A 73 anni, lo scalatore slovacco Igor Koller è il 14º destinatario del prestigioso riconoscimento assegnato dalla International Paul Preuss Association. Un premio alla carriera e a una concezione dell’arrampicata fondata su stile, autonomia e responsabilità individuale.
A 73 anni, Igor Koller riceve il Paul Preuss Prize 2026, uno dei riconoscimenti internazionali dedicati alla cultura dell’alpinismo e dell’arrampicata. La International Paul Preuss Association ha scelto di premiare lo scalatore slovacco per una carriera che attraversa diverse epoche dell’arrampicata europea e che ha mantenuto costante l’attenzione verso lo stile, l’autonomia e la responsabilità individuale.
Koller è il 14º destinatario del premio, istituito nel 2013 e assegnato annualmente per valorizzare il percorso alpinistico di figure che abbiano interpretato i principi associati a Paul Preuss, alpinista e pensatore austriaco considerato uno dei pionieri dell’etica del free climbing.
La Via attraverso il Pesce sulla Marmolada
Tra le ascensioni che hanno segnato la carriera di Koller c’è la prima salita della Via attraverso il Pesce, sulla parete sud della Marmolada, realizzata nel 1981 insieme a Jindřich Šustr, allora appena diciassettenne. L’apertura si svolse tra il 2 e il 4 agosto 1981 e rappresentò una delle realizzazioni più significative dell’arrampicata dolomitica dell’epoca.
L’itinerario, noto anche come Weg durch den Fisch, si sviluppa per circa 900 metri di dislivello e attraversa una delle zone più compatte e impegnative della parete sud della Marmolada. Il nome deriva dalla caratteristica nicchia a forma di pesce che segna la parete.
Il 1988 è invece l’anno della seconda salita in libera di Koller, un dato che non va confuso con l’apertura della via.
La Via attraverso il Pesce è diventata nel tempo una delle grandi classiche estreme delle Dolomiti e ha contribuito a cambiare la percezione delle possibilità dell’arrampicata sulle grandi pareti alpine. La sua importanza non risiede soltanto nella difficoltà, ma anche nel modo in cui Koller e Šustr affrontarono l’apertura, utilizzando protezioni tradizionali e strumenti artificiali nei passaggi più impegnativi, senza ricorrere al trapano.
Il valore dello stile
La filosofia alla base del Paul Preuss Prize parte da un principio centrale nella storia dell’arrampicata: la difficoltà di una salita non può essere separata dalle modalità con cui viene affrontata.
Paul Preuss sosteneva una concezione radicale dell’autonomia dell’alpinista, sintetizzata nella massima «Das Können ist des Dürfens Maß», ovvero il principio secondo cui la capacità dell’alpinista deve rappresentare il limite di ciò che è lecito fare. La sua figura è ancora oggi centrale nel dibattito sull’etica e sullo stile dell’arrampicata.
La carriera di Koller si colloca in questo dibattito in modo particolare. Il suo percorso attraversa la stagione delle grandi vie alpine degli anni Settanta e Ottanta e l’evoluzione successiva dell’arrampicata, mantenendo come elemento distintivo una precisa idea di autonomia e di confronto diretto con la parete.
Proprio la storia del Pesce mostra quanto il tema dello stile fosse complesso già allora. Koller e Heinz Mariacher, impegnati in quegli anni sulla parete sud della Marmolada, seguivano infatti approcci differenti: Mariacher privilegiava una progressione libera e rifiutava l’uso di mezzi artificiali per superare i passaggi, mentre Koller accettava l’impiego limitato di cliff e chiodi di progressione, mantenendo però il divieto di utilizzare il trapano nell’apertura.
Un riconoscimento alla carriera
Il Paul Preuss Prize non premia necessariamente una singola impresa, ma il percorso alpinistico complessivo e la sua coerenza con i principi di Preuss. La lista dei premiati comprende figure di primo piano come Reinhold Messner, Alexander Huber, Catherine Destivelle, Dani Arnold e, nel 2025, Barbara Zangerl.
Con Igor Koller, il riconoscimento torna così a una figura profondamente legata alla storia dell’arrampicata su roccia europea e alle trasformazioni che hanno interessato la disciplina negli ultimi cinquant’anni.
La sua vicenda rappresenta anche un collegamento tra generazioni diverse di arrampicatori. Dalla Marmolada degli anni Ottanta alle evoluzioni dell’arrampicata contemporanea, il percorso di Koller testimonia come la difficoltà tecnica sia soltanto una parte della storia di una salita.
Il Paul Preuss Prize 2026 assume quindi un significato che va oltre la celebrazione di una lunga carriera: richiama l’attenzione su una delle questioni fondanti dell’arrampicata, quella che lega il risultato al modo in cui viene ottenuto. Non soltanto quanto è difficile una salita, dunque, ma come viene affrontata.
Le interviste di Mountainblog a Igor Koller:
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