Tutto pronto per la decima edizione del “Verona Mountain Film Festival”, il Festival del Veneto dedicato ad alpinismo, arrampicata ed esplorazione, che si svolgerà, ad ingresso libero, presso l’Auditorium del seicentesco palazzo Gran Guardia in piazza Bra a Verona dal 25 al 29 maggio 2026, con inizio serate alle ore 20,30.
Venerdì 15 maggio si terrà l’anteprima del Festival grazie alla collaborazione con la Fondazione Giorgio Zanotto e il Museo di Storia Naturale di Verona.
Vittorio Sella realizzò questo documentario sulla catena del Karakorum (Himalaya Occidentale) nel corso della spedizione di Luigi Amedeo di Savoia, S.A.R. il Duca degli Abruzzi, avvenuta nel 1909 con le guide Joseph Petigax, Henri ed Emile Brocherel. Il film descrive il viaggio attraverso le tappe fondamentali: l’arrivo alla stazione di Rawalpindi, le riprese del lago Dal, il reclutamento dei portatori, gli spostamenti a piedi o su zattere fino al passo Boorgi-La.
Il Festival, che fa parte del Circuito “Spirit of the mountain”, si articola in cinque serate presentate dal Presidente del Festival Roberto Gualdi. Oltre al concorso cinematografico internazionale, il Festival promuove la montagna anche attraverso la fotografia e l’incontro con ospiti.
30 sono gli scatti del Concorso Fotografico promosso dalla Fondazione Giorgio Zanotto e proiettati tutte le sere sul grande schermo.
In serata inaugurale, il 25 maggio, grazie a Cantine di Verona, verrà offerto un aperitivo di benvenuto e, a seguire, come di consueto, si esibirà il Coro Scaligero dell’Alpe del Cai di Verona.
Tutte le sere, da lunedì a giovedì, verranno proiettati i nove film in concorso, come da programma.
Mercoledì 27 sarà presente l’associazione Cuore Attivo Monterosa per presentare l’ente di cui si parla anche nel film in concorso “Solidi” di Chiara Guglielmina, il primo proiettato in serata.
Venerdì 29, serata finale, sarà presente Angiolino Tomasi che racconterà la sua avventura in Antartide. A seguire, si svolgeranno le premiazioni dei concorsi cinematografico – il cui vincitore verrà premiato dal Cai Verona – e fotografico – premio promosso Fondazione Giorgio Zanotto.
Alex Harz dirige ed è protagonista di un documentario che non si accontenta di mostrare le varie fasi che costituiscono la preparazione e l’impresa della scalata alla vetta del mondo. Il suo percorso inizia molto prima del primo campo base e consiste nell’avvicinamento progressivo alla montagna grazie ad un’immersione nella cultura locale.La documentaristica sulle scalate alla cima dell’Everest è decisamente ampia e ci ha proposto le vite e le aspettative di coloro che si accingevano all’impresa e la portavano a compimento, talvolta lasciando sulle nevi dei compagni di cordata deceduti. Harz decide di affrontare quella che definisce ‘missione’ a partire da sé stesso ma mettendo poi in campo tutta una serie di elementi troppo spesso trascurati da altri oppure trattati solo come sottofondo folkloristico.Il suo viaggio inizia a Katmandu con un’immersione nella vita quotidiana della capitale del Nepal e nelle sue tradizioni religiose. Visitiamo templi di fedi diverse, assistiamo a cremazioni sulle rive di un fiume sacro e tutto questo non si configura come curiosità turistica ma come desiderio sincero di comprendere il contesto in cui la sua impresa andrà a prendere corpo.Questo fa sì che quando si inizia ad affrontare l’ascesa lo spettatore sia stato dotato di un suo personale zaino che si configura come bagaglio culturale utile a comprendere, ad esempio, ciò che gli sherpa vivono interiormente nel momento in cui si mettono a disposizione degli alpinisti. Comprendiamo ad esempio perché ritengano indispensabile una ritualità propiziatoria prima che si inizi la salita oppure quanto l’arrivo degli scalatori occidentali ne abbia mutato le vite.Tutto ciò non significa non dare spazio alla conquista della cima (in particolare puntando l’accento sul necessario training di preparazione). Così come non ci viene nascosta la motivazione che ha spinto Harz all’impresa: una promessa fatta a sé stesso quando era un ragazzo e che finalmente ha deciso di essere pronto a mantenere.Avremmo bisogno di un maggior numero di documentari in cui chi ne è autore sia disposto non solo a mettersi in gioco in prima persona ma a cercare di fare emergere pensieri, aspettative e caratteri di un mondo in cui entra con la disponibilità a scoprire non solo una vetta ma anche gli altri esseri umani.
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Fin dalla prima edizione il Festival è stato pensato con queste premesse, come un dono alla città di Verona, che, con una proposta di valore, accessibile a tutti, completa il ricco cartellone culturale della città.

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