Una missione dell’Indo-Tibetan Border Police punta a recuperare entro ottobre 2026 il corpo noto come “Green Boots”, presenza simbolica della via nord dell’Everest da quasi trent’anni.
L’Indo-Tibetan Border Police (ITBP) ha avviato una procedura per il recupero del corpo conosciuto come “Green Boots”, una delle vittime più note nella storia dell’Everest. Il corpo si trova a circa 8.500 metri di quota sul versante nord della montagna e, nel corso degli anni, è diventato un punto di riferimento visivo per numerosi alpinisti impegnati nella salita verso la vetta.
L’operazione, affidata a una squadra di Sherpa specializzati, dovrebbe concludersi entro ottobre 2026. Si tratta di un intervento complesso, reso particolarmente difficile dalle condizioni estreme dell’alta quota e dalla posizione del corpo lungo una delle vie più frequentate dell’alpinismo himalayano.
L’aspetto più rilevante della vicenda riguarda però l’identità della vittima. Per decenni gran parte della comunità alpinistica ha ritenuto che “Green Boots” fosse Tsewang Paljor, membro della spedizione indiana scomparsa durante la tragica stagione del 1996. Tuttavia, secondo documenti ufficiali dell’operazione citati dalla stampa internazionale, il corpo potrebbe appartenere invece a Dorje Morup, altro componente della stessa spedizione.
Se confermata, questa ricostruzione contribuirebbe a chiarire uno dei misteri più discussi della storia recente dell’alpinismo himalayano. L’eventuale identificazione definitiva potrebbe inoltre offrire nuove risposte alle famiglie coinvolte e alla comunità alpinistica internazionale.
La missione riporta inoltre all’attenzione il tema del recupero delle salme sugli Ottomila. Le operazioni oltre gli 8.000 metri richiedono infatti ingenti risorse economiche, competenze specialistiche e un’esposizione elevata ai rischi per gli operatori impegnati nei recuperi. Per questo motivo molti corpi rimangono sulla montagna per decenni, diventando talvolta punti di riferimento lungo le vie di salita.
Oltre al valore umano e simbolico dell’intervento, il recupero di “Green Boots” rappresenta dunque un passaggio importante per la memoria dell’alpinismo himalayano e potrebbe contribuire a fare luce su una vicenda rimasta irrisolta per quasi trent’anni.
Photo Credits: Wikipedia

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