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1 Agosto 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Pakistan · Resto del Mondo

Nirmal Purja è morto sul Broad Peak, travolto da una valanga

L’alpinista nepalese-britannico ha perso la vita insieme agli altri nove componenti della spedizione colpita il 30 luglio tra il Campo 2 e il Campo 3.

Nirmal Purja – Fonte: nimsdai.com

Nirmal “Nimsdai” Purja è morto sul Broad Peak, in Pakistan. La conferma è arrivata sabato 1° agosto 2026 da Elite Exped, l’agenzia di spedizioni da lui fondata, dopo due giorni di ricerche sulla montagna. Insieme a Purja hanno perso la vita anche gli altri nove componenti del gruppo coinvolto nell’incidente.

La spedizione internazionale era stata travolta da una valanga giovedì 30 luglio, mentre tentava la salita del Broad Peak. Il distacco si è verificato nella zona compresa tra il Campo 2 e il Campo 3, a una quota indicativa di circa 6.600 metri. Dopo la perdita dei contatti con il campo base, le autorità pakistane avevano avviato le operazioni di ricerca impiegando squadre a terra, elicotteri e droni.

Le condizioni meteorologiche avverse, la quota e la complessità del terreno hanno rallentato gli interventi. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità e dall’organizzazione della spedizione, non vi sono sopravvissuti tra i dieci alpinisti coinvolti. Le operazioni di recupero risultano particolarmente difficili e, al momento della pubblicazione, non sono ancora concluse.

Una figura centrale dell’alpinismo contemporaneo

Nato in Nepal nel 1983 e successivamente divenuto cittadino britannico, Purja aveva prestato servizio per sedici anni nelle forze armate del Regno Unito: prima nella Brigata dei Gurkha e poi nello Special Boat Service, reparto delle forze speciali della Royal Navy. In seguito aveva lasciato la carriera militare per dedicarsi interamente all’alpinismo d’alta quota.

Nel 2019 aveva raggiunto una notorietà internazionale completando la salita dei quattordici Ottomila in 189 giorni, pari a sei mesi e sei giorni, nell’ambito del progetto “Project Possible”. L’impresa, realizzata con l’impiego di ossigeno supplementare su diverse montagne, aveva ridotto drasticamente il precedente primato cronologico.

Nel gennaio 2021 aveva inoltre partecipato, insieme ad altri nove alpinisti nepalesi, alla prima salita invernale del K2. Purja aveva dichiarato di avere raggiunto la vetta senza utilizzare ossigeno supplementare.

Nel 2024 aveva poi completato una seconda salita dei quattordici Ottomila senza ossigeno supplementare, chiudendo il progetto sullo Shisha Pangma. La sua storia era stata raccontata anche nel documentario “14 Peaks: Nothing Is Impossible”, che aveva contribuito a far conoscere al grande pubblico tanto le sue imprese quanto il ruolo degli alpinisti nepalesi nelle spedizioni himalayane.

Al momento dell’incidente, Purja era impegnato in un nuovo programma sugli Ottomila.

La morte di Nirmal Purja rappresenta una perdita di grande rilievo per l’alpinismo internazionale. Al di là dei record e delle discussioni che hanno accompagnato alcune delle sue imprese, il suo nome resta legato a una stagione che ha profondamente modificato la visibilità e il ruolo dei professionisti nepalesi sulle montagne più alte del mondo.

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