In previsione del prossimo viaggio alle isole Svalbard, Viaggia con Carlo ci propone il diario di bordo di una delle precedenti esperienze. Il racconto, scritto da Christian Comai, ci accompagna passo a passo in quello che sarà possibile vivere e toccare con mano dal 10 al 19 agosto 2026. Iscrizioni aperte. Buona lettura!
“Premessa: ci sono luoghi che si visitano, altri invece che ti restano dentro.
Ecco, le Isole Svalbard appartengono alla seconda categoria.
Raggiungerle non è difficile, eppure appena atterri capisci che sei lontano da tutto.
Qui, l’uomo è ospite. La natura detta le regole.
Il cartello fuori da Longyearbyen te lo ricorda subito: da questo punto in poi si procede armati.
L’orso polare non è una leggenda. È una presenza reale, silenziosa e imprevedibile. Uno degli animali più temibili del pianeta.
E così… l’avventura ha inizio.
Giorno 1 | Oslo
Prima di spingersi ai confini del mondo, c’è Oslo, l’ultima città “normale” prima dell’Artico.
Il suo fiordo brilla sotto il cielo nordico e per un attimo mi sembra una semplice vacanza.
Ma dentro di me so che non è una semplice vacanza. So che sto andando altrove.
Molto più a nord…

Giorno 2 | Longyearbyen
Passaporto alla mano (si, serve anche qui) e salgo sul volo diretto per l’arcipelago.
Sto entrando in un territorio diverso, quasi fuori dalle regole abituali.
Nonostante la sovranità norvegese, la presenza russa rende l’ingresso quasi surreale.
Questa è la seconda volta che metto piede a Longyearbyen, ma è tutto diverso. In estate la neve arretra e lascia spazio a rocce nude e motoslitte parcheggiate. Sembra un cantiere sospeso nel tempo.
La città in sé è essenziale e spartana. Ma basta poco per avvicinarsi ai suoi confini e trovare la natura selvaggia.
Giorno 3 | L’incontro con i trichechi
Prima di inoltrarci nell’entroterra saliamo in barca. L’obiettivo è andare alla ricerca dei trichechi.
Il mare è gelido e silenzioso.
Poi, all’improvviso, eccoli: due mastodontici maschi in acqua e un terzo spiaggiato poco distante.
Enormi, solenni e completamente indifferenti alla nostra presenza.
Per ora possiamo avvicinarci a 100 metri; dal prossimo anno le regole cambieranno, ed è giusto così.
Qui siamo ospiti.

Giorno 4 | La baia di Skansbukta
Oggi raggiungiamo in motoscafo la baia di Skansbukta. Due ore di attraversata, tutoni da cosmonauti e acqua gelida che spruzza sul viso.
Quando mettiamo piedi a terra, l’avventura diventa reale.
Montiamo il campo, le tende per dormire. Dormire… si fa per dire. Qui il sole non tramonta mai. 24 ore di luce che alternano tempo e pensieri.
Attenzione! La guida ci raduna. Briefing sull’orso polare e turni notturni per fare da sentinella.
I fucili sono pronti. Non è un’esagerazione. È l’artico.
Giorno 5 | Nessuna traccia
Qui i percorsi non sono segnati. Qui tutto è una scelta.
Attraversiamo rii glaciali con acqua gelida che ci taglia le caviglie e saliamo su terreni instabili e pietrosi.
Le renne ci osservano mentre raggiungiamo la cima di una montagna senza nome. Forse non supera nemmeno i 1000 metri, ma dinanzi a noi è un gigante. Sotto di noi fiordi immensi, silenzio assoluto, vento che sferza il viso.
Il rientro verso il campo attraversa un ghiacciaio dai colori surreali. Poi arriva il mio turno di guardia.
La nebbia cala e inizio a intimorirmi quando vedo all’improvviso una sagoma che si avvicina sempre di più a me. Il cuore accelera. Impugno la pistola. Un attimo che sembra eterno.
Poi la forma si schiarisce: è una renna.
Respiro, rido da solo. Ma capisco davvero cosa significa essere vulnerabili.

Giorno 6 | Il caldo “artico”
Un’altra cima ci attende.
Partiamo con passo regolare, attraversando pietraie instabili e lingue di neve che resistono anche in estate. Il sole è alto: non scalda, ma si fa sentire. Per le “Svalbard” è caldo. E il corpo, coperto da strati pensati per il freddo, fatica ad adattarsi. L’ultimo tratto richiede le mani. Bisogna scegliere bene dove appoggiare il peso.
Quando raggiungiamo la cresta, il panorama si apre all’improvviso. Ed è lì che mi accorgo dell’errore: abbiamo sottovalutato l’acqua. Il caldo “artico” prosciuga senza che te ne renda conto. Le borracce sono quasi vuote e il rientro al campo ancora lungo.
Rientriamo assetati, con i muscoli affaticati e le labbra secche, ma con una sensazione profonda di soddisfazione che solo alcuni luoghi sanno offrire.
Giorno 7 | La città fantasma di Pyramiden
In barca raggiungiamo Pyramiden, ex insediamento minerario russo. Solo una ventina di persone abitano ancora questa terra. Il resto è sospeso nel tempo, tra edifici sovietici abbandonati e storie di fatica.
Al nostro rientro, un immenso ghiacciaio si spegne nel mare con un rimbombo lontano.
Poi la natura ha deciso ancora una volta: il meteo peggiorerà e dovremo rientrare in anticipo.

Giorno 8 | Un’altra epoca
Ultimo trekking veloce attraversando rii glaciali, dove l’acqua sembra morderci le ossa.
Smontiamo il campo e una nave di passaggio ci recupera con le scialuppe. Ci issano come se fossimo esploratori di un’altra epoca. Tornare a Longyearbyen significa: doccia calda, materasso e birra.
Piccoli lussi che ora sembrano incredibili.
Giorno 9 | Imprevisto o regalo finale?
Il giorno extra non era previsto, ma alle Svalbard nulla è davvero previsto.
Lo accogliamo come un regalo.
Partiamo per il trekking sull’Hiortfjellet: crinali esposti, vento teso, panorama infinito.
La sera, quando ormai siamo pronti a partire, arriva l’ultima sorpresa: l’aereo prova ad atterrare, ma il vento è troppo forte. Torna indietro e noi siamo costretti a rimanere un’altra notte qui.
Il giorno dopo finalmente rientriamo in Italia, ma una parte di me è rimasta lassù, tra la nebbia, i ghiacciai e quell’orizzonte dove l’uomo non comanda.”
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Prezzo scontato per chi si iscrive entro il 26 marzo 2025. Ricordiamo inoltre che per i lettori di Mountainblog, su tutti i viaggi di Viaggia con Carlo è previsto un ulteriore sconto aggiuntivo. Maggiori info a questo link.
Photo Credits: Christian Comai
Per info e prenotazioni: Viaggia con Carlo




