato per le 3. In realtà sono partito più tardi del previsto, a causa di alcune incertezze meteo. Riguardo alla data, inizialmente era prevista per luglio, così da evitare traffico e affollamento. Ma devo dire che, a parte le tante macchine in pianura, i sentieri erano poco frequentati, soprattutto quando sono salito al buio.

Il cronometro finale sappiamo che si è fermato al suono della campana di vetta sulle 21 ore e 40 minuti. Ma nel dietro le quinte, quanto ci è voluto per preparare il tutto?

In generale ti potrei rispondere circa un mese, ma va tenuto conto che, sia i sopralluoghi che lo studio dell’itinerario, sono stati fatti nei ritagli di tempo libero fra un impegno e l’altro. In fin dei conti è quello che spiego anche ai giovani che alleno: per ottenere qualcosa ci vuole sempre sacrificio.

E in questo caso ciò ha significato anche stringere i denti nei momenti più duri, immagino.

Certamente. In linea di massima sapevo da subito che distanza e dislivello erano alla mia portata. Devo ammettere, però, che ho sottovalutato la parte centrale in bici. Aver ritardato la partenza di quattro ore vuol dire che nella pedemontana friulana ho pedalato con temperature fino ai 39°. Assieme al freddo, non è una cosa che patisco particolarmente il caldo, ma in un’impresa così lunga ha giocato un ruolo per me sfavorevole. In questi casi serve caparbietà, rallentare i ritmi e anche mettere i piedi ammollo nel fiume.

In linea generale, quali sono gli altri fattori determinanti perché un’avventura del genere ottenga il successo desiderato?

Innanzitutto una buona preparazione alpinistica. La muscolatura, poi, dev’essere pronta ad adattarsi rapidamente ai cambi di assetto, anche se alla fine è chiaro che l’80% lo fa la testa. Quella che non mi ha fatto mollare neanche col caldo impressionante mente salivo al Jof di Montasio.

Kiss on Cogliàns

Marco Del Missier durante l’impresa e scortato dalla compagna Elisa

Ora che tutto si è concluso al meglio, cosa puoi dire di aver imparato da questo exploit?

Di sicuro mi ha insegnato che nella vita nulla è impossibile e che non si deve mai mollare al primo ostacolo, ma neanche al secondo.

Per fortuna, ad aiutarti a tener duro avevi anche una bella squadra al tuo fianco. Passiamo quindi ai ringraziamenti?

Ringrazio in primis la mia compagna Elisa Scarsini che mi ha supportato o sopportato nelle varie fasi, sia di preparazione che di svolgimento dell’impresa. Fondamentali i suoi rifornimenti lungo il percorso e l’assistenza nei cambi di assetto. Un grande grazie anche ai colleghi del soccorso alpino Ennio Rizzotti, Nicola Lorenzi, Enrico Stradella. Riccardo Costantini per l’aiuto in bici. Wassili Di Gleria, Fabrizio Puntel e mio fratello Denis per il tratto finale a piedi. Ruben Del Negro per il recupero bici al passo di Monte Croce Carnico.

Ai giovani che seguono i tuoi allenamenti, dal vivo e anche sui social, che messaggio ti senti di trasmettergli?

Vorrei fargli capire che per giungere a certi risultati ci sono sempre tanti ostacoli da affrontare. Quando questi si presentano non bisogna abbattersi, ma continuare invece a credere nei propri sogni. Lo sport aiuta infatti anche a formarsi un certo carattere.

E proprio per superare certi ostacoli, ricordiamo in conclusione lo scopo benefico di questa impresa.

Esattamente: al di là della soddisfazione personale per averla conclusa, il fine maggiore è quello di sostenere una raccolta fondi a favore di Associazioneluca.it che si occupa da trent’anni in Friuli di oncologia pediatrica. Visitate il sito, scrollate fino in fondo e lì trovate i dati per sostenere tanti piccoli alpinisti a scalare le loro personali vette quotidiane.

Ringraziamo gli sponsor che ci hanno sostenuto:

  • cicli Bandiziol,
  • Nortec microcrampons,
  • FREE SPORT SCHIO,
  • La Sportiva,
  • Neon optic,
  • Tecnikal ski.

 

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