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9 Giugno 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Nirmal Purja annuncia il nuovo record Everest–Lhotse senza ossigeno

NIRMAL_PURJA record

Nirmal Purja – fonte Wikipedia

Nirmal Purja, alpinista nepalese-britannico, migliora il proprio primato sulla combinazione Everest-Lhotse completando l’impresa senza ossigeno supplementare. La prestazione è ora in attesa di verifica e omologazione ufficiale.

L’alpinismo himalayano torna a parlare il linguaggio dei grandi record. Nirmal “Nims” Purja, tra i protagonisti più influenti dell’alpinismo d’alta quota contemporaneo, ha annunciato di aver completato la combinazione Everest–Lhotse senza l’utilizzo di ossigeno supplementare in 13 ore, 42 minuti e 17 secondi, migliorando sensibilmente il precedente riferimento cronometrico associato a questa impegnativa sfida tra due delle montagne più alte della Terra.

La notizia, diffusa nelle ultime ore da diverse testate specializzate internazionali, riguarda una delle prove più prestigiose dell’Himalaya: collegare la vetta dell’Everest (8.848,86 m) e quella del Lhotse (8.516 m), quarta montagna più alta del pianeta, in un’unica spinta alpinistica e senza il supporto dell’ossigeno supplementare.

Una sfida simbolo dell’alpinismo d’alta quota

Everest e Lhotse condividono parte dell’itinerario attraverso il Colle Sud e rappresentano da anni un terreno privilegiato per imprese di velocità e resistenza. Affrontare entrambe le montagne in tempi estremamente ridotti senza ricorrere all’ossigeno artificiale significa tuttavia confrontarsi con condizioni fisiologiche estreme.

Alle quote superiori agli ottomila metri, nella cosiddetta “zona della morte”, la ridotta pressione atmosferica limita drasticamente la capacità dell’organismo di assimilare ossigeno. Per questo motivo la maggior parte delle spedizioni commerciali che raggiungono la vetta dell’Everest utilizza bombole supplementari. Rinunciare a questo supporto comporta un significativo aumento della difficoltà fisica e dell’impegno richiesto all’alpinista.

È proprio questo aspetto a conferire particolare valore al nuovo record Everest Lhotse annunciato da Purja. L’alpinista nepalese-britannico ha costruito la propria reputazione internazionale combinando velocità, organizzazione logistica e prestazioni estreme in alta quota, contribuendo a ridefinire parametri che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente raggiungibili.

Un protagonista dell’alpinismo moderno

Nato in Nepal e successivamente entrato nelle forze speciali britanniche, Purja è diventato celebre a livello mondiale grazie al progetto “Project Possible”, con il quale nel 2019 completò la salita di tutti i 14 Ottomila in poco più di sei mesi, stabilendo un record che cambiò radicalmente la percezione delle possibilità nell’alpinismo himalayano. Da allora il suo nome è rimasto costantemente associato a imprese di grande rilievo sportivo e mediatico. Negli ultimi anni Purja ha inoltre rivolto crescente attenzione alle ascensioni senza ossigeno supplementare, una scelta che molti osservatori considerano significativa nel dibattito contemporaneo sullo stile e sull’etica delle salite in Himalaya.

Il nuovo record Everest Lhotse si inserisce in questo percorso, evidenziando una ricerca prestazionale che non punta esclusivamente alla velocità, ma anche alla qualità dell’ascensione.

La stagione himalayana 2026

L’annuncio arriva al termine di una stagione himalayana particolarmente intensa, caratterizzata da numerose spedizioni sugli Ottomila nepalesi. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, Purja avrebbe inoltre raggiunto la vetta del Makalu senza ossigeno supplementare pochi giorni dopo l’impresa su Everest e Lhotse. Con questa ascensione il suo curriculum continua ad arricchirsi di risultati di assoluto rilievo. Le statistiche associate alle sue spedizioni confermano una frequenza di successo straordinaria sulle montagne più alte del pianeta e testimoniano un livello di adattamento fisiologico che pochi alpinisti contemporanei possono vantare.

Attesa per la verifica ufficiale

Come avviene per tutti i record di velocità in ambiente himalayano, anche questa prestazione dovrà essere sottoposta alle necessarie verifiche prima dell’omologazione definitiva. La documentazione relativa ai tempi, ai tracciati GPS e agli altri elementi di certificazione sarà determinante per confermare ufficialmente il risultato annunciato. Nel frattempo, la comunità alpinistica internazionale segue con attenzione l’evoluzione della vicenda. Al di là della ratifica formale, l’impresa rappresenta già uno degli episodi più significativi della stagione 2026 sugli Ottomila.

Per gli appassionati di montagna e alta quota, il nome di Nims Purja continua così a essere sinonimo di innovazione, ambizione e ricerca del limite umano. In un periodo in cui l’alpinismo himalayano è spesso al centro del dibattito per l’affollamento delle vie normali e la crescente commercializzazione delle spedizioni, prestazioni come questa riportano l’attenzione sulle capacità atletiche e sull’eccezionalità delle sfide affrontate oltre gli ottomila metri.

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