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20 Luglio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Monte Bianco, due possibili nuove vie sopra la Val Ferret

line zahn der zeit

Fonte: Simon Richardson

Simon Richardson, Richard Nadin e Micha Rinn hanno salito due itinerari tra l’Aiguille de Leschaux e il Mont Greuvetta. Saranno necessarie verifiche storiche per confermarne l’unicità.

Il massiccio del Monte Bianco continua a rappresentare un punto di riferimento assoluto per l’alpinismo mondiale. Dalle prime ascensioni del XVIII secolo fino alle moderne imprese invernali e di velocità, le sue pareti sono state esplorate, percorse e raccontate in ogni dettaglio. Eppure, proprio nel cuore delle Alpi, emergono ancora storie capaci di alimentare il fascino dell’esplorazione.

Nei giorni scorsi gli alpinisti britannici Simon Richardson e Richard Nadin, insieme a Micha Rinn, hanno annunciato la salita di due possibili nuove vie nel settore compreso tra l’Aiguille de Leschaux e il Mont Greuvetta, sopra la Val Ferret. La notizia, riportata dalla stampa specializzata internazionale, ha suscitato interesse nella comunità alpinistica.

L’elemento più significativo non riguarda soltanto le ascensioni in sé, ma anche l’approccio adottato dai protagonisti. Richardson e Nadin hanno infatti scelto di definire gli itinerari come “possibili nuove vie”, evidenziando la necessità di ulteriori verifiche storiche prima di attribuire con certezza una prima salita.

Un atteggiamento che riflette il rispetto per la tradizione alpinistica del Monte Bianco, una montagna frequentata e documentata da generazioni di alpinisti provenienti da tutto il mondo. Stabilire con precisione l’inedito di una linea alpina, soprattutto in un massiccio così studiato, non è sempre semplice.

Relazioni d’epoca, pubblicazioni specializzate, archivi dei club alpini e testimonianze dirette rappresentano strumenti fondamentali per ricostruire la storia di una parete. In alcuni casi, in particolare nei settori meno frequentati, possono emergere itinerari percorsi decenni prima e successivamente caduti nell’oblio.

L’area interessata dalle ascensioni si trova sul versante italiano del massiccio, sopra la Val Ferret, in un ambiente che conserva ancora un marcato carattere selvaggio. Tra l’Aiguille de Leschaux e il Mont Greuvetta, le pareti offrono un terreno severo e impegnativo, distante dai percorsi più conosciuti che conducono alle grandi cime del gruppo.

Qui l’alpinismo mantiene una dimensione autenticamente esplorativa, fatta di osservazione, interpretazione del terreno e capacità di individuare linee logiche lungo la montagna. È proprio in questo contesto che si inserisce l’attività di Richardson e Nadin, da anni impegnati in progetti che uniscono ricerca storica e alpinismo di alto livello.

Entrambi vantano una lunga esperienza nell’alpinismo esplorativo, maturata non solo sulle Alpi, ma anche in aree remote del pianeta. La loro attività testimonia come l’alpinismo contemporaneo possa ancora coniugare scoperta e memoria, valorizzando il patrimonio storico delle montagne senza rinunciare alla possibilità di aprire nuovi capitoli.

La vicenda invita inoltre a riflettere su una domanda che accompagna da tempo il mondo della montagna: esistono ancora spazi inesplorati sulle Alpi? La risposta sembra essere affermativa, seppure con significati diversi rispetto al passato. Non si tratta necessariamente di individuare montagne mai salite, quanto piuttosto di continuare a leggere il territorio con occhi nuovi.

Le possibili nuove vie del Monte Bianco rappresentano un esempio concreto di questa evoluzione. In un’epoca caratterizzata da tecnologie avanzate, immagini satellitari e una documentazione sempre più capillare, l’intuizione dell’alpinista continua a svolgere un ruolo fondamentale. La capacità di osservare una parete e immaginare un percorso rimane uno degli elementi più affascinanti della disciplina.

La storia di queste ascensioni è ancora aperta. Saranno le future verifiche a stabilire se si tratti effettivamente di prime salite o della riscoperta di itinerari dimenticati. In entrambi i casi, il Monte Bianco conferma di essere una montagna viva, capace di sorprendere e di alimentare il desiderio di esplorazione.

Per gli appassionati di alpinismo, il messaggio è chiaro: anche sulle cime più celebri del pianeta esiste ancora spazio per la ricerca e per nuove prospettive. Perché, come dimostrano queste possibili nuove vie del Monte Bianco, l’avventura non dipende soltanto dai luoghi, ma anche dallo sguardo con cui scegliamo di attraversarli.

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