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23 dicembre 2019

BIGO e l’idea di economie climbing sostenibili: Corno Stella (pt 4 di 4)

Cari amici,
ci ritroviamo per la quarta e ultima parte della lunga intervista a Fabio Pierpaoli, il Bigo. Chi ci ha seguito oramai conoscerà il personaggio, già molto noto di suo. Chiodatore etico e riqualificatore trentennale, con oltre mille vie di scalata attrezzate, tra mono e multipitch, oltre a centinaia di km di sentieri riqualificati per escursionisti e biker e non so quanti altri progetti sostenibili.

Per chi si fosse perso le precedenti puntate abbiamo parlato del progetto genovese di Cravasco e delle relative aree, delle falesie della val d’Aveto, dell’unicità della Parete Striata al Muzzerone e oggi dirottiamo la nostra attenzione al Corno Stella e le catene limitrofe, vero cuore verticale delle Alpi Occidentali.

Che cos’è il Corno Stella, il Picco Inaccessibile? 
Per noi liguri le Alpi Marittime sono da sempre considerate un po’ montagne di casa, e amate quasi alla stessa stregua degli Appennini, anche se nel panorama montano nazionale non appartengono alla massima serie, bensì alla “cadetteria”.
…Ma a me son sempre piaciute tantissimo, al punto di tornarci molte volte anche d’inverno, in particolar modo in val Gesso, e in particolar modo al rifugio Bozano, ai piedi di quello che per noi, parafrasando qualcuno di più famoso, è il “più nobile scoglio'” delle Marittime, il Corno Stella!

Cos’è la falesia Zuppa?
Una splendida “intrusione di granito” fondamentale alla base della parete Ovest dell’Argentera, dove alla fine degli anni ottanta furono tracciati i primi itinerari dell’allora nascente arrampicata sportiva nel Massiccio, da parte di scalatori del calibro di Ravaschietto, Morieri e Cavagnero, i quali crearono splendide linee che nel 2014 abbiamo rispolverato, in qualche caso strappandole a terra e vegetazione che nel frattempo avevano riconquistato alcune fessure. Un luogo solare, selvaggio con una pietra che sembra la California… ma in val Gesso!

Quali via sulla grande parete?
Ci siamo dedicati durante l’estate 2019 alla manutenzione di gran parte degli itinerari dello Zoccolo, la parte inferiore alla cengia, che sono molto frequentati, ma accusano il passare del tempo visto che molti sono stati attrezzati da più di vent’anni ormai.

A chi sono indirizzate?
Con l’intervento di ripristino si è cercato di intervenire là dove la distanza o la disposizione delle protezioni risultava veramente pericolosa per un pubblico che ricerca itinerari di soddisfazione in un contesto però di relativa sicurezza, che non potrà però mai essere totale: l’analisi delle condizioni ambientali e la capacità di valutazione dei propri limiti deve essere sempre personale: usate la testa!

Quali vie sulla catena, che caratteristiche e dedicate a chi?
Banderas e Gioele sono due vie nate per ricordare due giovani amici scomparsi qualche tempo fa in circostanze diverse, entrambi molto legati a questi luoghi e con una grande passione per la scalata. Abbiamo pensato che il modo migliore per onorarli fosse quello di creare itinerari ben attrezzati dove fosse possibile trascorrere qualche ora lieta senza lo stress di dover evitare a tutti i costi il volo, che in arrampicata sportiva fa parte del gioco mentre in ambito montano è assolutamente bandito. Probabilmente ci siamo riusciti viste le tantissime ripetizioni che hanno già avuto.

Cosa rappresenta per te il Corno Stella?
Sono trent’anni che frequento questo luogo, è uno dei punti fermi della mia vita sportiva e non solo, sempre bello tornarci… e lo è ancor di più da quando il rifugio Bozano che è ai suoi piedi, è gestito da un giovane rifugista, ma di vecchio stampo, uno che controlla tutte le cordate in parete, che tutti rientrino alla base senza problemi. E vedendo la passione che ci mette questo ragazzo nel suo lavoro, nell’accogliere le persone, nel valorizzare questo luogo, ho deciso di metter a disposizione le mie competenze per creare in primis itinerari adatti a un pubblico alle prime esperienze in ambito montano e in subordine la riattrezzatura di itinerari che non rispondono più a criteri di sicurezza adeguati ai giorni nostri.

Quale é il prossimo progetto in loco?
Ci sono ancora molti itinerari che necessiterebbero di una revisione, ma anche le linee di calata che su questa parete sono piuttosto obbligate necessitano di continui controlli, per non parlare dei disgaggi di rocce instabili che al termine di ogni inverno si rendono necessari.

Ci ricordi l’invernale su Dafne e le tre lune?
Anno domini 1996, una quantità di neve spropositata, tre giorni di isolamento totale, con il valligiano che ci scatta la foto di partenza alla sbarra del Ciriegia che proprio non comprende perché vogliamo andar là, con quelle condizioni. E non ha torto, impieghiamo otto ore solo per arrivare al rifugio, in cui riusciamo a entrare solo dopo aver creato un cunicolo! Ma vale la pena vivere per poter assaporare questi momenti.

Quale sarà il prossimo progetto al di fuori di queste aree?
Abbiamo sicuramente idee anche in campo editoriale per poter divulgare la nostra attività di questi anni, ma poi torneremo sicuramente in Appennino, a casa.

Che dire? Dopo queste quattro interviste, relative solo agli ultimissimi interventi di Fabio Pierpaoli e alla sua passione inersauribile, non possiamo che scaladare le suole delle scarpette e seguire i futuri progetti, pronti per arrampicare ancora, magari in un modo che aiuti l’economia delle vallate meno note, che hanno bisogno di un vero turismo ecocompatibile.

Si possono trovare le informazioni sui prossimi progetti mediante il sito www.arrampicate.it 

A prestissimo e Buon’avventura!

Christian Roccati
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